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Piazza Ettore Socci
Grosseto Piazza Socci.jpg
Nomi precedentiPiazza del Pozzo di San Pietro, Piazza Solferino
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàGrosseto
Circoscrizione2 - Centro
QuartiereCentro storico
Informazioni generali
Tipopiazza
IntitolazioneEttore Socci
ProgettistaGiuseppe Luciani
Costruzione1880-1890
Mappa

Coordinate: 42°45′41.41″N 11°06′46.71″E / 42.761503°N 11.112974°E42.761503; 11.112974

Piazza Socci è una piazza del centro storico di Grosseto.

DescrizioneModifica

La piazzetta si apre lungo il lato occidentale di corso Carducci. Da piazza Socci si dirama verso sud-ovest la stretta via Fulceri Paolucci de' Calboli, che la collega con via Mazzini, la circondaria interna del centro storico. Sulla piazza propriamente detta vi si affacciano parte della facciata laterale sinistra di palazzo Marcucci, presso l'imbocco con via Bertani, la facciata principale di palazzo Moschini (sede dell'Archivio di Stato di Grosseto) e una delle facciate dell'ex palazzo della Banca d'Italia, successivamente trasferita in un moderno e più funzionale complesso al di fuori delle mura cittadine.

StoriaModifica

La piazza è stata realizzata tra il 1880 e il 1890, su progetto dell'ingegnere Giuseppe Luciani, sul luogo dove sorgevano alcuni possedimenti dell'antica chiesa di San Pietro. Per questo motivo la piazza era precedentemente nota come piazza del Pozzo di San Pietro, per poi assumere la denominazione di piazza Solferino dopo l'unità d'Italia. L'attuale odonimo le è stato conferito alla fine del 1907, dopo che vi fu collocato il monumento ad Ettore Socci, busto novecentesco dedicato al personaggio politico post-unitario, molto legato a Grosseto e alla Maremma.[1] In passato la piazza era particolarmente frequentata, in quanto ospitava la sede delle Poste Centrali (1885-1930) e della Banca d'Italia (1886-1975).[2]

Edifici e monumentiModifica

  • Monumento ad Ettore Socci: è situato al centro della piazza. Realizzato su disegno dello scultore Emilio Gallori ed inaugurato il 24 novembre 1907, nei primi anni quaranta venne fuso per la realizzazione degli armamenti da guerra e rifatto nel 1947 da Tolomeo Faccendi. Il monumento consiste di un busto in bronzo posto su un piedistallo in marmo bianco.[2]
  • Ex palazzo della Banca d'Italia: l'edificio fu completamente ristrutturato ed ampliato nel 1896, contemporaneamente ai lavori di riqualificazione del corso, per ospitare la sede provinciale della Banca d'Italia, poi trasferita negli anni settanta del Novecento nell'attuale complesso più moderno e funzionale situato fuori delle mura cittadine. L'edificio ha ospitato anche l'albergo La Stella d'Italia di Oreste Civinini, inaugurato nel 1871, e poi trasferito nella più funzionale sede di via Garibaldi.[2]
  • Palazzo Moschini: l'edificio risale sicuramente all'epoca rinascimentale, quando l'edificio fu notevolmente ampliato. Tuttavia, il complesso architettonico ha subito altre radicali ristrutturazioni durante le epoche successive, tra i quali sono da segnalare quello di inizio XIX secolo e quello del 1885, anno in cui iniziò ad ospitare le Poste Centrali, prima del trasferimento di tali uffici nell'attuale Palazzo delle Poste. Fu progettato da Gherardo Gherardi, ingegnere capo della provincia di Grosseto, mentre l'interno fu decorato da Carboni di Siena. Durante il secolo scorso, prima venne rialzato di un piano (1908) e successivamente, una volta completato il trasferimento dell'ufficio postale, è divenuto sede della sezione provinciale dell'Archivio di Stato.[2]

NoteModifica

  1. ^ Mario Innocenti, Elena Innocenti, Grosseto: briciole di storia. Cartoline e documenti d'epoca 1899-1944, edizione riveduta e corretta, Grosseto, Editrice Innocenti, 2005, pp. 230, 310.
  2. ^ a b c d Mariagrazia Celuzza, Mauro Papa, Grosseto visibile, Arcidosso, Edizioni Effigi, 2013, pp. 105–107.

BibliografiaModifica

  • Mario Innocenti, Elena Innocenti, Grosseto: briciole di storia. Cartoline e documenti d'epoca 1899-1944, edizione riveduta e corretta, Grosseto, Editrice Innocenti, 2005, pp. 230, 310.
  • Mariagrazia Celuzza, Mauro Papa, Grosseto visibile, Arcidosso, Edizioni Effigi, 2013, pp. 105–107.

Voci correlateModifica

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