Relazioni internazionali

(Reindirizzamento da Politica internazionale)
Bandiere di alcuni stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Le relazioni internazionali sono una disciplina accademica considerata indipendente o come ramo della scienza politica, riguardante lo studio della politica internazionale sia nella sua dimensione teoretica che in quella dei rapporti concreti fra gli attori a livello internazionale (stati, organizzazioni intergovernative, organizzazioni non governative, imprese multinazionali).

Indice

StoriaModifica

La nascita della disciplina accademica viene generalmente fatta risalire al 1919, quando la prima cattedra di relazioni internazionali viene assegnata a Alfred Zimmern, un classicista dell'Università di Aberystwyth, in Galles. La disciplina si sviluppa durante il periodo interbellico come tentativo di individuare le cause della pace e della guerra ed è strettamente legata al pensiero liberale del presidente americano Woodrow Wilson (1913–21) e al suo programma incentrato sulla cooperazione internazionale e l'autodeterminazione dei popoli. Il programma di Wilson, raccolto nei Quattordici Punti, è una delle linee guida seguite dalle potenze al Congresso di Versailles che pone fine alla Prima Guerra Mondiale.

La storia delle Relazioni Internazionali come disciplina è spesso narrata attraverso il succedersi di tre Grandi Dibattiti tra approcci contrapposti. L'idea di una storia scandita da grandi dibattiti è sempre meno accettata dagli storici della disciplina [1].

Il primo Grande Dibattito, negli anni '30 e '40, divide idealisti e realisti classici[2] e si configura prevalentemente come un dibattito sull'approaccio da tenere nei confronti dell'espansionismo dimostrato dalla Germania nazista[3]. I realisti sostengono l'immutabile natura anarchica del sistema internazionale e la conseguente necessità degli stati di contenere l'espansione tedesca. Gli idealisti sono invece convinti del ruolo positivo delle organizzazioni internazionali, come la Lega delle Nazioni, nel mantenere la pace. Il risultato di questo confronto è la 'vittoria' del realismo che diventa il paradigma dominante nella disciplina.

Il secondo Grande Dibattito è una disputa sulla scientificità della disciplina. Influenzati dagli sviluppi in altre scienze sociali, negli anni '70, una nuova generazione di studiosi contesta l'approccio storicista e interpretativo dominante nello studio delle relazioni internazionali.[4] Gli scientisti escono vittoriosi dal dibattito e lo studio delle relazioni internazionli assume un carattere sempre più positivista, mentre i metodi di ricerca quantitativi si impongono sugli approcci più tradizionali. Da questo dibattito i due approcci ideologici alla disciplina dominanti - idealismo e realismo classico - si evolvono e danno vita a due nuove correnti: il neo-liberalismo e il neo-realismo.

Il terzo Grande Dibattito, negli anni '80, vede come protagonisti i due approcci dominanti, neo-realismo e neo-liberalismo, contrapposti sul principio che regola le relazioni internazionali, competizione per il primo e cooperazione per il secondo. Il terzo dibattito finisce in una sintesi che viene chiamata "neo-neo" e che afferma la possibilità di convivenze pacifica tra due paradigmi incommensurabili.

Il quarto Grande Dibattito vede contrapposti i positivisti (neo-realisti e neo-liberali) e i teorici post-positivisti delle relazioni internazionali. Questo dibattito riguarda l'epistemologia della disciplina ed è spesso definito come un confronto tra razionalisti e riflessivisti. Il quarto dibattito è caratterizzato dalla graduale affermazione del costruttivismo che, nella sua variante positivista, si unisce a neo-realismo e neo-liberalismo come terzo paradigma nel canone disciplinare.

DescrizioneModifica

Lo studio delle Relazioni Internazionali riguarda le relazioni fra stati e tra organizzazioni non statali a livello internazionale. La disciplina è spesso suddivisa in numerose branche: political economica internazionale, analisi della politica estera, organizzazioni internazionali, sicurezza internazionale, risoluzione dei conflitti. Le relazioni internazionali, inoltre, sono imparentate con altre discipline accademiche come l'economia, la storia, il diritto, la filosofia, la geografia, la sociologia, l'antropologia, la psicologia e gli studi culturali.

La moderna Teoria delle relazioni internazionali trova fondamento nelle principali tradizioni del pensiero internazionalista, dall'antichità all'Ottocento, rifacendosi ad autori quali Tucidide, Machiavelli, Hobbes, Kant, Marx. Dalla rielaborazione di tali tradizioni, nonché dall'interazione con altre scienze sociali e con la filosofia sono poi scaturiti una serie di paradigmi che dominano il dibattito nelle relazioni internazionali:

  • Realismo (Hans Morgenthau, Edward Carr, Reinhold Niebuhr) e Neorealismo (Kenneth Waltz, Robert Gilpin). Lo Stato è considerato l'attore principale delle relazioni internazionali e il conflitto, specie (ma non solo) nella sua declinazione bellica, come il carattere predominante della realtà internazionale. I rapporti fra i vari attori del sistema internazionale si baserebbero soprattutto sul potere. L'alto livello di bellicosità riscontrabile in tali rapporti sarebbe dovuto al fatto che gli attori, essenzialmente mossi per un verso dalla lotta per il predominio, per l'altro dal dilemma della sicurezza generato dalla condizione anarchica della politica internazionale, si trovano in una condizione analoga allo stato di natura hobbesiano. Al Realismo Classimo (Hans Morgenthau, Edward Carr) è succeduto, come approccio realista dominante, il neo-realismo, o realismo strutturalista, i cui principali esponenti sono Kenneth Waltz - fondatore del neo-realismo con il suo Teoria della Politica Internazionle nel 1979 - John Mearsheimer e Stephen Walt. A partire dalla fine degli anni '90, alcuni studiosi hanno tentato di sviluppare un approccio realista allo studio della politica estera che ha preso il nome di Realismo Neoclassimo.
  • Idealismo (Immanuel Kant, Woodrow Wilson, Alfred Zimmern) e Neoliberalismo (Robert Keohane, Stephen D. Krasner). Viene posto l'essere umano al centro delle relazioni internazionali e si considera la pace perpetua come un fine possibile (ad esempio attraverso la creazione di regimi internazionali, o grazie all'interdipendenza economica fra le nazioni). Secondo il punto di vista di idealisti e neoliberali, il conflitto non è un dato immutabile, giacché fra gli attori del sistema internazionale è riscontrabile una sostanziale comunanza di interessi.
  • Marxismo (Lenin, Teoria della dipendenza) e Neomarxismo (Immanuel Wallerstein). Il sistema internazionale è considerato come diviso tra Stati che hanno (capitale e conoscenza) e Stati che non ne hanno e che vengono sfruttati. Tre sono stati i contributi fondamentali di questa teoria:
  1. Riorientamento dall'asse Est/Ovest all'asse Nord/Sud delle relazioni internazionali
  2. Riscoperta del lungo periodo nello studio delle radici dell'economia-mondo capitalista
  3. Rilettura delle relazioni tra conflitti interni e conflitti internazionali
  • Postmodernismo, Teoria critica. Questi tre approcci non formulano teorie per la lettura del sistema internazionale, ma muovono una critica radicale ai precedenti approcci: in particolare il Postmodernismo critica le metodologie positivistiche di Realismo, Liberalismo e Marxismo; la Teoria critica si sviluppa sulla base della Scuola di Francoforte e afferma che qualsiasi teoria sia viziata da un pregiudizio ideologico.
  • Il Costruttivismo afferma che molto aspetti significativi delle relazioni internazionali siano costrutti storici e sociali, invece che inevitabili conseguenze della natura umana o della struttura del sistema internazionale. Dai suoi inizi, alla fine degli anni 1980', il costruttivismo ha subito una spaccatura tra la sua variante "convenzionale" (positivista) e quella critica (post-positivista) che riflette la posizione epistemologica degli studiosi. Costruttivisti della variente convenzionale sono considerati dai primi anni 2000' parte del canone della disciplina e hanno profondamente influenzato le tendenze più recenti degli altri paradigmi.

La dissoluzione dell'ordine bipolare ha creato numerosi problemi, poiché nessuna delle teorie precedenti sembrava in grado di spiegare un cambiamento così complesso e pacifico. Si sono quindi fatte largo varie nuove teorie: tra le più note (e controverse) lo scontro delle civiltà di Samuel Huntington (di matrice realista) e la fine della storia di Francis Fukuyama (di matrice liberale). Fra la seconda metà degli anni 1990 e i primi anni 2000, un numero crescente di studiosi delle R.I. si è concentrato sulle teorie della globalizzazione (seguendo le orme di antesignani come, ad esempio, Immanuel Wallerstein, Giovanni Arrighi, Anthony Giddens).

NoteModifica

  1. ^ Ken Booth, Michael Cox, Timothy Dunne,The eighty years' crisis: international relations 1919-1999, Issue 1, p1: "The story of international relations is conveniently told in a series of 'great debates'.
  2. ^ LM Ashworth, Did the Realist-Idealist Great Debate Really Happen? a Revisionist History of International Relations,International Relations, Vol. 16, No. 1, 33-51 (2002)
  3. ^ Richard Devetak, Anthony Burke, Jim George (2007) An Introduction to International Relations: Australian Perspectives, Cambridge: Cambridge University Press, p. 90
  4. ^ Guzzini, Stefano (1998) Realism in international relations and international political economy: the continuing story of a death foretold, New York: Routledge, P. 32

BibliografiaModifica

Letture introduttive (una scelta)

  • Andreatta, Filippo; Clementi, Marco; Colombo, Alessandro; Koenig-Archibugi, Mathias; Parsi, Vittorio Emanuele, Relazioni Internazionali, Bologna, Il Mulino, 2007.
  • Attinà, Fulvio, Il sistema politico globale. Introduzione alle relazioni internazionali, Roma-Bari, Laterza, 1999.
  • Luigi Bonanate, Elementi di Relazioni Internazionali, Torino, Giappichelli, 2002.
  • Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Roma-Bari, Laterza, 2008.
  • Gori, Umberto, Lezioni di Relazioni Internazionali, Padova, CEDAM, 2003.
  • Griffiths, Martin, Fifty key thinkers in International Relations, London-New York, Routledge, 1999.
  • Jackson, Robert; Sorensen, Georg, Relazioni Internazionali, Milano, Egea, 2005.
  • Mazzei, Franco, Relazioni Internazionali - Teorie e problemi, Napoli, L'Orientale Editrice, 2005.
  • Panebianco, Angelo, Relazioni Internazionali, Milano, Jaca Book, 1992.
  • Parsi, Vittorio Emanuele; Ikenberry, John G. (a cura di), Manuale di relazioni internazionali, Roma-Bari, Laterza, 2001.
  • Parsi, Vittorio Emanuele; Ikenberry, John G. (a cura di), Teorie e metodi delle relazioni internazionali, Roma-Bari, Laterza, 2001.
  • Roche, Jean-Jacques: Théories des relations internationales, Paris, Éditions Montchrestien, E.J.A., 1999&nbsp (trad. dal francese di De Ritis, Andrea: Le relazioni internazionali. Teorie a confronto, Bologna, Il Mulino, 2000).
  • Simon-Belli, Carlo, Teorie delle relazioni internazionali, Perugia, Guerra, 2002.
  • Sperotto, Federico: Sull'uso della forza nelle relazioni internazionali, in "Rivista di Studi Politici Internazionali", vol. 77, fasc. 306, aprile-giugno 2010, pp. 201–209.
  • Thompson, Kenneth W., Masters of international thought. Major Twentieth-century theorists and the world crisis, Baton Rouge-London, Louisiana State University Press, 1980.
  • I. BREMMER e N. ROUBINI, “A G-Zero World”, in Foreign Affairs, Vol. 90, Issue 2, Mar/Apr 2011.
  • Ennio Di Nolfo, Il disordine internazionale. Lotte per la supremazia dopo la Guerra Fredda, Mondadori, 2012.
  • C.A. KUPCHAN, Nessuno controlla il mondo. L’Occidente e l’ascesa del resto del mondo. La prossima svolta globale, Il Saggiatore, 2013.
  • Bertrand Badie, Diplomacy of Connivance, 978-1-349-43504-3, 978-1-137-00643-1, 978-1-137-00642-4 Palgrave Macmillan US, 2012.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica