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Per progresso sociale si intende il miglioramento delle condizioni di vita per una parte crescente della popolazione. Dai tempi della Grecia classica ai giorni nostri si sono alternati diversi punti di vista sul progresso tra loro oscillati, in generale, fra l'incondizionata fiducia nelle potenzialità della scienza e della tecnica (progresso scientifico e tecnologico) - che avrebbero reso più semplice e serena la vita dell'uomo - e, all'opposto, la visione del progresso come un deterioramento della comunità a partire da una originale età dell'oro.

Indice

Il dibattito sul progressoModifica

Nella Grecia anticaModifica

 
Esiodo e una Musa, di Gustave Moreau (1891)

EsiodoModifica

Esiodo, prima ancora dell'avvento della filosofia, ne Le opere e i giorni si interroga, attraverso il filtro del mito, sul problema del progresso. Egli immagina un mondo soggetto ad una degenerazione progressiva a partire da una edenica Età dell'oro.

Il mito si compone in realtà di due nuclei: il primo parla della punizione inferta da Zeus agli uomini (per avere ricevuto da Prometeo il fuoco) attraverso la figura di Pandora, che, giunta sulla Terra apre il vaso contenente tutti i mali del mondo che si diffondono tra gli uomini; il secondo è il mito delle cinque età: età dell'oro, dell'argento, del bronzo, degli eroi e del ferro che, a partire da una originaria perfezione segnano una ciclica involuzione.

EpicuroModifica

La visione di Epicuro sostituisce al mito del progresso l'idea di progresso. L'approccio al problema cambia: Epicuro, riflettendo sull'evoluzione umana ritiene che prima grazie all'istinto, e successivamente alla ragione l'uomo sia riuscito, in un progresso lineare, ad abbandonare lo stato ferino per riunirsi in comunità via via più organizzate.

Nella Roma classicaModifica

Nell'età modernaModifica

Nel novecentoModifica

Voci correlateModifica

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