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Quex
StatoItalia Italia
LinguaItaliano
Periodicitàvariabile
GenerePolitica
FondatoreFabrizio Zani
Fondazione1º ottobre 1978
Chiusura13 aprile 1981
DirettoreFabrizio Zani
 

Quex è stato un periodico politico italiano fondato nel 1978, a carattere clandestino. A dargli vita furono esponenti della destra eversiva italiana, tra cui Fabrizio Zani, Mario Tuti, Maurizio Murelli, Edgardo Bonazzi e Angelo Izzo.

Il titoloModifica

Il titolo Quex era ispirato al film di propaganda nazista Hitlerjunge Quex: Ein Film vom Opfergeist der deutschen Jugend, del 1933, dove Quex era il soprannome del protagonista. Il film era a sua volta basato sul romanzo Der Hitlerjunge Quex ("Il giovane hitleriano Quex") di Karl Aloys Schenzinger, e si ispirava alle vicende di Herbert Norkus, un membro della Gioventù hitleriana ucciso nel 1932 da comunisti tedeschi.

Storia della testataModifica

Uscita con cadenza irregolare tra il 1978 e il 1981, la rivista aveva tra i suoi collaboratori detenuti dell'estrema destra.

Si trattava di una testata clandestina, distribuita su fogli dattiloscritti e ciclostilati, con il supporto tecnico di Mario Guido Naldi e Giovanna Cogolli, due militanti di Bologna. Il primo era il titolare della casella postale a cui i detenuti spedivano gli articoli, la seconda batteva a macchina questi ultimi.

Pubblicò in tutto cinque numeri.

Fin dal primo numero era presente la rubrica 'Écrasez l'infâme' (schiacciate l'infame), il cui scopo era smascherare i traditori o gli infiltrati, ovvero causarne l'annientamento morale. Il primo a essere additato come 'infame' fu Marco Affatigato, seguito poi da Giorgio Muggiani e da Maurizio Di Giovine.

Nel numero del 1º marzo 1981 erano contenute considerazioni sulle stragi terroristiche compiute in Italia, e si affermava che "il mondo neofascista è stato il capro espiatorio predestinato di una strategia di potere". Questo numero va però ricordato perché nella rubrica 'Écrasez l'infâme' si definiva come traditore Ermanno Buzzi, l'unico condannato all'ergastolo per la Strage di Piazza della Loggia a Brescia.

Il mese successivo, Buzzi venne strangolato da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli nel carcere di Novara. L'ultimo numero di Quex, datato 13 aprile 1981, riferiva il fatto dicendo che "la strumentalizzazione dei fatti di Brescia, la turpe condotta e la provocata rovina morale e giudiziaria di diversi giovani erano per noi addebiti tali da fargli meritare la morte, a prescindere dalla già sufficiente ragione rappresentata dalla sua attività di delatore e agente provocatore".

Vicende giudiziarieModifica

Mario Guido Naldi, che stampava e distribuiva la rivista, fu arrestato il 16 aprile 1981 in seguito alla "condanna a morte" di Buzzi apparsa sul numero di Quex del mese precedente[1].

Assieme ad altri collaboratori del periodico fu incriminato e processato per istigazione a delinquere e apologia di reato nel 1989. In quell'occasione (processo di primo grado) fu condannato assieme a Mario Tuti ed Edgardo Bonazzi.

NoteModifica

  1. ^ Per l'esecuzione di Buzzi preso «nero» a Bologna in L'Unità - 17 aprile 1981, pag.5

BibliografiaModifica

  • Nicola Rao, Il piombo e la celtica. Storie di terrorismo nero. Dalla guerra di strada allo spontaneismo armato, Milano, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 978-88-200-4773-3.
  • Marco Nozza, Quex: spontaneismo o progetto nazional-rivoluzionario?, in Fascismo oggi. Nuova Destra e cultura reazionaria negli anni Ottanta, Atti del Convegno (Cuneo, 19-20-21 novembre 1982), in «Notiziario dell'Istituto storico della resistenza in Cuneo e provincia», n. 23, giugno 1983, pp. 267-277.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica