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Omicidio di Renata Fonte

politica italiana
(Reindirizzamento da Renata Fonte)

L'omicidio di Renata Fonte venne commesso a Nardò il 31 marzo 1984.[1][2][3][4] La vittima era un assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Nardò, eletta nel 1982 nelle liste del PRI, che venne uccisa la notte del 31 marzo a Nardò da due sicari con tre colpi di pistola mentre ritornava a casa dopo una seduta del consiglio comunale.[1] Fu la prima donna nel 1982 ad assumere la carica di assessore alla cultura e alla pubblica istruzione[4]

Alla vicenda è stato ispirato un lungometraggio, La posta in gioco, del 1988[5], e una film televisivo nel 2018[6].

StoriaModifica

Renata Fonte era un consigliere comunale del comune di Nardò e militante nel Partito Repubblicano Italiano, e le venne assegnato l'assessorato all'ambiente; durante il mandato, al fine di difendere l'area di Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia, promosse una modifica al piano regolatore; l'omicidio venne commesso pochi giorni prima dalla seduta nella quale si sarebbe decisa la modifica da lei proposta. La notte del 31 marzo 1984, mentre rientrava a casa dopo una riunione del consiglio comunale, venne uccisa a colpi di pistola da due sicari.[3]

IndaginiModifica

Le indagini inizialmente si concentrarono sul marito, separato dalla moglie e trasferito in Belgio per lavoro ma grazie anche alla testimonianza di due donne, vennero individuati gli esecutori materiali, Giuseppe Durante e Marcello My e gli intermediari, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro, e soprattutto il mandante, Antonio Spagnolo, un collega di partito della vittima e che alle elezioni amministrative era risultato il primo dei non eletti. Le indagini non riuscirono però a ricostruire con certezza le motivazioni dell'omicidio.[3]

ProcessiModifica

Il processo di primo grado condannò all'ergastolo per omicidio premeditato Antonio Spagnolo come mandante e Giuseppe Durante come esecutore materiale del delitto. Spagnolo era subentrato dopo la morte di Renata Fonte come consigliere comunale in quanto era il primo dei non eletti, e assunse anche l'incarico di assessore; vennero condannati anche a 24 anni di carcere Mario Cesari, come intermediario, e Marcello My, che era insieme al killer e che confessò la sua partecipazione al delitto il 25 aprile 1984, dopo essere stato arrestato; Pantaleo Sequestro venne condannato a 18 anni per aver contattato, su mandato di Antonio Spagnolo, My e Durante.[1]

I gradi successivi hanno confermato il giudizio precedente condannando come mandante Antonio Spagnolo, come esecutori materiali Giuseppe Durante e Marcello My, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro come intermediari.

Accanto a un'avversione personale di Spagnolo, la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Lecce ipotizzò la presenza di ulteriori personaggi, non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili con l'elezione di Renata Fonte come la costruzione di un villaggio turistico sull'area naturalistica di Porto Selvaggio.[senza fonte]

MemoriaModifica

In memoria della vittima nel 1998 venne fondata l'associazione "Donne Insieme" con l'intento di promuovere la legalità e non violenza sul territorio. Da un'intensa collaborazione con la Procura Nazionale Antimafia, la Questura e il Pool Antiviolenza del Tribunale, nasce la “Rete Antiviolenza Renata Fonte”, primo centro antiviolenza, riconosciuto dal Ministero dell'Interno in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Nel comune di Nardò è stata dedicata a Renata Fonte una piazza.[senza fonte]

Nel 2009, in occasione del 25º anniversario della morte, è stata inaugurata al Parco di Porto Selvaggio una stele in memoria dell'impegno civile e politico di Renata Fonte.[7][3]

Renata Fonte è ricordata ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.[senza fonte]

A lei è dedicata la scuola di politica della Fondazione Benvenuti in Italia, che si riunisce a Torino, nella sede del Gruppo Abele, ogni lunedì sera.[senza fonte]

Il comune di Nardò nel 2014, a trent'anni dell'assassinio, ha organizzato delle manifestazioni per ricordare la concittadina Renata Fonte con la presenza di don Luigi Ciotti e del vescovo di Nardò-Gallipoli Fernando Filograna[8].

A Fonte è stata dedicata un'orchidea,[4] la Ophrys x sivana nothosubsp. renatafontae,[3] incrocio tra Ophrys candica e Ophrys holosericea subsp. parvimaculata ed è stata descritta dai naturalisti salentini Roberto Gennaio, Marco Gargiulo, Piero Medagli e Francesco Salvatore Chetta.

Nel comune di Mottola le è stata intitolata una piazzetta, che attende di essere inaugurata ufficialmente, su proposta di una classe dell'IC "Manzoni" che ha vinto la seconda edizione del concorso indetto da Toponomastica femminile.[9]

Influenza culturaleModifica

La vicenda di Renata Fonte è stata narrata da Carlo Bollino, nel libro La posta in gioco, edito da Carmine De Benedittis e da Antonella Mascali nel libro Lotta civile, nel quale è narrata la vita di Renata Fonte raccontata dai suoi familiari. Dal libro di Bollino è stato tratto l'omonimo film, La posta in gioco, per la regia di Sergio Nasca e interpretato da Lina Sastri, Turi Ferro e Vittorio Caprioli. Si ipotizza nel film che Renata Fonte abbia potuto impedire la realizzazione di forti guadagni mediante speculazioni edilizie nell'area del parco di Porto Selvaggio, oggi dichiarato Parco naturale regionale insieme alla Palude del Capitano.

Nel 2018 su Canale 5 viene mandata in onda la fiction Liberi sognatori, la cui quarta puntata è dedicata proprio alla vita di Renata Fonte, interpretata da Cristiana Capotondi.[10]

NoteModifica

  1. ^ a b c PER IL DELITTO FONTE ERGASTOLO A KILLER E MANDANTE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 15 luglio 2019.
  2. ^ 34 anni fa l'omicidio di Renata Fonte, su Rainews. URL consultato il 15 luglio 2019.
  3. ^ a b c d e Chi era Renata Fonte, la politica coraggiosa uccisa dalle ecomafie e interpretata da Cristiana Capotondi, su www.leggo.it. URL consultato il 15 luglio 2019.
  4. ^ a b c Silvia Morosi, Capotondi è Renata Fonte, eroina ambientalista uccisa mentre difendeva il Salento, su Corriere della Sera, 2 maggio 2018. URL consultato il 15 luglio 2019.
  5. ^ La posta in gioco, MYmovies. URL consultato il 19 ottobre 2012.
  6. ^ Renata Fonte, l'ex marito si scaglia contro la serie tv di Canale 5: "Io raffigurato come il pirla di casa", su Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2018. URL consultato il 15 luglio 2019.
  7. ^ Nardò ricorda Renata Fonte a 25 anni dal suo omicidio, in Lecce prima - Nardò today (Lecce), 30 marzo 2009. URL consultato il 4 aprile 2016 (archiviato il 3 agosto 2012).
  8. ^ Cinzia Ferilli, Anniversario Renata Fonte, bassa affluenza in piazza. Don Ciotti: “Preghiamo perché Nardò si svegli”, in IlPaeseNuovo.it (Lecce), 1º aprile 2014. URL consultato il 5 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2016).
  9. ^ Didattica-Puglia, su toponomasticafemminile.com. URL consultato il 1º maggio 2018.
  10. ^ Il vedovo di Renata Fonte contro la fiction sull'ex moglie: "È ora di lasciarla in pace", in Repubblica.it, 6 febbraio 2018. URL consultato il 6 febbraio 2018.

BibliografiaModifica

  • Carlo Bollino, La posta in gioco, C. De Benedittis, 1988.
  • Antonella Mascali, Lotta civile, Chiarelettere, 2009, ISBN 978-88-6190-073-8.

Voci correlateModifica