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Ritratto della famiglia di Ferdinando IV

dipinto di Angelica Kauffmann
Ritratto della famiglia di Ferdinando IV
Painting of the family of Ferdinando IV (Angelica Kauffmann, 1782).jpg
La tela
AutoreAngelica Kauffmann
Data1782
Tecnicaolio su tela
Dimensioni310×426 cm
UbicazioneMuseo nazionale di Capodimonte, Napoli

Il Ritratto della famiglia di Ferdinando IV è un dipinto olio su tela di Angelika Kauffmann, realizzato nel 1782 e conservato all'interno del Museo nazionale di Capodimonte, a Napoli.

Storia e descrizioneModifica

Il ritratto, esposto nella sala 37 del Museo nazionale di Capodimonte, nella zona dell'Appartamento Reale della reggia di Capodimonte, venne realizzato durante il soggiorno napoletano di Angelika Kauffmann tra il 1782 ed il 1783: proveniente da Londra, la pittrice venne accolta con tutti gli onori, tanto da diventare amica intima della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena[1]. Il dipinto, durante la sua realizzazione a Roma, venne lodato da Ippolito Pindemonte, mentre nel XIX secolo era già esposto nel palazzo di Capodimonte, nella Galleria dei Ritratti[1].

I protagonisti dell'opera, basata su studi preliminari dal vivo[2], sono disposti tutti lungo una linea orizzontale su un solo piano, in un atteggiamento confidenziale, seguendo lo schema tipico del modello inglese per i ritratti di gruppo: da sinistra verso destra sono raffigurate Maria Teresa, Francesco che accarezza un cane, altri due sono posti in primo piano, Ferdinando, Maria Carolina, Maria Cristina, Maria Luisa, Maria Amalia e Gennaro Giuseppe, morto infante[1]. Pochi sono gli elementi di arredo come una culla da passeggio, un vaso poggiato su un basamento ed un'arpa, elementi che si rifanno alla natura armoniosa e rigogliosa[3] della Campania felix che si ritrova nello sfondo della tela, quasi indefinita[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c d Touring Club Italiano, p. 188.
  2. ^ Descrizione del dipinto, su Polomusealenapoli.beniculturali.it. URL consultato il 3 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  3. ^ Sapio, p. 145.

BibliografiaModifica

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