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Rocca dei Bentivoglio

costruzione fortificata di Bazzano
Rocca dei Bentivoglio
Rocca dei bentivoglio.JPG
Torre dell'Orologio
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBazzano
Informazioni generali
TipoCastello
CostruzioneX secolo-xVI secolo
Condizione attualeRestaurato ed in uso parzialmente, visitabile
Proprietario attualeFondazione Rocca dei Bentivoglio
VisitabileMuseo visitabile
Sito web[1]
Note inserite nel corpo del testo
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Rocca dei Bentivoglio è un castello situato a Bazzano nel comune di Valsamoggia, in provincia di Bologna.

La Rocca dei Bentivoglio di Bazzano

Citata per la prima volta nel 1019, ma probabilmente di origini più antiche, venne totalmente riedificata per volere del marchese Azzo VIII d'Este tra il 1296 e il 1317 e trasformata in seguito in residenza signorile da Giovanni II Bentivoglio a partire dal 1473.

Attualmente è sede della omonima fondazione ed ospita il Museo civico archeologico Arsenio Crespellani e sale per le attività culturali del comune, il centro musica, la mediateca intercomunale e il centro studi "Tommaso Casini".

StoriaModifica

Non si conosce con precisione l'anno di costruzione del castello più antico di Bazzano, di cui non rimangono tracce. Tuttavia, in un documento risalente al 1019 viene citato il castrum di Bazzano[1], da riferire al fenomeno dell'incastellamento che si verifica durante il X secolo.

Nel 1038 il vescovo di Modena concesse in enfiteusi la curtis di Bazzano al marchese Bonifacio di Canossa, padre di Matilde. Pur non essendo menzionato fra i castelli matildici nelle antiche biografie dedicate alla contessa, l'edificio di Bazzano è legato a Matilde da una leggenda sopravvissuta nelle tradizioni popolari: si dice, infatti, che Bazzano fosse collegato al castello di Monteveglio tramite una galleria sotterranea, all'interno della quale sarebbero nascosti la corazza d'oro della contessa guerriera ed alcuni scrigni contenenti oggetti preziosi[2].

Dopo la morte di Matilde, avvenuta nel 1115, la corte e il castello di Bazzano ritornarono possedimenti del vescovo di Modena. In seguito il castello venne conteso tra il comune di Modena e quello di Bologna, in lotta per la definizione dei confini. Dopo un assedio fallito nel 1228, i bolognesi riuscirono ad espugnare Bazzano nel 1247: i Bazzanesi dovettero abbandonare il castello, potendo liberamente scegliere se trasferirsi a Bologna oppure a Modena o in qualunque altra località. Nel 1250 il castrum di Bazzano, comprendente le mura e gli edifici, viene completamente smantellato e le pietre furono trasportate a Monteveglio per la costruzione di una casa-torre destinata ai funzionari bolognesi.

Alla fine del XIII secolo, il marchese Azzo VIII d'Este, signore di Ferrara, Modena e Reggio, cominciò la sua espansione ai danni del territorio bolognese e appoggiato dai ghibellini romagnoli, intraprese la costruzione di un nuovo castello. Nel 1296, dopo un lungo assedio Bologna riuscì nuovamente ad impadronirsi del castello, portandone a termine la costruzione. La vittoria di Bologna viene definitivamente sancita con un lodo dal papa Bonifacio VIII nel 1299, in occasione dell'annuncio del giubileo: in segno di riconoscenza i bolognesi dedicano al papa una statua in rame dorato eseguita dall'orefice Manno da Siena, raffigurante il pontefice in atto di benedizione[3].

I lavori di costruzione furono completati nel 1310: la nuova struttura comprendeva una torre e un fabbricato ad essa adiacente, che oggi costituiscono il lato sud del cortile interno della Rocca, le mura e due casseri; uno dei due casseri fu presto abbattuto, poiché divenuto il fortilizio dei filo-modenesi, e al suo posto nel 1317 fu costruita l'attuale Torre dell'orologio.

Per tutto il Trecento e fino alla prima metà del Quattrocento il dominio sul castello fu a fasi alterne nelle mani dei bolognesi, dei Visconti e dello Stato Pontificio. Nel 1473 il palatium e il terreno circostante furono donati a Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna. I Bentivoglio apportarono consistenti modifiche all'edificio, inglobando le strutture militari tardo-duecentesche in un palazzo signorile, una delle "delizie" che i Bentivoglio possedevano nel circondario bolognese e frequentavano saltuariamente in occasione di feste e periodi di villeggiatura. Nel 1490 i lavori erano terminati e il palazzo rimase proprietà dei Bentivoglio fino al 1506, quando vennero scacciati da Bologna.

Nel 1508 il comune di Bologna destinò il castello di Bazzano a sede di uno dei tre "capitanati della montagna", un'ampia circoscrizione territoriale comprendente ventitré comuni delle vallate del Lavino e del Samoggia: all'interno della Rocca trovarono spazio il tribunale civile e penale del capitanato, gli uffici amministrativi, le carceri e la residenza del capitano e degli armigeri.

Nelle carceri della Rocca fu imprigionato nel 1799 Ugo Foscolo, allora luogotenente della guardia nazionale bolognese, catturato dagli ussari austriaci che avevano destituito la municipalità bazzanese. A ricordo di questo evento rimane la denominazione della cosiddetta "cella del Foscolo", situata al piano terra della Rocca, a destra del loggiato.

Durante l'Ottocento venne allestito un teatro nella "sala dei Giganti" e nel 1873 venne fondato il Museo civico "Arsenio Crespellani", nato dall'iniziativa di Arsenio Crespellani e di alcuni cittadini bazzanesi in seguito al rinvenimento dei pozzi-deposito, che espone i reperti archeologici del territorio dalla preistoria fino al Rinascimento. Sono presenti inoltre sale per le attività didattiche, la mediateca intercomunale e gli ambienti destinati ai convegni e agli eventi culturali.

ArchitetturaModifica

Il nucleo più antico conservato si affaccia sulla corte interna dell'attuale Rocca ed è costituito da due strutture interamente in mattoni: una torre e un fabbricato ad essa attiguo, entrambi tardoduecenteschi. Caratteristiche del gotico bolognese sono infatti le porte a doppio sesto acuto e i soffitti con volte a crociera.

Questa struttura con funzioni di avvistamento e di difesa militare, iniziata dal marchese Azzo VIII d'Este nel 1296 fu terminata dai bolognesi probabilmente nel 1301, come sembra indicare una lapide murata sulla fronte della torre, che commemora il primo munizionamento del castello. Le mura furono terminate nel 1304 e nel 1310 furono dotate di due casseri: il cassero in prossimità della porta d'ingresso, situata lungo la stradina che scende dalla Rocca verso il paese, fu trasformato in torre nel 1317 ed è l'attuale torre dell'orologio. Accanto alla torre compare una porta con doppio fornice che per la sua struttura “a tenaglia” costituiva una valida trappola militare.

Con l'arrivo dei Bentivoglio gli edifici medievali vengono preservati ed inglobati in una struttura più ampia: si tratta di un palazzo costituito da quattro ali disposte intorno ad una corte centrale. I corpi aggiunti ex novo dai Bentivoglio sono costruiti con una tecnica mista, che prevede l'impiego di mattoni e ciottoli disposti su filari alternati. L'edificio acquista pertanto la tipica fisionomia della residenza signorile a due piani: il piano terra gravita intorno alla corte con pozzo centrale, collegato ad una cisterna, ed è riservato agli ambienti di servizio (cucina, magazzini, cantina…) e agli alloggi della servitù, mentre il soprastante “piano nobile” ospita le sale di rappresentanza e gli appartamenti destinati al signore e alla sua famiglia.

La facciata della Rocca è conservata attualmente allo stato grezzo: all'epoca dei Bentivoglio le strutture murarie esterne dovevano essere intonacate a calce e decorate da pitture a tempera. Al di sopra del portone d'ingresso compaiono gli incassi verticali per il ponte levatoio: la rocca era infatti dotata di un fossato, probabilmente privo d'acqua, di cui non rimane traccia nella parte antistante alla Rocca, mentre un avvallamento ad esso riconducibile si trova nei terreni ad ovest dell'edificio. La presenza del ponte levatoio e del fossato è inoltre documentata da un disegno del 1585, in cui compaiono anche le stalle dei Bentivoglio, situate ad ovest dell'edificio.

Interno e affreschiModifica

In seguito ai restauri effettuati a più riprese, sono venuti in luce i dipinti parietali che decoravano le sale della Rocca e che erano stati obliterati dagli strati di intonaco più recenti.

Sale degli StemmiModifica

Le sale al piano terreno del fabbricato adiacente alla torre conservano sulle pareti lo stemma dei Bentivoglio, caratterizzato dalla sega a sette denti rossa e incorniciato da una ghirlanda vegetale. Ai lati dello stemma si notano inoltre le lettere Ms e Zo, trascritte nella grafia rinascimentale, che rappresentano le iniziali di Messer Zoane, ovvero Signor Giovanni II Bentivoglio. Al centro del soffitto delle due sale compare uno stemma che associa all'arma dei Bentivoglio il drago che divora un uomo, emblema dei Visconti e degli Sforza di Milano: la casata degli Sforza e quella dei Bentivoglio erano infatti unite da legami matrimoniali, poiché Giovanni II Bentivoglio aveva sposato Ginevra Sforza, nipote di Ludovico il Moro, importante alleato della famiglia bolognese.

Sala dei GigantiModifica

Al piano nobile la decorazione pittorica risulta più cospicua: nella Sala dei Giganti i dipinti, risalenti a diverse epoche, documentano la continuità con la quale la Rocca è stata utilizzata, seppur con funzioni diverse. Gli affreschi più antichi, risalenti agli ultimi decenni del ‘400, rappresentano due vedute, in cui compaiono edifici imponenti e arroccati. Questi paesaggi possono essere interpretati come raffigurazione dei possedimenti dei Bentivoglio, anche in virtù della funzione di rappresentanza della sala, destinata ai ricevimenti. Questo tipo di decorazione viene ben presto integrata con un programma figurativo più complesso: si tratta di una parata di guerrieri di grandi dimensioni (i “giganti” che hanno dato il nome alla sala) disposti in sequenza ritmica su tutte le pareti. I personaggi, che indossano l'elmo, l'armatura, la spada e lo scudo, sono rappresentati all'aperto e sono inquadrati da una partitura architettonica a colonne. Il recente restauro di queste pitture ha messo in evidenza diversi “ripensamenti” e correzioni delle figure, come la presenza di due scudi con insegne leggermente diverse accanto ad ogni personaggio e la realizzazione di uno dei guerrieri con tre gambe[4]. Gli uomini d'arme di Bazzano non possono essere considerati un vero e proprio ciclo, poiché non sono identificabili come cavalieri del passato o uomini illustri, a causa dell'assenza di scritte e didascalie utili al loro riconoscimento[5]. Sembra plausibile che la decorazione sia stata ispirata ad un avvenimento preciso, raccontato dalle cronache dell'epoca. Si tratta del matrimonio tra Alessandro, terzogenito di Giovanni II, e Isabella Sforza, discendente di un ramo laterale della famiglia milanese. Dopo la celebrazione delle nozze a Milano, la coppia di sposi intraprese il viaggio verso Bologna, facendo tappa a Bazzano, il possedimento più occidentale della famiglia Bentivoglio. La sposa viene dunque accolta da una teoria di uomini d'arme vestiti all'antica, in un ambiente in cui gli stemmi e gli emblemi famigliari sottolineano il rinnovarsi dell'unione tra le due famiglie. La decorazione della sala dei Giganti costituisce una testimonianza importante per la ricostruzione dell'epoca bentivolesca: in seguito alla violenta cacciata dei Bentivoglio da Bologna gran parte delle opere artistiche andarono irrimediabilmente distrutte e gli affreschi di Bazzano contribuiscono a colmare in parte le lacune relative alle opere commissionate dai Bentivoglio. A questo proposito sono possibili alcuni confronti stilistici con il ciclo pittorico del “Maestro delle Storie del pane", che ha affrescato il castello bentivolesco di Ponte Poledrano, anche se non risulta possibile attribuire con certezza alla mano di questo artista le decorazioni bazzanesi. Agli affreschi bentivoleschi sono state sovrapposte altre due decorazioni: un sagittario meccanico realizzato a carboncino agli inizi del ‘900 secondo lo stile futirista e alcuni emblemi del fascismo, tra cui le insegne militari in oro e blu di Prussia e l'aquila, entrambe corredate di slogan e motti fascisti, che sono state asportate per proseguire il recupero delle pitture bentivolesche.

 
Gessetto futurista situato nella Sala dei Giganti, all'interno della Rocca di Bentivoglio

Sala del CaminoModifica

Comunicante con la sala dei Giganti è la Sala del Camino con funzione di sala da pranzo, che presenta una decorazione “a tappezzeria”, caratterizzata dallo stesso motivo decorativo ripetuto su tutte le pareti, persino in corrispondenza degli angoli della sala. Il motivo consiste in uno stemma suddiviso in quattro parti, in cui compaiono abbinate simmetricamente la sega a sette denti dei Bentivoglio e la scacchiera bianca e azzurra degli Sforza, in omaggio a Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II. Lo stemma è impreziosito da una collana di perle che lo circonda e da un nastro che forma una cornice quadrilobata intorno allo scudo. Lo stesso tipo di decorazione era presente anche nella sala adiacente, che oggi ospita i materiali provenienti dal pozzo Casini di Bazzano: in seguito ai restauri effettuati negli anni '30 le pareti sono state interamente ridipinte e conservano solo qualche piccolo lacerto degli affreschi originali.

Sala dei GhepardiModifica

Altre due stanze, alle quali si accede dal ballatoio esterno, presentano affreschi: nella Sala dei Ghepardi viene riproposto lo stile “a tappezzeria”, questa volta caratterizzato da uno stemma con la raffigurazione di un ghepardo dal manto maculato, che regge un cartiglio in cui compare il seguente motto: “per amore tuto ben volgo sofferire”. Si tratta di un indovinello che cela l'etimologia del cognome della famiglia bolognese. Lo stemma infine è circondato da una corona di melagrane, simbolo di prosperità fin dall'epoca classica.

Sala delle GhirlandeModifica

Nella Sala delle Ghirlande e pareti sono decorate da ghirlande vegetali intrecciate in modo da formare losanghe: all'interno di esse viene ripetuto uno stemma quadripartito. Gli emblemi raffigurati sono il leone rampante in oro con una mela cotogna nella zampa, simbolo degli Sforza originari di Cotignola, e la sega a sette denti dei Bentivoglio. Particolare risulta la disposizione dei due simboli: il leone degli Sforza si trova infatti in alto a sinistra, nella posizione più importante quando lo stemma presenta divisioni. Con ciò si vuole sottolineare l'importanza di Ginevra all'interno di questa sala che era la sua camera da letto, dotata di una nicchia nella parete per riporre gli oggetti personali. La frequentazione di questo ambiente da parte di Ginevra viene ribadita anche dalle iniziali MA ZA (Madonna Zinevra) che sono visibili, accanto a quelle dello sposo Giovanni, sotto al cornicione dipinto nella parte alta della parete.

NoteModifica

  1. ^ A.I. Pini, Un castello di secolare frontiera: Bazzano da villaggio fortificato a Rocca signorile , in “La Rocca e il Museo civico di Bazzano”, a cura di S. Santoro, Bologna 1986. Il termine castrum, sinonimo di castellum, indica tra il X e l'XI secolo, un recinto fortificato da mura o da semplici terrapieni, al cui interno erano presenti la dimora per il signore, un edificio per la custodia delle armi, stalle per il ricovero del bestiame, magazzini per le provviste e strutture per accogliere gli abitanti dei dintorni in caso di pericolo; al castrum faceva di solito capo, anche dal punto di vista amministrativo, una curtis, cioè una grande azienda agraria..
  2. ^ G.P. Borghi, Cultura tradizionale a Monteveglio e nella valle del Samoggia, s.d.
  3. ^ La statua fu collocata nel 1301 sulla facciata del Palazzo pubblico ed attualmente è conservata presso il Museo civico medievale di Bologna.
  4. ^ C. Tarozzi, Il recupero delle decorazioni murali, in Due castelli dai destini incrociati, dossier IBC a cura di Lidia Bortolotti, 2004.
  5. ^ C. Albonico, Le decorazioni bentivolesche, in Due castelli dai destini incrociati, dossier IBC a cura di Lidia Bortolotti, 2004.

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