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Santuario di Nostra Signora di Loreto (Tresivio)

Santuario di Nostra Signora di Loreto
Santuario della Santa Casa Tresivio.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàTresivio-Stemma it.pngTresivio
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria Santissima di Loreto
Diocesi Como
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1646

Il santuario di Nostra Signora di Loreto è un luogo di culto cattolico di Tresivio, in Sondrio, in Lombardia.

Il Santuario è una tra le chiese più ampie della Valtellina ed è dedicato alla natività di Maria che ricorre l'8 settembre. Sorge nella zona centro di Tresivio, stagliandosi sulle pendici della montagna, quasi a simboleggiare quella casa sulla roccia, quella lucerna di evangelica memoria.

Nonostante la sua grandiosità ed imponenza, l'affascinante chiesa non è molto fuori dalla valle.

Indice

StoriaModifica

OriginiModifica

I documenti testimoniano che in tale luogo già esisteva la chiesa di Santa Maria di Tronchedo. Le prime notizie risalgono al 1016, mentre nel 1094 la chiesa è già indicata come “baxilica”. Dal 1106 la chiesetta risulta essere dipendente dal Monastero di Sant'Abbondio di Como.

Presumibilmente nella prima metà del XII secolo, presso questa chiesa si venne costituendo una piccola comunità monastica benedettina ospitata nella “domus” di proprietà della chiesa. Alla metà del Duecento venne meno la presenza diretta dei monaci benedettini, ma continuò ad esistere la chiesa di Santa Maria, dove nel 1440 il nobile Giovanni Beccaria fondò un beneficio con riserva del diritto di patronato. La devozione mariana, sempre viva fra gli abitanti di Tresivio è testimoniata anche dalla presenza di una antica confraternita denominata “schola Sanctae Mariae”, porterà alcuni secoli più tardi a costruire intorno e sopra la chiesa di Santa Maria di Tronchedo il santuario della Santa Casa.

Nel 1600 il paese di Tresivio si trovò coinvolto nei difficili anni delle guerre di Valtellina iniziate con la rivolta contro i Grigioni del 19 luglio 1620. Le guerre furono accompagnate da carestie ed epidemie tra cui la terribile peste del 1630; ciò portò fra i compaesani una devozione alla Santa Maria Vergine ancora più profonda e sentita.

La chiesa attualeModifica

 
Il Santuario in una stampa del 1896.

Per voto, le comunità valtellinesi scelsero Tresivio per l'erezione ad un Santuario alla Madre di Gesù, per via della posizione centrale del paese nella valle e i luoghi favorevoli alla costruzione di un edificio imponente osservabile in più punti possibili.

Nel 30 novembre 1646 veniva posta la prima pietra della Santa Casa. Nel corso dei secoli è divenuta il simbolo della comunità nonché della devozione valtellinese alla Vergine. L'edificio ha una struttura non molto usuale per la zona, costituita da un'aula con volta a botte, sul lato nord della quale si innestano volumi di epoca posteriore e di impostazione stilistica differente; il tutto risolto esternamente in un complesso ben compatto. Si tende dunque a distinguere nell'architettura del santuario due strutture distinte ed attribuibili a due differenti personalità artistiche, nonostante non siano stati tramandati né il nome del progettista iniziale, né di altri a lui successivi. La parte architettonicamente più interessante è quella posta a sud, cioè quella che comprende la facciata e si estende fino alla cupola. Non si hanno ipotesi riguardo all'architetto ideatore. Probabilmente l'architetto è da ricercare in ambienti colti, forse anche fuori dall'Italia; comunque egli volle conferire al singolare tempio mariano la grandiosità di una costruzione che doveva essere una specie di grande teca in muratura, un grande scrigno sfarzoso, ben visibile anche da lontano, a custodia e protezione di un altro edificio in essa contenuto: la Santa Casa di Nazaret. Di quest'ultimo piccolo edificio a pianta rettangolare, eretto sotto la cupola, fu benedetta la prima pietra nel 1701 dall'arciprete di Tresivio Ignazio Lazzaroni, ed è ancora visibile tutt'oggi. Esso riproduce la Basilica della Santa Casa di Loreto, della quale (si racconta) gli angeli avrebbero portato un mattone. Degli esterni, sono di particolare effetto la maestosa facciata barocca di chiara matrice transalpina, unica in tutt'Italia, e i fianchi volti a mattina e a sera. La facciata principale, che si erge imponente sulla valle, presenta due piani sovrapposti, orizzontalmente ben distinti dalla linea incisiva dei cornicioni. Entrambi i piani risultavano verticalmente scanditi da lesene che, dipinte in verde, si evidenziano sul fondo chiaro delle pareti. Ad ogni piano la superficie della facciata risulta ripartita in cinque zone di cui la centrale, più ampia, è dominata nella parte inferiore del pregevole portale in pietra verde di Tresivio, scolpito da Gian Maria Tamagnino di Bormio, con l'ausilio di Giuseppe Colturi, nel 1754, e con i battenti in rame sbalzato di Giacomo Bichler. “IN PORTIS FILIAE SION” è la scritta incisa sul maestoso portale come se l'invito ad entrare nel Tempio fosse esteso non solo a tutta la Valle, ma anche ai viaggiatori o ai visitatori. Ad esso si accede, distintamente da destra e da sinistra, salendo due eleganti scalinate, addossate alla facciata e tra loro simmetriche. Gli interspazi della facciata, simmetricamente disposti, sono alleggeriti da nicchie incorniciate, al cui interno sono dipinte immagini di Santi, cui sono sovrapposte finestre o false finestre rettangolari. Nel piano superiore dell'edificio le nicchie risultano sovrapposte alle finestrature. Solo centralmente, al di sopra del portale, due finestre arcuate preludono al sovrastante frontone ad arco che, unitamente alle torrette poligonali poste alle due estremità dell'edificio, conclude lo sviluppo verticale della facciata. Anche sui lati a est e a ovest le lesene dipinte scandiscono verticalmente spazi alquanto allungati, al cui interno si dispongono ordinatamente nicchie e finestre. Su entrambi i lati dell'edificio tra la terza e la quinta lesena, si trovano i due portali laterali ai quali si accede mediante scale a doppia rampa. All'altezza della quinta lesena si conclude, formando una pianta quasi quadrata, la parte più antica del Santuario. Un documento 1752 afferma che il progetto originario prevedeva la presenza di quattro campanili laterali; nella composizione altre due torrette avrebbero quindi dovuto controbilanciare sugli spigoli a nord le due già presenti in facciata. Ciò non può confermare che solo in un secondo periodo si pensò ad un ampiamente, che di fatto portò quasi a raddoppiare il volume iniziale aggiungendo, secondo un disegno che risulta comunque complessivamente armonioso, la zona presbiterale, il transetto con cupola e tiburio ed il campanile. La presenza di queste nuove parti ha indubbiamente modificato in maniera profonda l'iconografia iniziale: soprattutto la chiesa ha perso il suo impianto ad aula per assumere la pianta a croce e lo slancio verticale del corpo iniziale è stato mitigato dalla presenza dei nuovi volumi. Questa costruzione interna è riproduzione del santo sacello nazareno venerato all'interno della basilica di Loreto. A pianta rettangolare, il tempietto ha le pareti dipinte in entrambi i lati, interno ed esterno, a simulare mattoni e pietre. Nel loro insieme i lati corrono a dare forma superiormente ad una volta a botte, dipinta ad immagine di un notturno cielo stellato. Sull'altare, posto nel lato di settentrione, è situata la nicchia che ospita il simulacro della Beata Vergine simile a quello presente nella cittadina marchigiana, il cui volto dai lineamenti dolcissimi è nero. Inoltre ori, lampade e candelabri preziosi, tavolette dipinte come ex voto di grazie ricevute, sculture di notevole fatture e quattro reliquiari in legno pregiato intarsiato, costituiscono nel loro insieme un vero e proprio tesoro che la devozione popolare le ha affidato fin dai secoli passati. La Santa Casa dovette tuttavia essere chiusa al culto intorno anni ottanta a causa di gravi problemi statici delle strutture. L'accesso alla reverenza popolare al tempietto fu aperto di nuovo soltanto nel 2001, dopo l'ultimazione di complicati lavori di consolidamento. Finalmente la venerati effigie tornò ad essere il punto di riferimento della devozione mariana non solo per i fedeli della zona, ma anche per quelli provenienti numerosi dall'Italia e dall'estero.

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