Scegliamo di andare sulla Luna

Discorso di John F. Kennedy riguardo alla volontà di raggiungere la luna

Scegliamo di andare sulla Luna, ufficialmente “Discorso alla Rice University sullo sforzo spaziale della nazione”, è un discorso pronunciato il 12 settembre 1962 dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy a una grande folla riunita al Rice Stadium di Houston con lo scopo di persuadere il popolo americano a sostenere il programma Apollo, per far sbarcare un uomo sulla Luna.

Il presidente John F. Kennedy parla alla Rice University di Houston, 12 settembre 1962

PresuppostiModifica

 
Kennedy annuncia il Programma spaziale Apollo il 25 maggio 1961 (dietro di lui Lyndon B. Johnson (sinistra) e il Presidente della Camera, Sam T. Rayburn)

Quando John F. Kennedy divenne presidente degli Stati Uniti nel gennaio 1961, molti americani percepivano che gli Stati Uniti stavano perdendo la corsa allo spazio con l'Unione Sovietica, che aveva lanciato con successo il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, quasi quattro anni prima. La percezione aumentò quando, il 12 aprile 1961, il cosmonauta russo Yuri Gagarin divenne il primo uomo nello spazio prima che gli Stati Uniti potessero lanciare il loro primo astronauta con il Progetto Mercury [1].

Convinto della necessità politica di un risultato che dimostrasse in modo decisivo la superiorità spaziale dell'America, Kennedy chiese al suo vice presidente, Lyndon B. Johnson, nel suo ruolo di presidente della NASA (National Aeronautics and Space Council), di verificare se gli Stati Uniti potessero battere l'Unione Sovietica facendo orbitare o sbarcare un uomo sulla Luna, e di scoprire quanto costasse tale progetto.

Johnson si consultò con i funzionari della NASA. Il suo nuovo amministratore, James E. Webb, era incerto se la NASA potesse mandare in orbita un uomo attorno alla Luna prima dell'Unione Sovietica, quindi l'opzione migliore sarebbe stata quella di tentare di far sbarcare un uomo sulla Luna. Questa sarebbe stata anche l'opzione più costosa; Webb credeva che ci sarebbero voluti 22 miliardi di dollari per praticarla con successo entro il 1970. Johnson si consultò anche con Wernher von Braun e altri capi militari, compreso il tenente generale Bernard Schriever e con tre capitani d'industria: Frank Stanton della CBS, Donald C. Cook della American Electric Power e George R. Brown della Brown & Root[2].

Kennedy si presentò al Congresso il 25 maggio 1961 e propose che gli Stati Uniti "si impegnassero a raggiungere l'obiettivo, prima della fine del decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra"[3]. Non tutti rimasero colpiti; un sondaggio Gallup indicò che il 58% degli americani era contrario[2].

L'obiettivo individuato da Kennedy fu specificamente dato al programma Apollo della NASA. Nel corso del 1961 Houston fu scelta come sede dello Space center su terreni donati dalla Humble Oil and Refining Company grazie dell'intermediazione della Rice University[4].

Nel settembre 1962 Kennedy fece una visita di due giorni a Houston per vedere la nuova struttura. Era scortato dagli astronauti Scott Carpenter e John Glenn che gli mostrarono i modelli delle navicelle Gemini e Apollo. Kennedy vide anche Friendship 7, la navicella spaziale Mercury con cui Glenn aveva effettuato il primo volo orbitale americano. Approfittò allora dell'opportunità per tenere un discorso che sostenesse lo sforzo spaziale della nazione[4].

Contenuti del discorsoModifica

 
La folla alla Rice University durante il discorso di Kennedy
 
L’astronauta Buzz Aldrin sulla luna, fotografato da Neil Armstrong

Le bozze iniziali del discorso furono scritte da Ted Sorensen, con modifiche di Kennedy[5]. Kennedy definì lo spazio come una nuova frontiera, invocando lo spirito pionieristico del popolo americano e sottolineando che gli americani sono liberi di scegliere il proprio destino e non sono soggetti a qualcuno che lo sceglie per loro. Pur mettendosi in concorrenza con l'Unione Sovietica, Kennedy lanciò anche la proposta di un progetto comune per lo sbarco sulla luna.

(EN)

«We set sail on this new sea because there is new knowledge to be gained, and new rights to be won, and they must be won and used for the progress of all people. For space science, like nuclear science and all technology, has no conscience of its own. Whether it will become a force for good or ill depends on man, and only if the United States occupies a position of pre-eminence can we help decide whether this new ocean will be a sea of peace or a new terrifying theater of war. I do not say that we should or will go unprotected against the hostile misuse of space any more than we go unprotected against the hostile use of land or sea, but I do say that space can be explored and mastered without feeding the fires of war, without repeating the mistakes that man has made in extending his writ around this globe of ours.

There is no strife, no prejudice, no national conflict in outer space as yet. Its hazards are hostile to us all. Its conquest deserves the best of all mankind, and its opportunity for peaceful cooperation may never come again. But why, some say, the Moon? Why choose this as our goal? And they may well ask, why climb the highest mountain? Why, 35 years ago, fly the Atlantic? Why does Rice play Texas? We choose to go to the Moon. We choose to go to the Moon...

We choose to go to the Moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard; because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one we intend to win, and the others, too.»

(IT)

«Salpiamo su questo nuovo mare perché c'è nuova conoscenza da acquisire e nuovi diritti da conquistare, che devono essere conquistati e utilizzati per il progresso di tutte le persone. Perché la scienza spaziale, come la scienza nucleare e tutta la tecnologia, non ha una coscienza propria. Se diventerà una forza positiva o negativa dipende dall'uomo, e solo se gli Stati Uniti occuperanno una posizione di preminenza possiamo aiutare a decidere se questo nuovo oceano sarà un mare di pace o un nuovo terrificante teatro di guerra. Non dico che dovremmo o andremo senza protezione contro l'abuso ostile dello spazio più di quanto non ci proteggiamo contro l'uso ostile della terra o del mare, ma dico che lo spazio può essere esplorato e dominato senza alimentare i fuochi della guerra, senza ripetere gli errori che l'uomo ha commesso estendendo il suo scritto intorno a questo nostro globo.

Non ci sono ancora conflitti, pregiudizi, conflitti nazionali nello spazio. I suoi rischi sono ostili a tutti noi. La sua conquista merita il meglio di tutta l'umanità e la sua opportunità di cooperazione pacifica potrebbe non presentarsi mai più. Ma perché, dicono alcuni, la Luna? Perché scegliere questo come nostro obiettivo? E potrebbero chiedersi, perché scalare la montagna più alta? Perché 35 anni fa si volava sull'Atlantico? Perché Rice gioca in Texas?

Scegliamo di andare sulla Luna. Scegliamo di andare sulla Luna... Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili; perché quell'obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e capacità, perché quella sfida è una sfida che siamo disposti ad accettare, una che non siamo disposti a rimandare e una che intendiamo vincere, e anche le altre.»

(John F. Kennedy [6])

Reazioni e conseguenzeModifica

Il discorso ebbe ampia risonanza malgrado le considerazioni che lo sforzo per lo sbarco sulla Luna avrebbe comportato un grande impegno economico. Paul Burka, direttore esecutivo della rivista Texas Monthly, un ex universitario della Rice che era presente tra la folla quel giorno, ricordò 50 anni dopo che il discorso "parlava del modo in cui gli americani vedevano il futuro in quei giorni. Era stato un grande discorso. Kennedy parlò dei nostri migliori impulsi come nazione, non dei peggiori"[5].

Ron Sass e Robert Curl erano tra i tanti membri del consiglio di facoltà della Rice University presenti. Curl rimase sbalordito dal costo del programma di esplorazione spaziale. Entrambi ricordarono che l'ambizioso obiettivo non sembrò tanto straordinario e che il discorso del presidente non venne considerato molto diverso da quello pronunciato solo due anni prima dal suo predecessore Dwight D. Eisenhower alla Rice's Autry Court.[5].

L'obiettivo di Kennedy venne realizzato circa sette anni dopo, nel luglio 1969, con la riuscita della missione Apollo 11.

NoteModifica

  1. ^ John M. Logsdon, John F. Kennedy's Space Legacy and Its Lessons for Today, in: Issues in Science and Technology, 2001, pp. 29–34
  2. ^ a b Young, Hugo; Silcock, Bryan; Dunn, Peter M., Journey to Tranquility, Jonathon Cape, Londra, 1969
  3. ^ Special Message to the Congress on Urgent National Needs
  4. ^ a b John W. Jordan, Kennedy's Romantic Moon and Its Rhetorical Legacy for Space Exploration, in: Rhetoric and Public Affairs, 2003, pp. 209–231.
  5. ^ a b c Malangone, Abigail, We Choose to Go to the Moon: The 55th Anniversary of the Rice University Speech, in: The JFK Library Archives: An Inside Look, 12 settembre 2012
  6. ^ Testo del discorso, dal sito ufficiale della NASA [1]

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica