Scopo sociale

(Reindirizzamento da Scopo mutualistico)

Lo scopo sociale in diritto è il fine perseguito dall'attività esercitata da una società.

TipologiaModifica

Nel definire lo scopo sociale è necessario innanzitutto fare delle classificazioni in ordine al tipo di soggetto giuridico a cui si vuole riferire il concetto di scopo.

ImpresaModifica

Per quanto riguarda l'impresa (per la quale comunque è improprio l'utilizzo del termine scopo sociale), la dottrina interpreta l'art. 2082 del Codice civile italiano distinguendo tra:

  • lucro soggettivo, cioè il movente psicologico dell'imprenditore
  • lucro oggettivo, cioè l'utilizzo all'interno dell'impresa di modalità di gestione oggettivamente volte a massimizzare i ricavi.

Parte della dottrina giuridica ritiene che nessuno di questi due requisiti sia richiesto per qualificare come tale un'impresa.

SocietàModifica

Per quanto riguarda le società lo scopo sociale si può definire anche come lo scopo-fine del contratto di società.
L'art. 2247 del codice civile enuncia solo uno dei possibili scopi-fine del contratto di società, ovvero lo scopo di lucro.

Lo scopo di lucro è quello tipico della società che si propone di destinare ai soci i proventi dell'attività economica esercitata (scopo di divisione degli utili).

Esistono tuttavia altri possibili scopi del contratto di società.

Lo scopo mutualistico (presente nelle cooperative e nelle mutue assicuratrici) non è espressamente definito dalla normativa civile, ma solo da quella fiscale. Il Legislatore fiscale stabilisce che per mutualità deve intendersi la capacità di fornire ai soci beni, servizi o occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle di mercato, ottenendo quindi un vantaggio economico diretto (risparmio di spesa per beni e servizi o maggiore remunerazione del proprio lavoro). Una relzioe non imperativa è rinvenibile nella relazione di accompagnamento al codice civile:

«Lo scopo prevalente dell attività d impresa delle società cooperative consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato n. 1025)»

(Commissione speciale di ricerca e di studio sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie , relazione conclusiva[1])

Il D. lgs. 6/2003 ha intrdotto poi la deifnizione delle "società a mutualità prevalente" definite "come quelle che svolgono la loro attività prevalentemente a favore dei soci e si avvalgono prevalentemente, nella loro attività, delle prestazioni operative o degli apporti di beni e servizi dei soci stessi". L'art. 2513 del codice civile fornisce i parametri quantitativi della mutualità prevalente.[2]

Si considera anche esistente uno scopo consortile, tipico dei consorzi istituiti in forma di società ex art. 2615 ter c.c., che consiste nel supportare le imprese consorziate nella disciplina o nello svolgimento in comune delle rispettive attività economiche (al fine di procurare un vantaggio patrimoniale diretto, sotto forma di maggiori ricavi o minori spese, dai rapporti di scambio tra i consorziati). In relazione allo scopo di lucro della società consortile, la giurisprudenza sostiene che la società consortile possa

«costituirsi anche in assenza del perseguimento dello scopo di lucro; in tal caso, infatti, ai sensi dell'art. 2602, la causa giuridica del contratto è proprio quella del consorzio[…][3]»

Elemento comune di queste tre ultime categorie è la realizzazione di un risultato economico a vantaggio esclusivo dei soci, è comune cioè lo scopo-mezzo (si parla in questo caso di autodestinazione dei risultati, che nelle società cooperative e nelle società consortili consisterà poi più specificamente nello scopo-fine del vantaggio patrimoniale diretto, nelle società a scopo di lucro nella divisione degli utili).

Esistono tuttavia pure società o enti senza scopo di lucro per i quali è fatto divieto di distribuire gli utili tra i soci. Con l'introduzione della figura giuridica dell'impresa sociale si è per la prima volta data una specifica veste giuridica pure a tale scopo e il concetto di imprenditoria è stato distinto definitivamente da quello di finalità lucrativa. A latere dell'impresa sociale, esisteva la precedente categoria dei datori di lavoro non imprenditori che erano tuttavia asismilati alle medesime regole del rapporto di lavoro subordinato ad un datore imprenditoriale. Il riferimento era l'art. 2239 del codice civile relativa ai rapporti di lavoro subordinato che non sono inerenti all’esercizio di un’impresa (es. il lavoro domestico).

NoteModifica

  1. ^ Commissione speciale di ricerca e di studio sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie -Relazione conclusiva, su docplayer.it (archiviato il 18 ottobre 2020).
  2. ^ G.U. 04/07/2003, n. 153, art.8, su gazzettaufficiale.it.
  3. ^ Sentenza Corte d'Appello Ancona, 10/11/1980, Ist. elettronico qualità ind.

Voci correlateModifica