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Qu'Appelle Indian Industrial School ad Lebret, District of Assiniboia, ca. 1885. Genitori di bimbi delle Prime nazioni accampati fuori dai cancelli delle scuole residenziali per visitare i loro figli.

In Canada, le Scuole (aborigene) residenziali furono una rete di collegi per gli indigeni canadesi, Prime nazioni o "Indiani", Métis e Inuit. Fondate dalla struttura governativa canadese indigenous and Northern Affairs Canada, e amministrato dalla Chiesa, prevalentemente la Catholic Church in Canada (60%), ma anche dalla Chiesa anglicana del Canada (30%), e dalla Chiesa unita del Canada, inclusiva della propria (pre-1925) chiesa costituente, (10%).[1] La condotta politica era il togliere i bambini dall'influenza delle loro famiglie e della loro cultura, e assimilarle nella cultura canadese dominante.[2]  Nel corso dell'esistenza del sistema, circa il 30% dei bambini indigeni, ovvero circa 150.000, sono stati collocati nelle scuole residenziali a livello nazionale.[3] Nel 1907 la testata quotidiana Montreal Star, riporta che il 42% dei bambini che frequentano scuole residenziali muore prima dei 16 anni chiamando la situazione una "vergogna nazionale". La linea temporale di queste politiche di percorso scolastico residenziale continuò per buona parte del XX secolo.

Vi è stata una lunga e significativa polemica storiografica e popolare per le condizioni vissute dagli studenti nelle scuole residenziali; uno dei più noti anticipatori dei fatti fu Peter Bryce, un medico, scrittore e whistleblower canadese, funzionario del dipartimento della Salute dell'Ontario, in Canada. Nel 1922 pubblicò un libro, ora famoso, intitolato The Story of a National Crime: Being a Record of the Health Conditions of the Indians of Canada from 1904 to 1921, che espose il genocidio perpetrato ai danni degli indiani canadesi. 

Anche se le scuole diurne per i bambini delle Prime Nazioni, Metis e Inuit furono sempre di gran lunga più numerose delle scuole residenziali, un nuovo consenso emerse nei primi anni del XXI secolo sul fatto che queste ultime scuole a partire dalla loro istituzione e in fasi differenti fino alla seconda metà del XX secolo, dove negli '70 vi furono numerose proteste e manifestazioni pubbliche che portarono ad una più vasta platea i fatti, fecero un danno significativo ai bambini aborigeni che le frequentavano rimuovendoli dalle loro famiglie, privandoli della loro lingue ancestrali, sottoponendoli alla sterilizzazione, e esponendo molti di loro ad abuso minorile condotto fino ad abusi sessuali pedofili da parte dei membri dello staff, ed altri studenti, nella prospettiva di una "sdoganazione" (enfranchising) forzata (legge sulla promozione della civiltà graduale delle tribù indiane in questa provincia, e emendamenti alle leggi relative agli indiani comunemente nota come "Legge di civiltà graduale" o Gradual Civilization Act, è stato un disegno di legge approvato dal 5° Parlamento della Provincia del Canada nel 1857).

Questo consenso è stato simboleggiato l'11 giugno 2008, con le pubbliche scuse offerte dal primo ministro Stephen Harper per conto del governo del Canada e i leader degli altri partiti federali nella Camera dei Comuni canadese.[4] Nove giorni prima veniva istituita la Commissione verità e riconciliazione per le scuole residenziali indiane per scoprire la verità sui fatti. La Commissione ha raccolto le dichiarazioni dei sopravvissuti attraverso incontri istruzionali pubblici e privati a vari eventi locali, regionali e nazionali di tutto il Canada. Sette eventi nazionali tenutesi tra 2008-2013 hanno commemorato l'esperienza di ex studenti di scuole residenziali.

NoteModifica

  1. ^ Copia archiviata, su oblatesinthewest.library.ualberta.ca. URL consultato il 28 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2016).
  2. ^ Honouring the Truth, Reconciling for the Future, Truth and Reconciliation Commission of Canada, May 2015.
  3. ^ Copia archiviata (PDF), su med.uottawa.ca. URL consultato il 28 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2015).
  4. ^ CTV News, Harper apologizes for residential school abuse (CTV), 11 giugno 2008.

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