Sigfrido II di Stade

Sigfrido II
Conte di Stade
In carica ? –
1037
Predecessore Enrico II di Stade
Lotario Udo I di Stade (?)
Successore Lotario Udo I della marca del Nord
Nascita 956
Morte 1037
Dinastia Odoniani
Padre Enrico I di Stade
Madre Giuditta di Wetterau
Coniuge Adela di Rhienfelden
Figli Lotario Udo I della marca del Nord
Ermengarda di Stade
Berta di Stade

Sigfrido II (9561037) fu conte di Stade.

BiografiaModifica

Era figlio minore di Enrico I il Calvo, conte di Stade, e sua moglie Giuditta di Wetterau, nipote di Gebeardo, duca di Lotaringia.

Di lui ne parla Tietmaro di Merseburgo: egli narra che avvenne uno scontro tra i suoi tre zii materni Enrico, Udo e Sigfrido e il conte Etelgero e dei pirati il 23 giugno del 994[1][2]. La battaglia venne persa dai sassoni ed Udo venne decapitato, mentre Enrico, il fratello Sigfrido e Etelgero sono catturati dai pirati[1][2]. Subito partì una "gara di solidarietà" dei sassoni per pagare il riscatto, riscatto pagato anche dal duca (e cognato in quanto aveva sposato Ildegarda di Stade) di Sassonia Bernardo I (egli si trovava nelle immediate vicinanze dello scontro e inviò subito dei messaggeri per intavolare le trattative) ma anche dall'imperatore[1][2].

Una volta che i pirati ricevettero buona parte del riscatto, permisero un "cambio degli ostaggi": Enrico fu sostituito dal suo unico figlio Sigfrido (III) e poi dai vassalli del conte di Stade Gervardo e Volframo, mentre al posto di Etelgero andò lo zio Teodorico e il figlio di sua zia Olaf[1][2]. A tutti fu poi permesso di allontanarsi per riscuotere più velocemente il denaro del riscatto, privilegio garantito a tutti eccetto a Sigfrido II di Stade, che rimase l'unico ostaggio[1][2]. Costui, essendo all'epoca ancora senza figli, chiese a Cunigonda di Stade di dare ai pirati uno dei suoi figli al suo posto: la madre quindi scelse di mandare Sigfrido, futuro vescovo di Münster come Sigfrido II, come sostituto, ma il suo abate Ricdago, abate di Berge, rifiutò di mettere Sigfrido nelle mani dei pirati in quanto monaco[1][2]. Fu quindi scelto Tietmaro, il quale maestro non fece opposizione, il quale partì il 28 giugno[1][2].

Lo stesso giorno però Sigfrido II, nonostante fosse gravemente ferito, riuscì ad scappare dalla nave pirata con uno stratagemma: egli ordinò a Nodbaldo e a Edicone, altri due vassalli del conte di Stade, di portare, per mezzo di una veloce imbarcazione, del vino sulla nave pirata, in modo che l'equipaggio si ubriacasse[1][2]. Il mattino seguente un prete stava per cominciare la messa quando il conte Sigfrido andò, facendo finta di volersi lavare, verso la poppa della nave e salì su una nave pronta ad aspettarlo, senza che le guardie, appesantite dal vino, potessero fermarlo[1][2]. Venne quindi arrestato il prete, sospettato di essere un complice, e il conte fu inseguito con la nave[1][2]. Egli riuscì comunque a raggiungere la riva e, come da piano, trovò dei cavalli per la fuga[1][2]. Scappò quindi verso Harsefeld, ove vi era la moglie Adela (figlia del conte Gerone) e il fratello Enrico il Buono[1][2]. I pirati lo cercarono quindi a Stade e, non trovandolo, presero con la forza gli orecchini delle donne della città e andarono via[1][2]. Il giorno dopo tagliarono al prete, a Sigfrido III di Stade e agli altri ostaggi, mani, orecchie e nasi[1][2].

Matrimonio e figliModifica

Sigfrido sposò Adela di Rhienfelden, figlia di Gerone[3], conte di Alsleben, e sua moglie Adela. Sigfrido e Adelaide ebbero tre figli:

A Sigfrido succedette come conte di Stade suo figlio Lotario.

BibliografiaModifica

  • (EN) David A. Warner, Ottonian Germany: The Chronicon of Thietmar of Merseburg, Manchester University Press, Manchester, 2001
  • (EN) JB Bury (a cura di), The Cambridge Medieval History: Volume III, Germany and the Western Empire, Cambridge University Press, 1922
  • (DE) Hucke, Richard G., Die Grafen von Stade 900-1144. Genealogie, politische Stellung, Comitat und Allodialbesitz der sächsischen Udonen ; Diss. Kiel, Stade mit umfassenden Nachweisen der Quellen und älteren Literatur, 1956

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Tietmaro, Libro IV, 23-25, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 97-98, ISBN 978-8833390857.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 23-25, in Piero Bugiani (a cura di), Chronicon. L'anno mille e l'impero degli Ottoni, Bifröst, traduzione di Piero Bugiani, Viterbo, Vocifuoriscena, 2020, pp. 263-267, ISBN 978-88-99959-29-6.
  3. ^ Tietmaro di Merseburgo, Saggio introduttivo. Vita di Tietmaro e dintorni, in Piero Bugiani (a cura di), Chronicon. L'anno mille e l'impero degli Ottoni, Bifröst, traduzione di Piero Bugiani, Viterbo, Vocifuoriscena, 2020, p. 266, nota 90, ISBN 978-88-99959-29-6.

Collegamenti esterniModifica

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