Apri il menu principale
Mappe che mostrano le differenti culture in Groenlandia, nel Labrador, a Terranova e nelle isole dell'Artico canadese negli anni 900, 1100, 1300 e 1500. In verde la cultura dorset, in blu la cultura thule, in rosso la cultura norrena, in giallo gli innu e in arancio i beothuk.

Skræling (in norreno antico e islandese: skrælingi, plurale skrælingjar) è il nome che i vichinghi groenlandesi utilizzarono per indicare le genti che incontrarono in America del Nord e Groenlandia[1]. Nelle fonti giunte fino a noi, esso viene applicato per la prima volta ai thule, il gruppo proto-inuit con cui i vichinghi convissero in Groenlandia dopo il XIII secolo circa. Nelle saghe, viene usato anche per indicare i popoli della regione conosciuta come Vinland, che i vichinghi incontrarono durante le loro spedizioni effettuate agli inizi dell'XI secolo.

EtimologiaModifica

Si ritiene che il termine sia stato usato per la prima volta da Ari Þorgilsson nella sua opera Íslendingabók, nota anche come Libro degli Islandesi[2], scritta ben dopo il periodo in cui gli esploratori vichinghi entrarono per la prima volta in contatto con i nativi americani. All'epoca in cui queste fonti furono registrate, skræling era il termine comune con cui i groenlandesi norreni chiamavano i thule, gli antenati dei moderni inuit. I thule giunsero per la prima volta in Groenlandia dal continente nordamericano nel XIII secolo e furono in seguito in contatto con i groenlandesi. La Saga dei Groenlandesi e la Saga di Erik il Rosso, che furono scritte nel XIII secolo, usano lo stesso termine per i popoli dell'area conosciuta come Vinland, con cui i vichinghi entrarono in contatto agli inizi dell'XI secolo. La parola successivamente divenne ben nota, ed è stata usata nella lingua inglese dal XVIII secolo[3].

Skræling è l'unica parola sopravvissuta del norreno groenlandese, l'antico dialetto norreno parlato dai vichinghi groenlandesi del medioevo. Nell'islandese moderno, skrælingi significa «barbaro», mentre in danese con skrælling si indica una «persona gracile». L'etimologia della parola non è certa. William Thalbitzer (1932: 14) ipotizza che skræling possa essere derivato dal verbo norreno antico skrækja, che significa «gridare», «urlare» o «strillare»[4]. Michael Fortescue et al. (1994) hanno proposto che la parola islandese skrælingi («selvaggio») possa essere correlata alla parola skrá, che vuol dire «pelle essiccata», in riferimento alle pelli animali indossate dagli inuit[4].

L'esplorazione vichinga del Nuovo MondoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Colonizzazione vichinga dell'America.

L'esplorazione vichinga del Nuovo Mondo ebbe inizio con l'avvistamento fortuito dell'America del Nord da parte di un islandese di nome Bjarni Herjólfsson, che individuò la terra dopo essere stato spinto fuori rotta durante un viaggio verso la Groenlandia nel 985 o nel 986.

«Videro allora una terra e discussero di che regione potesse trattarsi. E Bjarni disse che la terra in vista non poteva essere la Groenlandia[5]

Il suo viaggio suscitò l'interesse degli esploratori successivi, tra cui Leif Eriksson, che esplorò e battezzò le regioni scoperte Helluland, Markland e Vinland. Durante il suo viaggio, costruì alcune case lunghe a Vinland e si racconta che abbia vissuto là per l'anno successivo: si ritiene che il sito in questione sia il sito archeologico di L'Anse aux Meadows scoperto da Helge Ingstad.

Primi contattiModifica

Costruendo alcune «case lunghe» nel Vinland, e stabilendovi così una testa di ponte, Eriksson gettò le basi per i successivi tentativi di colonizzazione. Dopo il suo ritorno in Groenlandia,

«Ci fu una grande discussione riguardo al viaggio a Vinland di Leif, e suo fratello Thorvald pensò che essi non avevano esplorato a sufficienza quella terra. Leif allora disse a Thorvald: «Vai a Vinland, fratello, e prendi la mia nave, se lo desideri, ma prima che tu la prenda vorrei la nave per andare fino allo scoglio a prendere il legname che Thorir aveva lì».[5]»

Fu Thorvald ad entrare per primo in contatto con i nativi che in seguito diventeranno noti come skrælings. Dopo aver catturato e ucciso otto di loro, i vichinghi furono attaccati presso le loro navi spiaggiate, che riuscirono a difendere:

««Sono stato ferito sotto il braccio», disse. «Una freccia volò tra il bordo della nave e lo scudo nella mia ascella. Ecco la freccia, e questa ferita causerà la mia morte»[5]

Thorfinn KarlsefniModifica

 
Statua di Thorfinn Karlsefni a Filadelfia.

Thorfinn Karlsefni fu il primo esploratore vichingo a tentare di colonizzare veramente la terra di Vinland appena scoperta nello stesso sito occupato dai suoi predecessori Thorvald e Leif Eriksson. Secondo la Saga di Erik il Rosso, salpò con tre navi e 140 uomini[6].

Giunti a Vinland, la loro destinazione prevista, essi trovarono le ormai famose uve, dai quali la terra aveva preso il nome, e il grano che cresceva da solo. In questo sito trascorsero un inverno molto duro, dove a stento riuscirono a sopravvivere pescando, cacciando nell'entroterra e raccogliendo uova sull'isola. L'estate seguente navigarono verso l'isola di Hop, dove intrattennero le prime relazioni pacifiche con i nativi, con cui si scambiarono delle merci. Karlsefni aveva proibito ai suoi uomini di scambiare le loro spade e lance, quindi essi scambiarono soprattutto del panno rosso ottenendone in cambio pellicce. Successivamente furono in grado di descrivere correttamente gli abitanti di quelle regioni, dicendo:

«Erano bassi di altezza, con aspetto minaccioso e capelli crespi in testa. I loro occhi erano grandi e le loro guance larghe[6]

Poco dopo i vichinghi furono attaccati da alcuni nativi che erano stati spaventati da un toro che si era allontanato dal loro accampamento. Furono costretti a ritirarsi in un luogo facilmente difendibile e ad attaccare i loro aggressori; alla fine della battaglia avevano subito due perdite, mentre «molti dei nativi» furono uccisi. Come in qualsiasi altro posto di quella terra straniera, Karlsefni e i suoi uomini si resero conto che

«nonostante tutto ciò che quella terra aveva da offrire, sarebbero stati sempre costantemente minacciati dagli attacchi da parte dei suoi precedenti abitanti[6]

Dopo questa avventura fecero ritorno in Groenlandia: i tre anni trascorsi là sarebbero stati il periodo più lungo trascorso dagli europei nel Nuovo Mondo di cui siamo a conoscenza fino ai viaggi di Colombo, quasi 500 anni dopo, con i quali ebbe inizio una colonizzazione su vasta scala.

I vichinghi nei racconti popolari inuitModifica

Esistono anche alcuni resoconti indigeni dei popoli inuit che raccontano dei viaggi effettuati dai vichinghi nella loro terra e descrivono le loro interazioni con essi:

«ben presto il rematore lanciò sul serio la sua lancia e lo uccise sul colpo. Quando arrivò l'inverno, era opinione generale che i Kavdlunait sarebbero venuti a vendicare la morte dei loro compatrioti[7]

Kavdlunait (plurale) era la parola inuit usata per indicare gli stranieri o gli europei, paragonabile al moderno groenlandese qallunaaq, «danese», in passato scritto ĸavdlunâĸ. Come nei fatti raccontati dalle testimonianze vichinghe, le interazioni tra questi popoli erano ancora piene di violenza e vendetta, e questo impedì la convivenza pacifica e il successo della colonizzazione da parte degli esploratori vichinghi.

NoteModifica

  1. ^ John M. Murrin, Paul E. Johnson, James M. McPherson e Gary Gerstle, Liberty, Equality, Power: A History of the American People, Compact, Thomson Wadsworth, 2008, p. 6, ISBN 978-0-495-41101-7. URL consultato il 24 novembre 2010.
  2. ^ Kirsten Seaver, The Last Vikings, I.B. Tauris, 2010, pp. 62-63, ISBN 978-1845118693.
  3. ^ Skraeling, in Oxford English Dictionary, giugno 1989. URL consultato il 12 ottobre 2010.
  4. ^ a b Ernst Hakon Jahr e Ingvild Broch, Language Contact in the Arctic: Northern Pidgins and Contact Languages, Walter de Gruyter, 1º gennaio 1996, p. 233, ISBN 978-3-11-081330-2.
  5. ^ a b c Keneva Kunz (traduttore), The Saga of the Greenlanders, in The Saga of Icelanders, Penguin Books, New York, 2001. ISBN 0-670-88990-3
  6. ^ a b c Keneva Kunz (traduttore), The Saga of Erik the Red, in The Saga of Icelanders, Penguin Books, New York, 2001. ISBN 0-670-88990-3.
  7. ^ Henry Rink, Tales and Traditions of the Eskimo, William Blackwood and Sons, Edimburgo, 1875, p. 310.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica