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Una tradizione antichissima postula l'assoluta contrapposizione, quindi l'inevitabile conflittualità tra popolazioni pastorali e popolazioni agricole, le prime per necessità nomadi, le seconde inevitabilmente stanziali. Nel tempo si creò tra le due tipologie di popolazione una relazione quasi simbiotica, non solo di razzia, ma anche di scambi commerciali con il mondo agricolo ed urbano. Alcuni stati hanno cercato in tutti i modi di reprimere le popolazioni nomadi di pastori e queste hanno molto spesso dovuto elaborare delle strategie per sopravvivere. La conflittualità è attestata da cento vicende storiche, la più significativa, indubbiamente, la decisione di [[Gengis Khan]], indotto dal consenso dei propri generali a distruggere, in tutta la [[Cina]] appena conquistata, argini e canali che alimentavano le risaie, per fare del Celeste Impero un solo pascolo per i cavalli, una decisione da cui il conquistatore sarebbe stato dissuaso da uno dei consiglieri, Yelu Ch'u-ts'ai, che avrebbe salvato la civiltà cinese allettando l'avidità del selvaggio capo dei mongoli dimostrandogli l'entità dei tributi che i cinesi, lasciati alle loro risaie, avrebbero potuto pagare al nuovo padrone.
 
All'alba della letteratura agraria [[Lucio Giunio Moderato Columella|Lucio Columella]] proclama la necessità di superare la conflittualità e propugna la cooperazione di [[agricoltura]] e allevamento che, uniti, moltiplicano le produzioni di entrambi, costituendo il [[letame]] degli animali allevati, e il lavoro dei [[buoi]], condizioni di floridezza agricola, e offrendo, a sua volta, campi fecondi, abbondanza di fieno per alimentare convenientemente gli animali durante l'intero corso dell'anno <ref name = "Columella"> Antonio Saltini, '' Storia delle scienze agrarie'', vol. I, 1984, pagg.101-118 </ref>
[[File:Sheep eating grass edit02.jpg|miniatura|Pastorizia in [[Australia]]]]
 
[[File:Maremma-Abruzzese.jpg|miniatura|sinistra|[[Cane da pastore]] [[Cane da pastore maremmano abruzzese|maremmano-abruzzese]]]]
 
Quanti animali erano coinvolti nella migrazione tra ciascuna delle coppie di poli che costituivano le mete del pendolare annuale? Gli storici hanno proposto una pluralità di dati. Per un'area chiave della pastorizia italiana, la [[Romagna]] anticamente appartenente al [[Granducato di Toscana]], le cui pecore migravano, per l'inverno, nella [[Maremma grossetana]], ha proposto una serie di valutazioni Antonio Saltini, che sulla base del rapporto medio nazionale tra animali migranti e stanziali suppone che nella [[Romagna]] granducale a metà dell'[[Ottocento]] si dovessero attribuire 35.000 capi alle greggi migranti, 105.000 a quelle stanziali. Considerando, peraltro, che la Romagna presentava caratteri che non rispecchiavano la media delle condizioni nazionali, e supponendo che, per l'entità del gregge allevato in ogni podere romagnolo di collina, i poderi il cui gregge fosse più consistente dovessero affidare, in autunno, parte degli animali a “fida” ad un pastore migrante, ha proposto di elevare il numero degli animali transumanti a 50.000. Se, peraltro, le femmine del gregge romagnolo complessivo fossero, come pare verosimile, 100.000, reputandone maggiore la percentuale nelle greggi migranti, costituendo i “castrati” piuttosto produzione poderale, ha proposto di ripartire il totale tra 60.000 pecore stanziali, 40.000 migranti. <ref name="Romagna"> Antonio Saltini,'' Fiere e mercati nel pendolo della transumanza,'' in Romagna arte e storia, n.60, 2000 </ref>
 
=== La transumanza ===
 
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