Differenze tra le versioni di "Titolo (onomastica)"

m
Bot: typo nelle date e eventuali correzioni minori
m (Bot: orfanizzo template:Avvisounicode come da discussione)
m (Bot: typo nelle date e eventuali correzioni minori)
Il '''titolo''' è in [[onomastica]] un [[Epiteto|appellativo]] riferito ad un individuo in base al [[Ruolo (sociologia)|ruolo]] che ricopre, alla [[Carica pubblica|carica]] che esercita, al [[titolo nobiliare]] che detiene o per altri meriti.
 
Esso viene spesso, ed incorrettamente, usato come sinonimo di [[Trattamento (nobiltà)|trattamento]]. I trattamenti erano stati distinti dai titoli nobiliari veri e proprî nell'ultimo ''[[Ordinamento dello stato nobiliare italiano]]'',<ref>Regio decreto del 7 giugno 19 n. 651 (articoli 38 e 39)</ref> al pari delle "[[qualifiche nobiliari]]".<ref name="portalearaldica.it">{{cita web|url=http://www.portalearaldica.it/portalearaldica2.asp?idm=35|titolo=Trattamenti e qualifiche nobiliari|autore=Studio araldico genealogico Guelfi Camaiani|accesso=1º marzo 2013|opera=Il portale dell'araldica}}</ref> In tale ordinamento, la distinzione tra "titolo" e "trattamento" non è tuttavia specificata, ma sul piano storico-giuridico i due termini si possono distinguere facilmente: il titolo indica una [[Funzione pubblica|funzione]], mentre il trattamento è un appellativo utilizzato nella vita sociale. Questa differenza tra i due piani è visibile e tuttora presente, ad esempio la differenza tra "re" (funzione pubblica, titolo) e "maestà" (appellativo onorifico, trattamento), così come tra "vescovo" (funzione pubblica, titolo) ed "eccellenza" (appellativo onorifico, trattamento), o anche tra "deputato" (funzione pubblica, titolo) ed "onorevole".<ref name="portalearaldica.it"/><ref> vds pure Alessandro Gentili, Titoli nobiliari e cavallereschi sammarinesi, in Rivista Nobiliare, n. 2, pagg. 3 e ss., Accademia Araldica e Nobiliare Italiana, Firenze, 2017 </ref>
 
==Titoli sovrani==
*[[Cavalleria medievale|cavaliere]] era chi avesse ricevuto l'[[investitura]] da cavaliere, ma non avesse un feudo
 
Questa struttura si arricchì di nuovi titoli nobiliari, quali i [[Delfino (titolo)|delfini]] od i [[vidame]]s in Francia, i [[langravio|langravi]] e i [[burgravio|burgravi]] in Germania.<br />
Ma soprattutto bisogna rilevare che per buona parte del Medioevo le espressioni "baroni del regno" (in Francia e nei regni normanni) e "[[Principe del Sacro Romano Impero|principi dell'Impero]]" (nel [[Sacro Romano Impero]]) non costituivano ancora dei titoli nobiliari, bensì avevano un significato giuridico. Esse indicavano tutti i vassalli immediati del sovrano, qualunque titolo avessero, che avessero diritto di voto nel parlamento del regno.
 
La diversa evoluzione del feudalesimo nel tardo Medioevo e nel [[Rinascimento]] portò alla differenziazione delle gerarchie dei titoli nobiliari nelle diverse nazioni europee. Esse possono, tuttavia, essere ricondotte a due modelli principali, quello adottato nelle [[monarchia assoluta|monarchie assolute]], che si erano formate in questa fase storica; e quello utilizzato nel [[Sacro Romano Impero]], dove i feudatari, invece, avevano assunto sempre più i caratteri di sovrani quasi indipendenti.<br />Nei regni di [[Francia]], [[Spagna]], [[Portogallo]], [[Inghilterra]], [[Scozia]], [[Sardegna]], [[Sicilia]], [[Napoli]], e nello [[Stato Pontificio]] la gerarchia utilizzata era, ed è tuttora, la seguente:
*[[re]]
*[[principe]] (dove esistente)
*[[nobile]] di una città. L'Italia e alcune regioni della Svizzera (Canton Ticino) sono gli unici paesi in cui esiste ancora il titolo di ''patrizio'', che non è di origine [[feudalesimo|feudale]], bensì [[comune medievale|comunale]].
 
Negli altri paesi europei l'attuale gerarchia nobiliare è la seguente:<br />
[[Portogallo]]:
*[[re]] (''Rei'')
3 038 982

contributi