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A partire dagli [[anni 1960|anni sessanta]], i contrasti con l'Unione Sovietica si fecero più espliciti, in primis per divergenze applicative in materia di politica economica, tanto che la Romania cominciò a sviluppare una propria politica estera autonoma da Mosca mentre, nel [[1965]], venne varata la nuova Costituzione della [[Repubblica Socialista di Romania]].
 
Nello stesso anno, cominciò forse il periodo più buio della storia romena del XX secolo, con l'avvento del governo dittatoriale del presidente [[Nicolae Ceaușescu]] (il nuovo ''Conducător''), caratterizzato da un paternalismo di facciata basato sul terrore e sordo alle aperture interne sperimentate dai sovietici (prima Kruščëv e vent'anni dopo Gorbačëv), cui nel [[1989]] porrà termine solo una coinvolgentesconvolgente rivolta popolare coeva della caduta del muro di Berlino nella consorella [[Repubblica Democratica Tedesca|D.D.R.]], {{Senza fonte|ma prontamente "pilotata" da un gruppo di personaggi appartenenti alla vecchia ''Nomenklatura'', coadiuvati dalle strutture della famigerata ''Securitate'' (l'onnipresente polizia segreta)}}, che si sbarazzarono in fretta di Ceaușescu e della sua potente moglie con un processo sommario di pochi minuti e un'esecuzione altrettanto affrettata e sommaria.<ref>{{cita web|url=http://www.ilpost.it/2010/07/21/riesumazione-nicolae-ceausescu/|titolo=Quel che resta dei Ceausescu|editore=ilpost.it|data=21 luglio 2010|accesso=1º dicembre 2014}}</ref>
 
Da allora, la Romania si è data uno statuto democratico, con una Costituzione ispirata ai modelli occidentali.