Peire Raimon de Tolosa: differenze tra le versioni

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Il nome di Peire Ramon (come ''Petrus Raimundus'') appare in due documenti di Tolosa, risalenti al 1182 e al 1214.<ref name="Aubrey17"/> Secondo la sua ''[[Vida (biografia)|vida]]'', diventa menestrello e viaggia arrivando alla corte di [[Alfonso II di Aragona]], il quale lo accoglie con grande onore.<ref name="Egan"/> Il primo componimento databile di Peire Ramon è un ''[[planh]]'' scritto per la morte del re [[Enrico il Giovane]] nel 1183.<ref name="Aubrey17"/> In base alla sua ''vida'' Peire passa "un lungo periodo" alle corti di Alfonso, [[Guglielmo VIII di Montpellier]], e di un certo "Conte Raimondo", il quale potrebbe riferirsi a [[Raimondo V di Tolosa]] o, più probabilmente, [[Raimondo VI di Tolosa|Raimondo VI]].<ref name="Aubrey17"/><ref name="Egan"/> Trascorse inoltre un periodo in Italia ([[Lombardia]] e [[Piemonte]]), alle corti di [[Tommaso I di Savoia]], [[Guglielmo Malaspina]] e [[Azzo VI d'Este]].<ref name="Aubrey17"/> La figlia di Azzo, Beatrice, era la destinataria di una delle poesie di Peire.<ref name="Aubrey17"/> Alla fine Peire si stabilisce con la moglie a [[Pamiers]] e quivi morì.<ref name="Egan"/>
 
Peire era reputato un cantore e un compositore di ''[[canso|cansos]]s''.<ref name="Egan"/> La sua opera è caratterizzata da temi riguardanti la natura e da uno stile [[ermetismo|ermetico]].<ref>Aubrey, 18.</ref> Imitava i trovatori [[Cadenet (trovatore)|Cadenet]] e [[Arnaut Daniel]] ed era a sua volta imitato da [[Bertran de Born]], soprattutto per quanto riguarda il suo uso di immagini naturalistiche.<ref>Aubrey, 21.</ref> Bertran arrivò addirittura a copiare un'intera stanza della poesia di Peire "No.m puesc sofrir d'una leu chanso faire".<ref>Kastner, 27.</ref> In "Us noels pessamens", Peire inoltre anticipa il poeta [[lingua toscana|toscano]] [[Dante Alighieri]].<ref>Lewent, 106. Il passo di Dante vien riferito all<nowiki>'</nowiki>''[[Inferno (Divina Commedia)|Inferno]]'', V, 121 ff.</ref> Peire si duole della sua amante, che sembra prima voler accennare a un'intesa, ma poi si mostra restia, quando dice:
{{quote|So ormai a dismisura cosa<br />fa la donna mia, senza mentire,<br />poiché mi fa qui a sé venire<br />
e ciò che lei promette non mi dona;<br />chi il grande bene non è avvezzo<br />ad avere, meglio sa l'affanno<br />sopportare, e ciò è bello e buono,<br />ché più pena gli darebbe la sciagura<br />quando della sua felicità si sovviene.||Desmezura conosc hueymai<br />Que fai ma dona, ses mentir,<br />Pus que a se·m fetz aissi venir,<br />E so que·m promes er m'estray;<br />Que qui non a vezat aver<br />Gran be, plus leu sap sostener<br />Afan, que tals es belhs e bos,<br />Que·l maltraitz l'es plus angoissos,<br />Quan li sove·l benanansa.<ref>Lewent, 106<!-- "For he who is not accustomed to have much luck, is more capable of suffering misery than one who is noble and high in rank; for misfortune grieves the latter more if he remembers (former) good fortune."//--></ref>|lingua=oc}}
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