Differenze tra le versioni di "La coscienza di Zeno"

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Il protagonista narra fatti che coprono tutta la sua vita.
 
Oltre all'inettitudine, il suo grande problema è il vizio del fumo, del quale non riesce a liberarsi. Il protagonista, infatti, ricorda di aver iniziato a fumare già nell'adolescenza, a causa del rapporto conflittuale con il padre, al quale inizialmente rubava soldi per comprare le sigarette. In seguito, dopo essere stato scoperto, raccoglie i sigari fumati a metà sparsi per casa. Nonostante più volte si sia riproposto di smettere, non vi riesce proprio, e per questo si sente frustrato. I numerosi sforzi e tentativi non portano però a nessun risultato.
 
Ogni volta che prova a smettere di fumare, Zeno decide di fumare un'"ultima sigaretta" (U.S.) e di annotare la data di questa. Dopo numerosi fallimenti Zeno si rende conto che fumare "ultime sigarette" è per lui un'esperienza piacevolissima, in quanto quelle assumono ogni volta un sapore diverso, causato dalla coscienza che dopo quelle non potrà fumarne più. Zeno si rivolge a facoltosi medici, riempie libri e addirittura pareti con la sigla U.S., ma non riesce a smettere: il tentativo dura moltissimi anni e non si realizza mai, neanche dopo essersi recato in una clinica specialistica dove, una volta pentitosi di avere iniziato la cura, corrompe l'infermiera con l'alcol per scappare pensando erroneamente che la moglie lo stia tradendo con il Dottor Muli, il dottore della clinica.
 
== Critica ==
 
Questo romanzo conclude la serie di opere sul tema dell'inettitudine iniziato in ''[[Una vita (Svevo)|Una vita]]'' e successivamente sviluppato in ''[[Senilità (romanzo)|Senilità]]'': a differenza dei suoi predecessori, Nitti e Brentani, il protagonista Cosini riesce a superare la malattia ed il complesso di inferiorità.
 
Particolarmente interessante è la concezione che Zeno ha di sé a confronto con gli altri personaggi (le tre sorelle, il padre, Guido Speier, Enrico Copler...): egli sa di essere malato e considera gli altri "sani", ma proprio perché questi ultimi sanno di esser "normali" tendono a rimanere cristallizzati nel loro stato, mentre Zeno, inquieto, si considera un inetto e per questo è disposto al cambiamento e a sperimentare "nuove forme di esistenza". Sulla base di questa convinzione egli finisce col ribaltare il rapporto tra sanità e malattia: l'inettitudine si configura come una condizione aperta, disponibile ad ogni forma di sviluppo; e di conseguenza la sanità si riduce ad un difetto, l'immutabilità.
 
'''Per una nuova, radicalmente diversa lettura della ''Coscienza di Zeno'''''.
 
Si informa che da ventisei anni è stata proposta e riproposta, in libri e saggi vari della stessa autrice, Noemi Paolini Giachery (del 2017 è la nuova edizione di ''Italo svevo. Il superuomo dissimulato''), una lettura della ''Coscienza di Zeno'' totalmente diversa dalla vulgata: una lettura che non si basa su circumnavigazioni culturali né su forzose applicazioni di teoria della letteratura ma solo sull’attenzione al significato letterale del testo. Questa proposta, ignorata dalla critica, salvo rarissime eccezioni, si può trovare ora anche su internet al nome di Noemi Paolini Giachery: nel sito “Literary” col titolo [http://www.literary.it/dati/literary/P/paolini_giachery/per_una_nuova_radicalmente.html ''Per una nuova, radicalmente diversa lettura della'' Coscienza di Zeno], e nel blog “L’ombra delle parole” col titolo ''[https://lombradelleparole.wordpress.com/2015/12/03/noemi-paolini-giachery-e-zeno-lassassino-appunti-sul-romanzo-di-italo-svevo-la-coscienza-di-zeno-indagine-di-un-critico-inquieto-e-curioso-il-romanzo-della-crisi-europea/ Zeno assassino]''.
'''Per una nuova, radicalmente diversa lettura della ''Coscienza di Zeno'''''.
 
Il problema critico si può sintetizzare in poche battute o addirittura in una battuta in sé paradossale. Questa la battuta pronunziata da Zeno di fronte al cognato Guido di cui conosce una precedente simulazione di suicidio: '''“E chi non vuole morire deve prendere del veronal puro”.                                               '''
Si informa che da ventisei anni è stata proposta e riproposta, in libri e saggi vari della stessa autrice, Noemi Paolini Giachery (del 2017 è la nuova edizione di ''Italo svevo. Il superuomo dissimulato''), una lettura della ''Coscienza di Zeno'' totalmente diversa dalla vulgata: una lettura che non si basa su circumnavigazioni culturali né su forzose applicazioni di teoria della letteratura ma solo sull’attenzione al significato letterale del testo. Questa proposta, ignorata dalla critica, salvo rarissime eccezioni, si può trovare ora anche su internet al nome di Noemi Paolini Giachery: nel sito “Literary” col titolo [http://www.literary.it/dati/literary/P/paolini_giachery/per_una_nuova_radicalmente.html ''Per una nuova, radicalmente diversa lettura della'' Coscienza di Zeno], e nel blog “L’ombra delle parole” col titolo ''[https://lombradelleparole.wordpress.com/2015/12/03/noemi-paolini-giachery-e-zeno-lassassino-appunti-sul-romanzo-di-italo-svevo-la-coscienza-di-zeno-indagine-di-un-critico-inquieto-e-curioso-il-romanzo-della-crisi-europea/ Zeno assassino]''.
 
Questa dichiarazione  è in sé una istigazione al suicidio e diventa omicidio quando, come nel nostro caso, il consiglio è seguito con esito letale.<ref>Questa interpretazione è stata ripresa con gli stessi   argomenti e presentata come propria e originale (nonostante la citazione del testo della vera autrice   nella nota bibliografica) da Elisa Martinez Garrido, dell’Università di Madrid, nel testo riportato in internet col titolo  ''Della vendetta, della gelosia, della menzogna e del veleno tragico. La traccia di Shakespeare ne'' La coscienza di Zeno.</ref>
Il problema critico si può sintetizzare in poche battute o addirittura in una battuta in sé paradossale. Questa la battuta pronunziata da Zeno di fronte al cognato Guido di cui conosce una precedente simulazione di suicidio: '''“E chi non vuole morire deve prendere del veronal puro”.                                              '''
 
Questa dichiarazione  è in sé una istigazione al suicidio e diventa omicidio quando, come nel nostro caso, il consiglio è seguito con esito letale.<ref>Questa interpretazione è stata ripresa con gli stessi  argomenti e presentata come propria e originale (nonostante la citazione del testo della vera autrice  nella nota bibliografica) da Elisa Martinez Garrido, dell’Università di Madrid, nel testo riportato in internet col titolo  ''Della vendetta, della gelosia, della menzogna e del veleno tragico. La traccia di Shakespeare ne'' La coscienza di Zeno.</ref>
 
== Edizioni ==
 
*''La coscienza di Zeno. Romanzo'', Bologna-Rocca S. Casciano-Trieste, L. Cappelli editore, 1923 (prima edizione).<ref name="ref_A" />
*''La coscienza di Zeno. Romanzo'', Seconda edizione, Milano, Giuseppe Morreale editore, 1930.
 
== Bibliografia ==
 
* Gabriella Contini, ''Il romanzo inevitabile. Temi e tecniche nella «Coscienza di Zeno»'', Milano, Mondadori, 1983.
*Giuseppe Genco, ''Italo Svevo tra psicanalisi e letteratura'', Napoli, [[Guida Editori]], 1998.
* Giovanni Palmieri, ''Schmitz, Svevo, Zeno. Storia di due "biblioteche"'', Milano, Bompiani, 1994.
*Noemi Paolini Giachery, ''Italo Svevo. Il superuomo dissimulato'', Roma, Studium, 1993 (nuova ed. Aracne 2017).
*Eduardo Saccone, ''Commento a Zeno. Saggio sul testo di Svevo'', Bologna, Il Mulino, 1973 (nuova ed. accresciuta, 1991).
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