Differenze tra le versioni di "Nello sciame"

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=== Atrofia delle mani e artrosi delle dita ===
In un passaggio del saggio Han riprende la teoria di [[Vilém Flusser]], in cui il filosofo ceco profetizzava la vita immateriale con l’avvento dei dispositivi digitali. Questo per Flusser avrebbe portato all’atrofia delle mani, inutilizzate per il lavoro.<ref name=":2">{{Citacita libro|titolo=Vilém Flusser, La cultura dei media, a cura di A. Borsari, trad. it. di T. Cavallo,|autore=Vilém Flusser|editore=Bruno Mondadori, |città=Milano |anno=2004}}</ref>. All'atrofia delle mani di Flusser Han aggiunge il concetto di artrosi delle dita: le dita, grazie alle quali digitiamo, diventano la parte di corpo più importante, indispensabile, più della voce, per comunicare.
 
In generale, Han usa il termine atrofia per indicare metaforicamente una condizione che è legata al disuso di un determinato soggetto, che comporta una diminuzione di efficienza di questo elemento. Il sociologo coreano parla anche di atrofia del giudizio: perdita di lucidità nella facoltà di decidere e giudicare, che Han riconduce all’avvento del digitale e dello smartphone, che col suo meccanismo di input-output e il flusso enorme di informazioni date ci fa perdere la capacità di giudizio critico.
Han nel suo libro cita diversi concetti propri di altri pensatori contemporanei o del primo Novecento. Nel capitolo "''Dall'agire al pensare con le dita"'' l'autore parte dalla definizione di agire data dalla filosofa [[Hannah Arendt]]<ref>{{Cita libro|titolo=Hannah Arendt, Vita activa: la condizione umana, trad. it. di S. Finzi, Bompiani, Milano 1997, p.46}}</ref>per poi reinterpretarla in chiave più moderna.
 
Lo stesso procedimento viene fatto con il concetto di atrofia delle mani di [[Vilém Flusser|Flusser]].<ref>{{cita libro|titolo=PerLa unacultura filosofiadei della fotografiamedia|autore=Vilém Flusser, La cultura dei media|editore=Bruno Mondadori|annocittà=2006Milano|panno=1282004}}</ref>.
 
In "''Dal contadino al cacciatore''" Han cita [[Martin Heidegger]] e la sua definizione di mano come il medium dell'essere, come colei che agisce<ref>{{Cita libro|titolo=Martin Heidegger, Che cosa significa pensare. Chi è lo Zarathustra di Nietzsche, trad. it. di U. Ugazio e G. Vattimo, SugarCo, Milano 1978, p.10}}</ref>.