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Poco tempo dopo il suo assassinio, il cantante cabilo [[Lounès Matoub]] (che sarebbe morto anche lui in un agguato terrorista nel 1998) componeva ''Kenza'', una canzone dedicata alla figlia del poeta, in cui ricordava lui e molte altre vittime di quel periodo di insensata violenza: il miliante democratico Rachid Tigziri, il giornalista televisivo [[Smail Yefsah]], il sociologo [[Djilali Liabès]], il medico e poeta [[Laadi Flici]], il medico [[Mahfoud Boucebci]]...
 
{{quote|Anche se hanno abbattuto tante stelle<br />Il cielo non ne resterà mai privo (...)<br />O Kenza, figlia mia,<br />non piangere:<br />il motivo per cui siamo caduti<br />è l’Algeria di domani|[[Lounès Matoub]], ''Kenza'']] [trad. di Vermondo Brugnatelli]|Xas neqḍen acḥal d itri<br />Igenni ur inegger ara (...)<br />A Kenza a yelli<br />Ur ttru yara<br />Ssebba f neɣli<br />D Ldzayer n uzekka|lingua=ber}}
 
Più di recente, [[Salman Rushdie]] ha ricordato Tahar Djaout (sia pure senza nominarlo esplicitamente) in un brano del suo romanzo ''Shalimar il clown'' in cui viene descritto l'assassinio, in un parcheggio, di uno scrittore ucciso da integralisti religiosi che lo accusavano di essere empio, blasfemo, venduto all'occidente perché parlava [[lingua francese|francese]]. Poco dopo la sua morte, Salman Rushdie aveva presentato un documentario della [[BBC]] intitolato ''Shooting the Writer'' ("Spara allo scrittore").