La vita è un romanzo: differenze tra le versioni

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Riferimento bibliografico
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== Trama ==
Nel film si intrecciano tre storie ambientate in uno stesso luogo, un castello [[liberty]] nelle [[Ardenne]], ma in epoche diverse. A giudizio di [[Paolo Mereghetti]], i film di [[Alain Resnais|Resnais]] «sono forse più difficili da raccontare che da vedere»<ref name = mereghetti>Paolo Mereghetti, «[http://archiviostorico.corriere.it/2008/gennaio/07/Resnais_cerebrale_leggero_intrecciare_tante_co_9_080107047.shtml Resnais, cerebrale e leggero fa intrecciare tante vite]», ''[[Corriere della Sera]]'', 7 gennaio 2008</ref>.
 
Il film si apre con l'annuncio che il conte Forbek fa ai suoi amici radunati per un [[picnic]] il [[3 gennaio]] [[1914]]: ha ereditato una considerevole fortuna e intende utilizzarla per costruire un "tempio della felicità": un castello per sé e per loro, dedicato a Livia, la donna che ama e intende sposare. Lo scoppio della prima guerra mondiale, che coinvolgerà immediatamente le [[Battaglia delle Ardenne (1914)|Ardenne]], interrompe il progetto; durante la guerra Livia sposa Raoul, un ufficiale dell'esercito. Il corpo principale del castello sarà inaugurato nel [[1920]] con un fastoso ricevimento nel corso della quale tutti gli ospiti, fra i quali anche Livia e Raoul, sono invitati a partecipare a un esperimento: dovranno bere una pozione che spazzerà via i loro ricordi, soprattutto quelli dolorosi della grande guerra, in modo da rivivere nuovamente e in felicità l'avvenire. A differenza degli altri, Livia finge solo di bere la pozione, che ha versato in un vaso, e ne osserva gli effetti sugli altri.
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La collaborazione fra [[Alain Resnais]] e lo sceneggiatore [[Jean Gruault]] in ''[[Mon oncle d'Amérique]]'' produsse ottimi risultati e spinse il produttore Philippe Dussart a chiedere loro di progettare un altro film insieme. Ne uscì una sceneggiatura originale alla quale contribuirono da un lato gli interessi teorici di Gruault allo studio della felicità, dall'altro l'interesse di Resnais alll'[[Architettura neogotica#Neogotico inglese|architettura inglese del XVIII secolo]] e ai progetti stravaganti di [[William Beckford]], punto di partenza per la creazione del castello di Forbek<ref name="gruault">Intervista a Jean Gruault contenuta nel DVD di ''La vie est un roman'' edito da ''Artificial Eye'', ottobre 2002</ref>.
 
Il film, uscito nell'[[aprile]] del [[1983]], non ha avuto il successo sperato: ha ricevuto numerose recensioni negative<ref>Emma Wilson, ''Alain Resnais'', Manchester: Manchester University Press, 2006, p. 157</ref>, mentre il numero di spettatori nelle sale cinematografiche [[Francia|francesi]] è stato il più basso in assoluto fra tutti i film di Resnais<ref>Intervista ad Alain Resnais in: Robert Benayoun, ''Alain Resnais: arpenteur de l'imaginaire'', Paris: Stock, Ramsay, 2008, p. 252</ref>. Una difficoltà del film, comune peraltro ad altri film di Resnais, è la mancanza di una trama univoca e la violazione delle [[unità aristoteliche]] di tempo e luogo. Rileva [[Paolo Mereghetti|Mereghetti]] che in questo film «a intrecciarsi sono i piani temporali: il passato, il presente e un ipotetico (e fumettistico) futuro»<ref name = mereghetti>.
 
La [[musica]] svolge un ruolo importante nel film. Resnais ha utilizzato un alternarsi di dialoghi parlati e cantati; per le scene finali della vicenda ambientata negli [[anni 1980|anni ottanta]] Resnais ha avuto come modello ''[[Le nozze di Figaro]]'' [[mozart]]iane<ref>Intervista ad Alain Resnais in ''Cahiers du Cinéma'', no. 347 (1983); citata in: Emma Wilson, ''Alain Resnais'', Manchester: Manchester University Press, 2006, p. 157</ref>. L'influenza dell'[[opera lirica]] del film è evidenziata ulteriormente dalla presenza di due famosi cantanti: il [[basso-baritono]] [[Ruggero Raimondi]], nel ruolo di Forbek, e del [[mezzosoprano]] [[Cathy Berberian]], nel ruolo della vecchia nutrice.