Differenze tra le versioni di "Tahar Djaout"

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{{quoteCitazione|Il silenzio è la morte;<br />e tu, se taci muori <br />e se parli muori<br />allora di' e muori...|Attribuito a Tahar Djaout [trad. di [[Vermondo Brugnatelli]]]|Le silence, c'est la mort;<br />et toi, si tu te tais, tu meurs<br />et si tu parles, tu meurs;<br />alors dis et meurs...|lingua=fr}}
{{Bio
|Nome = Tahar
Quasi fosse presago della propria tragica fine, il poeta scriveva, in una delle sue prime opere
 
{{quoteCitazione|Aveva cercato invano<br />l'ombra salutare dei fichi<br />in questo deserto di argilla secca<br />rimestata dai mulinelli<br /><br />quando giunse alla prima oasi<br />degli uomini<br />mollemente distesi sotto le palme<br />dopo essersi dissetati<br />gli sguinzagliarono contro i cani<br />e scaricarono i fucili su di lui<br /><br />e tenendosi le interiora in mano<br />è partito per andare lontano<br />molto lontano<br />sotto il sole calante|''Solstice barbelé'' , p. 13|Il avait cherché en vain<br />l'ombre salutaire des figuiers<br />dans ce desert d'argile sèche<br />que malaxent les tornades<br /><br />lorsqu'il arriva à la première oasis<br />des hommes<br />mollement étendus sous les palmiers<br />après s'être désaltérés<br />lâchèrent sur lui leurs chiens<br />et déchargérent leurs fusils<br /><br />et les tripes dans les mains<br />il est reparti au loin<br />très loin<br />sous le soleil couchant|lingua=fr}}
 
Poco tempo dopo il suo assassinio, il cantante cabilo [[Lounès Matoub]] (che sarebbe morto anche lui in un agguato terrorista nel 1998) componeva ''Kenza'', una canzone dedicata alla figlia del poeta, in cui ricordava lui e molte altre vittime di quel periodo di insensata violenza: il miliante democratico [[Rachid Tigziri]] (sgozzato il 31 gennaio 1994), il giornalista televisivo [[Smail Yefsah]] (caduto il 18 ottobre 1993), il sociologo [[Djilali Liabès]] (ucciso il 16 marzo 1993), il medico e poeta [[Laddi Flici]] (assassinato il 17 marzo 1993), il medico [[Mahfoud Boucebci]](accoltellato il 15 giugno 1993)...
 
{{quoteCitazione|Anche se hanno abbattuto tante stelle<br />Il cielo non ne resterà mai privo (...)<br />O Kenza, figlia mia,<br />non piangere:<br />il motivo per cui siamo caduti<br />è l'Algeria di domani|[[Lounès Matoub]], ''Kenza'' [trad. di Vermondo Brugnatelli]|Xas neqḍen acḥal d itri<br />Igenni ur inegger ara (...)<br />A Kenza a yelli<br />Ur ttru yara<br />Ssebba f neɣli<br />D Ldzayer n uzekka|lingua=ber}}
 
Più di recente, [[Salman Rushdie]] ha ricordato Tahar Djaout (sia pure senza nominarlo esplicitamente) in un brano del suo romanzo ''Shalimar il clown'' in cui viene descritto l'assassinio, in un parcheggio, di uno scrittore ucciso da integralisti religiosi che lo accusavano di essere empio, blasfemo, venduto all'occidente perché parlava [[lingua francese|francese]]. Poco dopo la sua morte, Salman Rushdie aveva presentato un documentario della [[BBC]] intitolato ''Shooting the Writer'' ("Spara allo scrittore").
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