Paul Morphy: differenze tra le versioni

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D'altra parte, Morphy non esercitò nessun'altra professione, perché egli in realtà giudicava gli scacchi molto seriamente e sentiva che quella di giocatore di scacchi era la sua autentica vocazione. Da questa contraddizione derivò un'ulteriore regressione e il manifestarsi della psicosi. Anche il fatto che egli abbia trascritto e conservato le sue partite, la maggior parte delle quali estemporanee e di scarso valore, testimonierebbe il suo inconscio esibizionismo. Con il timore di essere smascherato si spiegherebbe anche la fobia di essere privato degli abiti dall'amico Binder.
 
Finché giocò a scacchi, sublimò la rivalità verso il padre, i suoi impulsi aggressivi - egli fu noto come giocatore di estrema gentilezza e signorilità - e represse il timore di essere aggredito. Abbandonando gli scacchi e il mondo fantastico che questi rappresentano, non distinse più fantasia e realtà: s'identifico psicoticamente con il padre e regredì all'infanzia, manifestando impulsi voyeuristici, rivelati dall'insistenza con cui guardava le donne o dal fatto che nella sua stanza disponeva a semicerchio scarpe femminili.<ref>L'analisi è tratta da R. Fine, ''La psicologia del giocatore di scacchi'', 1976, pp. 58-66.</ref>
 
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