Differenze tra le versioni di "Storia dell'islam nell'Italia medievale"

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== La minaccia turco-barbaresca ==
{{Vedi anche|Corsari barbareschi}}
Di pari passo alla nascita e alla crescita della potenza [[Impero Ottomano|ottomana]], iniziarono e crebbero gli attacchi Turchi alle coste italiane. L'espansione turca, esaltata dalla conquista di [[Costantinopoli]] ([[1453]]), era proseguita in modo apparentemente inarrestabile, assoggettando con Selim ''Yavuz'' [[Siria]], [[Penisola araba|Arabia]], [[Egitto]] e [[Nordafrica]], spingendosi poi in Europa con la conquista di [[Belgrado]], [[Rodi]] e [[Ungheria]], arrivando persino ad assediare [[Vienna]]. La guerra di [[Corsari barbareschi|corsa]] era una fonte di approvvigionamento di risorse economiche e di forza lavoro per la flotta ottomana nell'ottica dell'espansionismo, nonché di schiavi. Figure di spicco della guerra di corsa ottomana furono [[Khayr al-Din Barbarossa|Khayr al-Din ''Barbarossa'']] e [[Dragut|Turghud Alì, detto anche Dragut]], ossia ''La spada vendicatrice dell'Islam''.
 
{{Vedi anche|Corsari barbareschi}}
''Ariadeno'' Barbarossa, in seguito ''qapudàn'' della flotta [[Ottomani|ottomana]], ''[[Bey (carica)|bey]]'' di [[Algeri]] e di [[Tlemcen]], di origini cristiane come molti ammiragli ottomani, conquista al volgere del [[XVI secolo]] l'isola di [[Djerba|Gerba]] trasformandola in base per le sue spedizioni, alleandosi poi con il suo sovrano [[Hafsidi|hafside]] [[Abū ʿAbd Allāh Muḥammad]]. Fra i saccheggi si ricordano quelli delle zone di [[Diano Marina]], di [[Reggio Calabria]] ([[1512]]), di [[Isola di Lipari|Lipari]] e di [[Tindari]]. Nel [[1513]] venne attaccato dalla flotta della [[Repubblica di Genova]] nel porto di [[Tunisi]]: sconfitto, fu costretto a rinchiudersi entro le mura della città, perdendo il forte di [[La Goletta]] e diverse [[galeotta|galeotte]]. Nel [[1526]], attaccò nuovamente [[Reggio Calabria]] subendo però lo scacco da parte dei reggini. Si rivolse allora contro [[Messina]] e, superato il [[Faro di Messina]], attaccò la fortezza sul porto. In cerca di altri bottini risalì la penisola italiana, ma davanti a [[Piombino]] venne affrontato e costretto alla fuga da [[Andrea Doria]], alla guida di una flotta composta da navi pontificie e da alcune galee dei [[Cavalieri di Malta]]. Barbarossa divenne dopo il [[1533]] l'indiscusso ammiraglio della flotta ottomana. Nel [[1534]] attacca e saccheggia il territorio di [[Fondi]], mentre già da settimane andava depredando le coste meridionali della penisola, effettuando rapidi sbarchi dalle sue navi. La tradizione vuole che abbia cercato di rapire [[Giulia Gonzaga]] per consegnarla in "dono" al sultano [[Solimano il Magnifico]], ma ella riuscì a sfuggire. Nel [[1538]] affrontò nuovamente [[Andrea Doria]] nella [[battaglia di Prevesa]], battendolo e catturando alcune galee genovesi. Nel [[1543]] partecipò, alleato dei francesi, all'assedio di Nizza che venne espugnata e saccheggiata, l'anno seguente si fermò a [[Sanremo]]. Nel [[1544]] furono deportati 4000 abitanti di [[Ischia (isola)|Ischia]] e 9000 di [[Isola di Lipari|Lipari]] (quasi l'intera popolazione).
[[File:Turgutreis Monument.JPG|thumb|left|Il monumento a Turgut Reis nella sua natia [[Bodrum]].]]
Il 25 luglio [[1546]] Dragut sbarcò a [[Laigueglia]] e cattura tutti gli abitanti. Successivamente gli stessi vengono liberati dal capitano [[Berno]] che riesce ad impadronirsi della nave corsara sulla quale viaggiavano i laiguegliesi rapiti. Il 4 luglio [[1549]] assediò [[Rapallo]] in [[Liguria]], depredando la città e le chiese di oggetti sacri religiosi. Dopo tre giorni il [[corsaro]] ripartì dal borgo ruentino, portando via come schiave più di cento fanciulle rapallesi.
Nel luglio [[1551]], Dragut assalì le isole maltesi, e dopo un assedio al castello di [[Gozo]] di tre giorni portò via circa 5000 degli abitanti come schiavi. Tra il [[1552]] ed il [[1553]] la sua azione sul Tirreno fu particolarmente intensa con rapimenti e saccheggi lampo; si ricorda quello di [[Scauri]] con il rapimento di 200 persone. Nel luglio [[1553]], Dragut si accostò a [[Portoferraio|Cosmopoli]] ma fu respinto con molte perdite. Ad analogo insuccesso andò incontro nell'assedio di [[Piombino]]. Nel luglio del [[1554]] assediò per una settimana circa la città di [[Vieste]] incendiandola e devastandola. Decapitò circa 5000 persone sulla roccia ai piedi della Cattedrale e ne deportò 7000. Il 2 luglio [[1555]] assediò la cittadina di [[Paola (Italia)]], la saccheggiò ed incendiò, fece strage tra la popolazione arrivando a depredare anche il Convento dei frati Minimi, fondato da [[San Francesco di Paola]]. Deportò giovani e donne da destinare al mercato degli schiavi. Nel 1564 lanciò ripetuti assalti e saccheggi al borgo di [[Civezza]], nell'attuale [[provincia di Imperia]]. Nel [[1565]] Dragut morì durante il suo [[Assedio di Malta#Battaglia del forte Sant'Elmo|assedio al forte di Sant'Elmo a Malta]].
===Lepanto===
{{Vedi anche|Battaglia di Lepanto|Battaglia di Vienna}}
La ''[[battaglia di Lepanto]]'' (7 ottobre [[1571]]) segnò un punto di svolta importante negli equilibri militari nell'area del Mediterraneo. La disfatta di Lepanto rappresentò la prima significativa inversione di tendenza, ed impedì ai Turchi una ulteriore espansione nel settore occidentale del Mediterraneo. Tradizionalmente si pensa che questo scontro abbia segnato l'inizio della parabola discendente nella storia dell'impero turco-ottomano: in realtà più di un secolo dopo i Turchi erano ancora una volta giunti in forze sotto le mura di [[Vienna]], mentre Venezia dovette combattere altre lunghe guerre con l'Impero Ottomano.
 
La '''[[battaglia di Lepanto]]''' (7 ottobre [[1571]]) segnò un punto di svolta importante negli equilibri militari nell'area del Mediterraneo. La disfatta di Lepanto rappresentò la prima significativa inversione di tendenza, ed impedì ai Turchi una ulteriore espansione nel settore occidentale del Mediterraneo. Tradizionalmente si pensa che questo scontro abbia segnato l'inizio della parabola discendente nella storia dell'impero turco-ottomano: in realtà più di un secolo dopo i Turchi erano ancora una volta giunti in forze sotto le mura di [[Vienna]], mentre Venezia dovette combattere altre lunghe guerre con l'Impero Ottomano. {{Vedi anche|Battaglia di Vienna}} La battaglia di Lepanto fu combattuta tra le flotte dell'[[Impero Ottomano]] e della cristiana [[Lega Santa (Mediterraneo)|Lega Santa]] che riuniva forze navali di [[Repubblica di Venezia|Venezia]], della [[Spagna]], di [[Stato Pontificio|Roma]], di [[Repubblica di Genova|Genova]], dei [[Cavalieri di Malta]] e del [[Ducato di Savoia]]. La scarsa coesione tra i vincitori impedì alle forze alleate di sfruttare appieno la loro vittoria ed ottenere una supremazia duratura. Gli attacchi alle coste italiane continuarono ugualmente da parte delle piraterie barbaresche: dopo Lepanto fu chiaro che la flotta turca non era invincibile, mentre la Spagna, pur vittoriosa, era troppo impegnata a reprimere la rivolta dei Paesi Bassi spagnoli, e quindi le reggenze barbaresche "rialzarono la testa", guadagnando spazi d'autonomia, o dedicandosi alla pirateria, anche contro gli interessi del Sultano. Gli stessi ottomani continuarono a battere le coste italiane: un convertito che arrivò addirittura alla carica di [[Gran Vizir]], '''[[Sinan Pascia]]''', nome di battesimo Scipione Cicala di origini genovesi, viene posto a capo anche di una flotta corsara che, nel [[1594]]- [[1595]], compie numerose e violente incursioni nell'Italia meridionale, particolarmente in [[Calabria]]; [[Soverato]], [[Cirò Marina]] e la stessa [[Reggio Calabria|Reggio]] vengono messe a ferro e fuoco, e ancora adesso è nota la strofa popolare su di lui:
{{Vedi anche|Battaglia di Lepanto}}
La '''[[battaglia di Lepanto]]''' (7 ottobre [[1571]]) segnò un punto di svolta importante negli equilibri militari nell'area del Mediterraneo. La disfatta di Lepanto rappresentò la prima significativa inversione di tendenza, ed impedì ai Turchi una ulteriore espansione nel settore occidentale del Mediterraneo. Tradizionalmente si pensa che questo scontro abbia segnato l'inizio della parabola discendente nella storia dell'impero turco-ottomano: in realtà più di un secolo dopo i Turchi erano ancora una volta giunti in forze sotto le mura di [[Vienna]], mentre Venezia dovette combattere altre lunghe guerre con l'Impero Ottomano. {{Vedi anche|Battaglia di Vienna}} La battaglia di Lepanto fu combattuta tra le flotte dell'[[Impero Ottomano]] e della cristiana [[Lega Santa (Mediterraneo)|Lega Santa]] che riuniva forze navali di [[Repubblica di Venezia|Venezia]], della [[Spagna]], di [[Stato Pontificio|Roma]], di [[Repubblica di Genova|Genova]], dei [[Cavalieri di Malta]] e del [[Ducato di Savoia]]. La scarsa coesione tra i vincitori impedì alle forze alleate di sfruttare appieno la loro vittoria ed ottenere una supremazia duratura. Gli attacchi alle coste italiane continuarono ugualmente da parte delle piraterie barbaresche: dopo Lepanto fu chiaro che la flotta turca non era invincibile, mentre la Spagna, pur vittoriosa, era troppo impegnata a reprimere la rivolta dei Paesi Bassi spagnoli, e quindi le reggenze barbaresche "rialzarono la testa", guadagnando spazi d'autonomia, o dedicandosi alla pirateria, anche contro gli interessi del Sultano. Gli stessi ottomani continuarono a battere le coste italiane: un convertito che arrivò addirittura alla carica di [[Gran Vizir]], '''[[Sinan Pascia]]''', nome di battesimo Scipione Cicala di origini genovesi, viene posto a capo anche di una flotta corsara che, nel [[1594]]- [[1595]], compie numerose e violente incursioni nell'Italia meridionale, particolarmente in [[Calabria]]; [[Soverato]], [[Cirò Marina]] e la stessa [[Reggio Calabria|Reggio]] vengono messe a ferro e fuoco, e ancora adesso è nota la strofa popolare su di lui:
{{citazione|''Arrivaru li turchi, a la marina <br /> Cu Scipioni Cicala e novanta galeri. <br /> Na matina di maggiu, Cirò vozzi coraggiu <br /> Mentre poi a settembri, toccò a Riggiu. <br /> Genti fujiti, jiti a la muntagna, <br /> Accussì di li turchi nessuno vi pigghia!''}}
 
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