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Il '''piroscafo''' definito anche come '''nave a vapore''', '''vapore''' o '''vaporetto''' (quest'ultimo se di piccole dimensioni<ref>Per ''vaporétto'' s. m. [dim. di vapore], si intende un piroscafo di piccole dimensioni, specialmente se destinato a servizi pubblici in porti, canali, laghi.</ref>), è un [[mezzi di trasporto|mezzo di trasporto]] usato nel [[XIX secolo]] per navigare utilizzando appunto la [[motore a vapore|propulsione a vapore]]. Inizialmente era mosso da grandi [[ruota a pale|ruote a pale]] laterali.
 
==I love Piroscafo==
==Storia==
 
Il primo modello funzionante fu varato da Claude de Jouffroy nel [[1783]]. Si trattava però di un prototipo ancora sperimentale, poiché il primo vero battello a vapore applicò l'apparato motore inventato da [[James Watt]] e fu fatto navigare da [[Robert Fulton]] lungo il fiume [[Hudson]] nel 1807. Si chiamava ''Clermont'', aveva una potenza di 18 cavalli e fu demolito quasi subito dai barcaioli del fiume per paura di restare senza lavoro. In Italia la prima nave a vapore fu la ''Ferdinando I'', costruita nei cantieri partenopei di Vigliena<ref>D'Ambrosio A. (1993) ''Storia di Napoli'', Napoli, Edizioni Nuova V.E., p. 189, {{NoISBN}}</ref> e salpata da [[Napoli]] il 27 settembre [[1818]].
 
Inizialmente il piroscafo fu usato nella navigazione in acque interne, essendo troppo rischioso l'utilizzo sulle lunghe distanze. La cultura del veliero era ancora saldamente radicata nell'immaginario collettivo e non si sapeva come risolvere il problema della scorta di combustibile. Nel 1838, infatti, i piroscafi ''[[SS Sirius (1837)|Sirius]]'' e ''[[Great Western]]'' intrapresero una gara di velocità durante la prima traversata atlantica a vapore, e il ''Sirius'' dovette bruciare l'arredamento delle cabine per mantenere in funzione la caldaia. Furono le prime navi ad attraversare l'Atlantico usando la forza del vapore. In quello stesso anno, il costruttore della ''[[Great Eastern]]'' - [[Isambard Kingdom Brunel|Isambard Brunel]] - verificò una proporzione apparentemente banale ma che ebbe un'importanza decisiva: più grande era il tonnellaggio della nave, più combustibile poteva trasportare e più lunga poteva essere la distanza da coprire (la gigantesca ''Great Eastern'' fu appunto costruita appositamente per dimostrare tale teoria).
 
{{citazione necessaria|Proprio la necessità di scali per il carbone favorì la spinta al [[colonialismo]], prendendo possesso dei porti costieri in punti strategici del globo da parte delle Compagnie di navigazione. }}
 
Verso la metà dell'Ottocento cominciarono ad apparire sul mare le prime navi con lo scafo in ferro in sostituzione del legno e con le eliche al posto delle ruote. Il legno mal si adattava alle vibrazioni della macchina mentre le ruote a pale potevano uscire dall'acqua a causa del [[moto ondoso]] col rischio di danneggiare il motore. Si trattava di imbarcazioni con motrice mista a vela e a vapore, che dominarono i mari fino alla graduale scomparsa dei velieri (la prima nave interamente metallica risale al 1843). Già nel [[1870]] il numero dei vapori circolanti era più alto di quello dei velieri e l'apertura del [[canale di Suez]] accelerò questa tendenza. Nel [[1875]] solo tre paesi ([[Canada]], [[Norvegia]] e [[Italia]]) costruivano ancora navi a vela, mentre l'[[Inghilterra]] e la [[Germania]] gareggiavano tra loro con la costruzione dei primi transatlantici di lusso. La [[turbina]] a vapore unita alle tradizionali macchine alternative poteva permettere a queste enormi navi velocità di circa 40&nbsp;km/h e i più grandi [[motore a vapore|motori a vapore]] navali mai costruiti furono proprio quelli del ''[[Titanic]]'' e del gemello ''[[RMS Olympic|Olympic]]'' ([[1911]])<ref>dal libro: "Il ritrovamento del Titanic", di Robert Ballard</ref>.