Differenze tra le versioni di "Antonino Pio"

Questi era genero di Marco Annio Vero e, dopo essere stato esaminato per alcuni giorni, fu accettato dal Senato e adottato il 25 febbraio col nome di ''Tito Elio Cesare Antonino''. A suo volta, come da disposizioni dello stesso ''princeps'', Antonino adottò il diciassettenne [[Marco Aurelio]] (nipote di Antonino, in quanto figlio del fratello di sua moglie [[Faustina maggiore]]) e il giovane [[Lucio Vero|Lucio Commodo]], figlio dello scomparso Lucio Elio Vero.<ref>{{Cita|Guido Clemente 2008|pp. 629-630}}.</ref> Da questo momento Marco mutò il suo nome in ''Marco Elio Aurelio Vero'' e Lucio in ''Lucio Elio Aurelio Commodo''. Marco rimase sconcertato quando seppe che Adriano lo aveva adottato come nipote: solo con riluttanza passò dalla casa di sua madre sul Celio a una casa privata di Adriano.<ref>{{Cita|Birley 1990|pp. 55 ss.}}.</ref>
 
[[File:BronzeAntoninus headPius, ofCa. the138-140 EmperorA.D., Antoninusfrom PiusFormia, Romisch-GermanischesPalazzo Massimo alle MuseumTerme, CologneRome (811562100212453399323).jpg|thumb|Bronzo della testaTesta dell'imperatore presso il [[Römisch-Germanisches Museum|Museo Romano-Germaniconazionale romano di palazzo Massimo]] di [[Colonia (Germania)|ColoniaRoma]] ]]
 
Poco tempo più tardi, Adriano chiese in Senato che Marco fosse esentato dalla legge che impediva di diventare [[questore (storia romana)|questore]] prima del ventiquattresimo compleanno. Il Senato acconsentì e Marco divenne prima questore nel 138, ricevette quindi l<nowiki>'</nowiki>''[[imperium proconsulare maius|imperium proconsolare]]'' nel [[139]]-[[140]],<ref name="Clemente630">{{Cita|Guido Clemente 2008|p. 630}}.</ref> ed il consolato nel 140 (a soli diciotto anni). Fu quindi facilitato nel percorso della sua classe sociale attraverso l'[[adozione nell'antica Roma|adozione]]; egli sarebbe probabilmente diventato, prima ''[[triumvir monetalis]]'' (responsabile delle [[zecche romane|emissioni monetali imperiali]]), in seguito ''[[tribunus militum]]'' in una [[legione romana|legione]]. Marco probabilmente avrebbe preferito viaggiare e approfondire gli studi. Il suo biografo attesta che il suo carattere rimase inalterato: "''Mostrava ancora lo stesso rispetto per i rapporti come aveva quando era un cittadino comune ed era così parsimonioso e attento dei suoi beni come lo era stato quando viveva in una abitazione privata''".<ref>{{Cita|Birley 1987|pp. 38-42}}.</ref>