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== Nascita della lingua italiana ==
[[File:Bagnone-chiesa san Niccolò3.JPG|thumb|[[Bagnone]], castello, [[Chiesa di San Niccolò (Bagnone)|chiesa di san Niccolò]]: lapide in volgare che ricorda l'edificazione del campanile.]]
Per quanto riguarda la presenza consapevole di una lingua letteraria con l'ambizione di essere "italiana", ed in grado di produrre testi maturi dobbiamo invece attendere il [[XIII secolo]], con la figura di [[Francesco d'Assisi]] ([[1181]]-[[1226]]) e con la [[Scuola siciliana|scuola poetica siciliana]] ([[1230]]-[[1250]]) con [[Giacomo da Lentini]], [[Cielo d'Alcamo]] il messinese [[Stefano Protonotaro]] che produrranno esiti fortemente influenzati dai dialetti locali, e pertanto molto diversi fra loro.
L'opera più famosa in siciliano è "[[Rosa fresca aulentissima]]".
[[Dante Alighieri]], nel dodicesimo capitolo del primo libro del trattato del ''[[De vulgari eloquentia]]'', ricorda il [[volgare siciliano]] come uno tra i più illustri volgari italiani del suo periodo:
{{Citazione|''Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità''.}}
 
Nel [[1268]], [[Andrea da Grosseto]] traduce dal latino i Trattati morali di [[Albertano da Brescia]], fornendo un primitivo esempio di prosa letteraria in italiano: il volgare utilizzato dal grossetano è una lingua simile al dialetto toscano da cui egli cerca di eliminare alcune carattereristichecaratteristiche tipicamente locali, un idioma artificiale inventato con l'ambizione di poter essere compreso in tutta la penisola tant'è che il letterato lo definisce ''italico''. Nel [[XIV secolo]] si affermano i grandi scrittori [[Firenze|fiorentini]] in lingua volgare: [[Dante]] ([[1265]]-[[1321]]), [[Petrarca]] ([[1304]]-[[1374]]) e [[Boccaccio]] ([[1313]]-[[1375]]). Grazie alla loro influenza la nuova [[lingua italiana]] nasce limitatamente al solo ambito delle arti e della letteratura, e si codifica basandosi sul dialetto toscano, emendato di alcune sue caratteristiche specifiche non ravvisabili in altri dialetti della penisola.
 
Nel primo [[Quattrocento]] si assiste però ad una crisi del volgare, a causa di un giudizio negativo da parte dell'élite intellettuale sulle qualità retorico-stilistiche di questa lingua; contemporaneamente si nota un rinascere dell'interesse per i classici, che ben pochi erano ancora in grado di comprendere agevolmente. Anche i laici si dedicano alla ricerca ed allo studio dei grandi autori latini e a poco a poco emergono dalle [[biblioteca|biblioteche]] testi da tempo dimenticati. Mentre a Firenze non è possibile evitare un confronto con la grande tradizione trecentesca in volgare, gli umanisti non fiorentini sono accomunati da un atteggiamento di svalutazione o disprezzo nei confronti di questa lingua.
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