Star (azienda)

azienda italiana

La Star - Stabilimento Alimentare S.p.A. è un'azienda alimentare brianzola che produce insaporitori, sughi, salse e derivati del pomodoro, piatti pronti ed infusi.

Star - Stabilimento Alimentare
Logo
Logo
StatoBandiera dell'Italia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione19 giugno 1948 a Muggiò (MI)
Fondata daRegolo Fossati e Danilo Fossati
Sede principaleAgrate Brianza (MB)
GruppoGBfoods, Agrolimen
SettoreAlimentare
Prodottidadi, brodi, ragù, pesto, sughi pronti, tè e tisane, camomille, derivati del pomodoro, noodles, risotti pronti
Dipendenti3500 (2022)
Slogan«STAR in famiglia»
Sito webwww.star.it

È leader di mercato nelle categorie degli insaporitori di brodo, con l’iconico Dado STAR, nei ragù pronti e nei noodles con il brand Saikebon.

Nel 2006 l'azienda viene acquisita dal gruppo alimentare spagnolo Gallina Blanca del Gruppo Agrolimen.[1] Nel 2015 la società spagnola ha preso il nome di GBfoods.

È stata fondata da Regolo Fossati il 19 giugno 1948 a Muggiò con il nome di STAR Stabilimenti Alimentari Riuniti S.r.l. Star è inoltre la traduzione inglese del nome della sua consorte, Stella Pogliani.[2]

Regolo succede alla guida di una prima e più piccola azienda alimentare muggiorese al padre Fulvio Fossati.

Fu un chimico sardo immigrato in Brianza, Giovanni Nughes di Santu Lussurgiu, che nel 1948 creò, presso la STAR, la ricetta del dado da cucina. Il prodotto ebbe talmente successo che il dado STAR fu immediatamente il più usato in Italia. Lo slogan recitava "Doppio Brodo Star" e il dado fu venduto in milioni di confezioni, tanto che Danilo Fossati diede a Nughes e alla sua famiglia una partecipazione azionaria ed un bonus di una lira per ogni dado venduto. Nughes continuò a lavorare alla STAR e fu il creatore dei primi piatti pronti come la linea Cuoco Mio (col Nescafè, un prodotto immancabile nelle uscite in campeggio degli anni ’70).

Nel 1949 subentra il figlio Danilo Fossati, il vero artefice dello sviluppo dell'azienda. La sede si trasferisce negli anni sessanta ad Agrate Brianza in un enorme stabilimento di 240.000 metri quadrati, costruito usufruendo delle agevolazioni di una legge di quegli anni che prevedeva benefici fiscali a favore delle società industriali che si insediano in comuni ex-agricoli, aree depresse. La produzione spazia in ogni campo dell'alimentare (in quel periodo viene lanciato GranRagù, il primo sugo pronto prodotto industrialmente in Italia), ogni anno si creano idee nuove, l'azienda dava lavoro a 3.500 persone.

Negli anni settanta l'azienda viene acquisita dal gruppo IRI-SME e assume l'attuale denominazione, ma in occasione della privatizzazione del gruppo negli anni novanta, è stata ceduta a Findim, la finanziaria della famiglia del socio fondatore, con a capo sempre Danilo Fossati. Dopo la morte di lui nel 1995, gli succede il figlio Luca, che a sua volta muore tragicamente come passeggero dell'aereo privato che si scontra a terra con un aereo di linea nel disastro aereo di Linate dell'8 ottobre 2001.[2]

Gli eredi rimasti a fine 2006 hanno ceduto il 50% della società al gruppo spagnolo Agrolimen, presente già nel mercato alimentare con la società ed il marchio Gallina Blanca. In breve il gruppo, guidato dalla famiglia spagnola Carulla, prende il controllo dell'azienda lombarda.

La Star è proprietaria dei marchi "Tigullio", "Saikebon", "Sogni d'Oro" e "Star Tea". Fino al 2005 è stata proprietario del marchio "Mellin", specializzato negli alimenti per neonati, e nel 2008 ha ceduto il marchio "Orzo Bimbo". Tra gli anni '70 e gli anni '80 la Star ha prodotto la "Ciao Crem", una delle principali rivali della Nutella e, anche dopo la scomparsa dagli scaffali delle creme spalmabili, il marchio "Ciao Crem" fino al 2011 è stato utilizzato per una linea di preparati per dessert liquidi.

Dati societari

modifica
  1. ^ L'Italia è un Paese in vendita? Da Telecom a Loro Piana tutto il made in Italy comperato dagli stranieri, su ilsole24ore.com.
  2. ^ a b Giacomo Ferrari, Star, il tragico destino dei Fossati. Muore Luca, l'erede dell'impero, su archiviostorico.corriere.it, corriere.it, 2011. URL consultato il 3 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2013).

Altri progetti

modifica

Collegamenti esterni

modifica