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Storie di sant'Orsola (Treviso)

ciclo di affreschi in musei civici Treviso
Congedo di sant'Orsola dalla madre
Battesimo del fidanzato di Orsola
Dettaglio
Dettaglio

Le Storie di sant'Orsola sono un ciclo di affreschi conservati nella chiesa di Santa Caterina a Treviso, sede dei Musei civici cittadini, e considerati una delle migliori opere di Tommaso da Modena.

Indice

StoriaModifica

Il capolavoro trecentesco di Tomaso da Modena risale al 1355-1358 circa. Le Storie di sant'Orsola erano un tema ricorrente nell'arte pittorica medievale.

Fu scoperto nel 1882-83 dall'abate Luigi Bailo in una cappella della chiesa di Santa Margherita degli Eremitani, a Treviso. Si trattava di una chiesa già sconsacrata, adibita a stalla e maneggio militare dall'esercito francese, di cui era in parte iniziata la demolizione.

Luigi Bailo, fra l'incomprensione generale, incalzato e intralciato dai demolitori, col solo aiuto dei giovani trevigiani Antonio Carlini e Girolamo Botter, con pochissimi mezzi e attuando empiricamente la tecnica dello stacco, riuscì a salvare pressoché integralmente il ciclo di Storie.

Trasferendo l'intonaco dipinto su telai lignei mobili, riuscì a portare le Storie della santa in museo, assieme ad altre pitture provenienti da Santa Margherita. Risulta salvato, in questa eccezionale azione di recupero, un totale di 120 m² di affreschi.

La chiesa, oggi sconsacrata, ospita anche altri affreschi tre e quattrocenteschi restaurati in situ.

DescrizioneModifica

Nella cappella originaria, in Santa Margherita, i riquadri affrescati si disponevano sulle tre pareti: le due laterali maggiori e quella di fondo, sopra l'altare.

Undici riquadri narrativi erano disposti, a coppie, sulle pareti laterali, su tre registri sovrapposti, mentre l'ultima scena del Martirio, da sola, occupava uno spazio doppio nella parte inferiore della parete destra. Alla sommità dei due raggruppamenti, assecondando il soffitto a volta, erano due scomparti in forma di lunette ogivali raffiguranti la Madonna annunziata e l'Angelo annunziante, dei quali si conserva solo il primo. Sulla parete sopra l'altare, stretta tra due alte finestre a lancia, era il riquadro con Sant'Orsola e le compagne in gloria.

Le scene si basano sulla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Narrano la vicenda di Orsola, figlia cristiana del re di Bretagna, che porta a conversione il suo futuro marito, il figlio pagano del re d'Inghilterra; il pellegrinaggio intrapreso verso Roma da Orsola, seguita da 11.000 vergini (pellegrinaggio cui si unisce anche il Papa), la conduce a Colonia, dove è compito della santa convertire gli Unni. A Colonia, narra la leggenda, Orsola fu martirizzata assieme alle compagne e al Papa, poiché si era negata al principe unno.

StileModifica

La storia è sceneggiata dal pittore con abilissima regia, proponendo un racconto partecipato, descritto con minuzia e compiacimento nei profili femminili, nelle pose, nei particolari dell'abbigliamento e dell'ambientazione. Fornisce un modello esemplare di raffinatezza ed eleganza gotici e rivela i vari protagonisti nei loro risvolti psicologici, attraverso la mimica facciale e delle mani, con un'efficacia narrativa assolutamente inedita e moderna.

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