Cappella

luogo destinato al culto religioso e legato a una struttura più grande
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La cappellina dell'apparizione del 16 luglio 1841, Madonna del Carmine, Acquafondata
Piccola cappella rupestre del 1841 presso il santuario della Madonna del Carmine di Acquafondata (Frosinone)

Con il termine cappella nell'architettura religiosa si intende un'ampia nicchia ricavata all'interno di una chiesa, oppure un piccolo edificio, spesso funzionalmente legato ad un altro edificio più grande, ad esempio la cappella nobiliare all'interno di un palazzo o villa patrizia, la cappella di un convento.

Nel medioevo con cappella si indicava anche una chiesa di villaggio soggetta a una pieve.

Secondo la tradizione, il termine cappella viene dalla chiesa di San Martino di Tours, nella quale era conservata come una reliquia la cappa di san Martino. L'uso è stato dato, per estensione, anche ad altri edifici di culto.

Una cappella all'interno di un edificio storico si apre in genere da una navata laterale ed è provvista di un proprio altare ed è dedicata al culto di un particolare santo.

Le cappelle laterali venivano spesso realizzate dopo la costruzione della chiesa, come ampliamento, e finanziate grazie alla donazione o al lascito di appartenenti ad una famiglia dell'aristocrazia o della ricca borghesia. Il più delle volte era anche il sepolcreto familiare. Negli esempi più importanti erano riccamente decorate dai maggiori artisti dell'epoca.

Dopo il Concilio vaticano II e le conseguenti disposizioni in merito all'architettura religiosa, le cappelle nell'architettura contemporanea hanno uno scopo prevalentemente funzionale[non chiaro].

Indice

Codice di diritto canonicoModifica

Secondo il canone 1226 del codice di diritto canonico, "Col nome di cappella privata si intende il luogo destinato, su licenza dell'ordinario del luogo, al culto divino in favore di una o più persone fisiche".

I successivi canoni prevedono che per celebrare Messa o altre sacre funzioni in una cappella privata, si richieda la licenza dell'ordinario del luogo e che "siano riservati unicamente al culto divino e liberi da ogni uso domestico".

CappellaniaModifica

All'istituzione delle cappelle era in genere collegato un lascito per assicurare attraverso un beneficio a favore del cappellano, il culto divino. Alla famiglia concedente in genere veniva accordato il diritto di patronato. Venne perciò a radicarsi l'uso di chiamare "cappellania" le istituzioni non parrocchiali[non chiaro].

Il termine è ora usato per indicare le cure d'anime in situazioni particolari come le cappellanie ospedaliere oppure universitarie o quelle destinate ai migranti[1].

Cappelle famoseModifica

NoteModifica

  1. ^ Gli Orientamenti pastorali per l'immigrazione del 1993 raccomandano di «erigere, laddove vivono gruppi consistenti di fedeli della stessa lingua, una missione con cura d'anime o una cappellania a seconda del caso»

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