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Nel diritto romano, con la locuzione summa supplicia venivano denominate le pene capitali eseguite con modalità atroci e ignominiose, come

L'elenco si ricava da un passo del Digesto giustinianeo: «Capitalium poenarum fere isti gradus sunt. Summum supplicium esse videtur ad furcam damnatio. Item vivi crematio: quod quamquam summi supplicii appellatione merito contineretur, tamen eo, quod postea id genus poenae adinventum est, posterius primo visum est. Item capitis amputatio. Deinde proxima morti poena metalli coercitio. Post deinde in insulam deportatio»

Erano in genere riservate ai cittadini che non godevano dello status civitatis (cittadinanza romana).

L'esecuzione della pena capitale era di solito affidata al carnifex (uno schiavo pubblico). La pena di morte poteva essere evitata se il condannato richiedeva in alternativa di andarsene in esilio, con conseguente Aquae et ignis interdictio. Nel caso di indebito rientro dall'esilio, veniva poi eseguita la condanna a morte.