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Tarrutenio Massimiliano (latino: Tarrutenius Maximilianus) fu un politico romano del V secolo.

La sua carriera è nota tramite un'iscrizione[1] sulla base di una statua eretta in suo onere da suo genero, il console del 438 Anicio Acilio Glabrione Fausto; la base fu ritrovata vicino al Foro romano ed è conservata ai Musei Vaticani, Galleria Chiaramonti (inv. 1442).

All'età di diciannove anni, Massimiliano ricoprì la carica di consularis (governatore) della provincia del Picenum Suburbicarium; la carica deve essere successiva al 398, quando la nuova provincia fu creata scorporandola dal Flaminia et Picenum Annonarium.

Massimiliano ricoprì poi la carica di vicarius urbis Romae e per due volte fece parte di ambasciate del Senato romano presso l'imperatore.

Fu probabilmente il padre di Giulio Agrio Tarrutenio Marciano ed, evidentemente, della moglie di Glabrione. È possibile che fosse il figlio di Mariniano che nel 409 fu catturato presso Roma dai Goti di Alarico I e per cui Mariniano dovette pagare 30.000 solidi.[2]

NoteModifica

  1. ^ CIL VI, 1767.
  2. ^ Zosimo, V 45.4.

BibliografiaModifica