Teoria della scelta razionale (criminologia)

In criminologia, la teoria della scelta razionale, derivata dall'utilitarismo, è la convinzione che l'individuo compie reati in base ad una scelta autonoma tra mezzi e fini, costi e profitti, bonus e malus.

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DescrizioneModifica

La scelta razionale è legata alla teoria della deriva di David Matza [1] in cui le persone utilizzano le tecniche di neutralizzazione per entrare ed uscire dal comportamento delinquenziale, e alla teoria della criminalità sistematica (un aspetto della teoria della disorganizzazione sociale elaborata dalla Scuola di Chicago), dove Edwin Sutherland sosteneva che il fallimento delle famiglie e dei gruppi parentali ampliati estende l'ambito dei rapporti non più controllati dalla comunità, e mina alla base i controlli statali. Ciò induce ad una persistente criminalità "sistematica" ed alla delinquenza.

Sutherland credeva anche che tale disorganizzazione fosse causa e rafforzasse le tradizioni culturali e i conflitti culturali che sostengono le attività antisociali. La qualità sistematica del comportamento era un riferimento a reati ripetitivi, fantasiosi od organizzati rispetto ad eventi casuali. Ha rappresentato la cultura della legalità come dominante e più ampia rispetto a punti di vista criminogeni e culturali e in grado di superare il crimine sistematico se organizzati a tale scopo (1939: 8).

Teoria sulla routineModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria delle attività routinarie.

L'attività di routine è una branca della scelta razionale in criminologia, sviluppata da Marcus Felson e Lawrence Cohen. Il nocciolo della teoria si focalizza sul delitto considerato come un'attività normale e dipende dalla opportunità disponibili. Se un bersaglio non è protetto a sufficienza, e se la ricompensa è conveniente, il reato avrà più possibilità di riuscire. La criminalità non ha bisogno di colpevoli recidivi, né super-predatori, né criminali condannati o persone malvagie, ma solo di un'opportunità.

NoteModifica

  1. ^ Matza, Delinquency And Drift, New York, John Wiley and Sons, (1964)

BibliografiaModifica

  • Becker, Gary. (1968). "Crime and Punishment: An Economic Approach". The Journal of Political Economy 76: 169-217.
  • Brantingham, Paul J. & Brantingham, Patricia L. (1981). Environmental Criminology. Waveland Press. ISBN 0-88133-539-8
  • Chainey, Spencer & Ratcliffe, Jerry. (2005). GIS and Crime Mapping. John Wiley & Sons. ISBN 0-470-86099-5
  • Clarke, Ronald R. (1997). Situational Crime Prevention: Successful Case Studies. Second Edition. New York: Harrow and Heston. ISBN 0-911577-39-4
  • Clarke, R. V. (1995), "Situational crime prevention" in Building a Safer Society: Strategic Approaches to Crime Prevention, Michael Tonry & Farrington, David (eds.). Chicago: The University of Chicago Press. ISBN 0-226-80824-6
  • Clarke, R. V. and M. Felson (1993). Routine Activity and Rational Choice. Advances in Criminological Theory, Vol 5. New Brunswick, NJ: Transaction Books.
  • Clarke, R.V. & Eck, J (2003) Becoming a Problem-Solving Crime Analyst. Jill Dando Institute of Crime Science. London: University College London. [1]
  • Cornish, Derek & Clarke, Ronald V. (1986). "Introduction" in The Reasoning Criminal. Cornish, Derek and Ronald Clarke (eds.). New York: Springer-Verlag. pp 1–16. ISBN 3-540-96272-7
  • Cohen, L. E. & Felson, M. (1979). "Social change and crime rate trends: a routine activity approach". American Sociological Review, Vol 44, pp588–608.
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  • Felson, M. (1998). Crime and Everyday Life, Second Edition. Thousand Oaks, CA: Pine Forge Press.
  • Felson, M. & Clarke, R. V. (1998). Opportunity Makes the Thief. Police Research Series, Paper 98. Policing and Reducing Crime Unit, Research, Development and Statistics Directorate. London: Home Office. [2]
  • Keel, R. O. (1997). Rational Choice and Deterrence Theory. [3]
  • Sutton, David. Ronald V. Clark. [4]

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