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Tolstoj
AutorePietro Citati
1ª ed. originale1983
GenereRomanzo
Sottogenerebiografia
Lingua originaleitaliano

Tolstoj è una biografia scritta in forma di romanzo da Pietro Citati.[1] Pubblicata nel 1983, l'opera ha ottenuto l'anno successivo il Premio Strega.

Il libro è stato tradotto in francese, spagnolo, inglese, tedesco e olandese. [2]

ContenutoModifica

Il libro è suddiviso in cinque parti: La giovinezza; - Guerra e Pace; - Anna Karenina; - Che cos'è un romanzo; - La vecchiaia.

In questa biografia atipica e scritta in forma di romanzo, si assiste all'ascesa di un personaggio (Lev N. Tolstoj), la cui prerogativa è costituita da un narcisismo smisurato. Questo lo porta in vetta alla felicità della creazione artistica, nonché all'umana gioia di vivere che si traduce in tanti episodi di vita, sempre eclatanti. Per la sua incontenibile vitalità, il giovane Tolstoj può perdere somme ingenti al gioco, instaurare un esperimento didattico al limite del sogno, fondare una famiglia vasta, di cui è il signore incontrastato.

Da tanta gaiezza e felicità, sondate ed evocate da Pietro Citati esattamente nel modo in cui Tolstoj faceva emergere i suoi personaggi, scaturiscono le opere della giovinezza e soprattutto Guerra e Pace. I numerosi estratti di tali opere, non hanno la funzione di parlarci della poetica di Tolstoj, bensì di illuminare sulla sua vita che ha la proprietà di divenire innumerevoli frammenti di altre vite. Tutto sembra un atto divino; e Tolstoj, divinità benevola, proietta anche un Dio di bontà, attraverso i suoi personaggi, o almeno di benevolenza. Ma tutto ciò non poteva durare e già l'astro inizia la parabola discendente, il narcisista cade nella depressione.

Tolstoj patì sul serio per questo male e Citati non legge un libro come Anna Karenina alla luce della psichiatria. Continua semmai a dare la dimensione del vissuto e del sofferto. Individua altresì i simboli che, con decenni di anticipo, segneranno la fine del grande Maestro: il treno e la stazione notturna. Dalle ossessioni ormai radicate nel narcisista, scaturisce un Dio che, variamente interpretato dagli esegeti, corrisponde al Nulla.[3] Non c'è quindi da stupire se, affaticato da una famiglia lacerata all'interno, che mette in campo tutti i mezzi per domiinare l'indomabile, una notte di ottobre Tolstoj fugge con un treno e si arresta in una stazioncina, dove troverà la pace.

EdizioniModifica

  • P. Citati: Tolstoj, ed. Longanesi, Milano 1983;
  • P. Citati: Tolstoj, prefazione di Frédéric Vitoux, UTET, Torino 2007;

Premi letterariModifica

NoteModifica

  1. ^ Io sono un finto bonzo, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 17 marzo 2019.
  2. ^ Pietro Citati, Tolstoj, su wordlcat.org. URL consultato il 17 marzo 2019.
  3. ^ Problema affrontato per la prima volta da Dmitrij Sergeevič Merežkovskij, nel suo libro Tolstoj e Dostoevskij e lungamente dibattuto in seguito, v. bibliografia.
  4. ^ 1984, Pietro Citati, su premiostrega.it. URL consultato il 17 marzo 2019.

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

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