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Torre di Acquapuzza

La Torre di Acquapuzza

La Torre di Acquapuzza è un'antica torre conico - cilindrica a larga base, di ottima fattura costruttiva, attualmente esistente sopra la via Romana Vecchia a sud di Sermoneta, nella contrada di Borgo Tufette, in provincia di Latina; è ciò che resta dell'antichissima Città di Acquapuzza che lì sorgeva, il cui nome deriva dal caratteristico odore delle acque solfuree, scaturite dalle numerose sorgenti presenti in loco. La Torre proteggeva il transito sulla Via Appia Pedemontana che correva ai piedi dei Monti Lepini, bypassando il tratto dell'Appia da Cisterna a Terracina, inabissatasi nella Palude Pontina. La zona era straordinariamente ricca e fiorente per i commerci con il Sud Italia e l'Oriente e il Mar Tirreno; anche la presenza di varie comunità ebraiche (Sermoneta, Priverno, Terracina) testimonia l'eccezionale valore economico di quest'area lepina. Ciò unito anche alla non meno importante valenza strategico-militare, per la presenza del sottostante Passo di Acquapuzza, capace di chiudere ermeticamente ogni transito, sicuramente il più famoso e importante Passo del mondo conosciuto di allora. Ludovico da Modena (1637-1722) ebbe a notare:“Sermoneta… rinomata in molte parti del Mondo e per l'antichità e per un assai difficoltoso Passo, chiuso a chiunque, con piccola somma di denaro non se l'apre. Vi è di memorabile una strada nei tempi d'Inverno assai cattiva e una cert'acqua dalli habitanti Acqua Puzza chiamata quale dal fetor che diffonde prende il nome.” Fu un sito assai gagliardo che incuteva timore e preoccupazione[1]. L'imperatore Carlo V, di ritorno dalla Tunisia con le sue truppe, si preoccupò non poco che i Caetani di Sermoneta gli chiudessero il Passo della Torre di Acquapuzza[2] Prima della scoperta dell'America nel 1490, il centro del Mondo conosciuto era il Mediterraneo che conobbe i fasti di un'età dell'oro con notevole agiatezza e ricchezza tanto che il re di Napoli poteva elargire cospicui prestiti al re d'Inghilterra. Acquapuzza era sopra la via più importante di allora. Persino Papa Leone X voleva edificare nella zona pontina un feudo da affidare al fratello Lorenzo il Magnifico al fine di assicurare alla famiglia dei Medici proventi e guadagni. Da qui l'incarico a Leonardo da Vinci per l'opera di bonifica della preesistente Palude Pontina.[3] Dalla scoperta dell'America in poi, man mano ci fu un'inversione di rotta: tutti i paesi europei che si affacciavano sull'Atlantico, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra ecc., si arricchirono a loro volta, creando e sfruttando immensi imperi coloniali.[4] Il Mediterraneo e il Sud Italia entrarono in un inesorabile declino economico e sociale. Tuttavia la Torre di Acquapuzza continuò a controllare, oltre ai ridotti traffici, anche i grandi percorsi di peregrinazione, come la via Francigena e la via Micaelica[5] ancora per secoli. Recenti studi e osservazioni da parte di storici pontini, collocano questa Torre e il Passo di Acquapuzza rappresentati nel paesaggio leonardesco della Gioconda secondo l'Ipotesi pontina per lo Sfondo della Gioconda di Leonardo da Vinci.[6]

StoriaModifica

Venne eretta nel XII secolo, facente parte di una fortezza (in seguito distrutta), sopra un dirupo del Monte Acquapuzza per la visione aerea a perdita d'occhio della pianura Pontina, allora palude. Ciò permetteva di controllare il pericolo di invasioni sia di eserciti nemici che di predoni dal mare, come i temuti pirati Saraceni.[7] La Torre è situata nella costa bassa della montagna,[8] ai piedi del quale scaturiscono le numerose sorgenti di acqua anche sulferea (tufe) che dà il nome al posto.

Il fortilizio fu un'importante Dogana dello Stato Pontificio, pur passando di proprietà con possessori diversi attraverso violente dispute. I Papi, Sezze e Sermoneta ed altri, se la contesero fino al XVIII secolo, quando cessò la sua importante utilità strategica. Sotto di essa la via pedemontana (stretta tra monte e palude ed unico itinerario verso sud, dal momento che il tratto pontino della consolare Appia risultava ormai impaludato e addirittura dimenticato) veniva sbarrata nei due sensi da una catena, rimossa solo dopo il pagamento di una gabella di pedaggio secondo un preciso tariffario imposto. Gli ecclesiastici e i residenti del luogo ne erano esclusi. Si transitava attraverso il Passo di Acquapuzza (in seguito Passo di Sermoneta), punto di enorme valore strategico per la protezione di Roma dalle invasioni dal Sud. Con l'appropriazione del Passo, Sermoneta, o meglio i Caetani, ne assunsero il grande potere militare e politico. Si pensi che il Passo riuscì a fermare gli eserciti di Federico II nel XIII sec. in marcia contro il Papa; l'imperatore distrusse per rappresaglia la vicina Abbazia di S.Lidano, situata poco prima del Passo. Il presidio era controllato dai soldati della guarnigione, alloggiati nella Torre.[9]

Nel medesimo luogo sorgeva l'antico Castrum di Acquaputrida di latina memoria, che fu Colonia di Roma, alleata con essa fino alla vittoria della guerra sui Volsci durata duecento anni. In seguito venne poi chiamato Castrum Bassianus, Castello di Bassiano, probabilmente perché appartenne all'Imperatore romano Bassiano Antonino, alias Caracalla; questo castello era parte integrante nel territorio della sua vasta Villa Antoniniana (Antignana) situata in un altopiano alle spalle del castrum. Il grande storico sermonetano Pantanelli ci dice che l'imperatore soleva usare questo castello per diporto.

Fino alla sua prima espugnazione nel Medioevo, questo castrum prese il nome di Bassiano, come detto, da Caracalla, ma il nome Bassianus potrebbe anche derivare dal latino "fundus bassi" inteso come "nel fondo della fossa bassa" poiché questo Castrum era collocato dentro un'enorme cavità a forma di cratere, scavata appena sopra la base del Monte Acquapuzza, oppure perché era il castello situato molto più in basso, rispetto al piano, di tutti gli altri sui Monti Lepini.[10]

Nel XII secolo troviamo il Castrum di Bassiano e dintorni ancora abitati ma con la feroce occupazione normanna del Castello, pare ad opera delle truppe di Roberto il Guiscardo d'Altavilla, che gli abitanti furono costretti a esodare verso un nuovo rifugio su cui formare un nuovo centro abitativo. La scelta cadde su uno tra quelli impervi e perciò più sicuri, usati come pascoli alti all'interno dei Monti Lepini, che i profughi ribattezzarono con il nome del loro luogo di origine Bassiano, aspettando di tornare al sito originario. Seguì nel tempo l'edificazione della nuova Fortezza di Acquaputrida (in seguito Acquapuzza) eretta sopra il vecchio Castrum. Per motivi militari vi furono diversi esodi, fino a che il sito venne definitivamente abbandonato e gli abitanti di Acquapuzza si sparsero verso Bassiano, Sermoneta e Sezze. Il nuovo centro di Bassiano si confondeva spesso con Acquaputrida e viceversa, ancora per non poco tempo fino alla definitiva distinzione tra le due località. La Torre di Acquapuzza costituiva il mastio della nuova fortezza. La nuova Bassiano invece, non aveva mura ed era invisibile dal piano.

Nel 1158 il Castrum, nel piano di sicurezza per il controllo delle strade verso Roma, venne espugnato dalle truppe pontificie inviate da Papa Adriano IV che lo inserì tra i "Castra specialia Sanctae Matris Ecclesiae", i castelli speciali della Chiesa romana.

Il Passo di Acquapuzza non controllava solo i traffici stradali ma anche quelli d'acqua, procedendo anche allo sdoganamento dei natanti e del pescato con notevole ricavo per le casse esattoriali. Ciò costituì nei secoli uno dei motivi di lotta furiosa per accaparrarsi il sito. In origine il Passo era uno poi nel tempo se ne scavò un secondo parallelo al primo, più interno alla montagna per separare le due specie di controlli fluviale e terrestre; ciò consentiva un passaggio di merci, carovane, carri e barche assai maggiore, aumentandone di conseguenza gli incassi giornalieri. Inoltre il nuovo passo migliorava le aspettative di transito nelle inondazioni invernali essendo più riparato del precedente. Si può asserire che sotto Acquapuzza vi fosse una spiaggia sulla palude usata come un porto commerciale con l'imbarco e sbarco di merci diverse, non ultima la pietra lepina[11]. Il porto per i passeggeri si trovava invece quasi sotto Sermoneta. Andando verso sud, subito prima del Passo, vi era una valle chiamata "Campo del Portatore"[12] perché attraversata dal rio del Portatore di Bassiano[13]; valle di una certa importanza come zona doganale e per la presenza di cava di pozzolana rossa allora assai preziosa.[14] In questa valle la Pedemontana si divideva in quattro direzioni, la più interna verso l'Antignana, un'altra che saliva ripida su alla fortezza, una diretta al nuovo Passo e la terza verso il porticciolo fluviale.[9]

L'Associazione Pro Loco di Sermoneta, fondata nel 1985, che gestisce l'Ufficio Informazioni del Territorio, ha recentemente pubblicato notizie storiche sulla Torre di Acquapuzza in cui si legge:"Con l'acquisto di Norma, Ninfa, Sermoneta e San Donato da parte dei Caetani, la Torre di Acquapuzza non fu inclusa fra i domini di famiglia, forse perché Bonifacio VIII conosceva bene il carattere poco incline alla pace dei paesi limitrofi. Nel XV secolo la situazione passò in favore dei Caetani, infatti la guerra fra la famiglia Durazzo e d'Angiò permise al papa Giovanni XIII di affidare ai signori di Sermoneta la rocca dell'Acquapuzza, privilegio spiegabile per l'aderenza dei Caetani ai principi politici dei d'Angiò. La famiglia Caetani si trovò ad ostacolare l'arrivo di un re Ladislao, il quale sarebbe dovuto passare inevitabilmente per la Pedemontana ed il Passo di Acquapuzza, per raggiungere lo Stato Pontificio. Giacomo II Caetani, possessore della Rocca e del Passo, giurò che questa non sarebbe mai stata usata contro la Chiesa, e che nulla sarebbe cambiato riguardo al pedaggio, ma Ladislao giunse a Roma nel 1423 ed ordinò il sequestro della Torre dei Caetani per affidarla a Paolo da Celano. Le numerose lotte che seguirono permisero alla Chiesa di riappropriarsi della Torre, che tornò ai Caetani, dietro lauto pagamento avvenuto il 16 febbraio del 1426; la tennero fino al 1436, quando nello stesso anno, il cardinale Vitelleschi la espropriò per donarla ad Antonio di Giovanni Ciambariconi di Sezze e dopo il 1441 fu affidata ai velletrani. Nel 1449 la Torre andò ai Caetani per intercessione del cardinale Scarampo di Mezzara, che con una lettera a Niccolò V si fece restituire la Rocca dai velletrani per affidarla momentaneamente a Lorenzo Cecchi, che fu nominato castellano, e successivamente, il 6 gennaio 1449 ad Onorato III Caetani, che ne prese possesso dopo aver toccato ed aver cavalcato il suolo. I paesi vicini protestarono vivamente, per cui il papa Niccolò dovette espropriare la Rocca, intentando un processo contro Onorato che, dimostrando l'infondatezza delle accuse nei suoi confronti, la riprese. Ma nel 1457 una petizione di Sezze rivolta a Callisto III costrinse il papa ad allontanare nuovamente Onorato. La storia della Torre di Acquapuzza prosegue fino al XVI secolo, quando, non avendo più notizie, si presume fosse stata abbandonata."

Il Passo sotto la Torre fu attraversato nei secoli da famosi personaggi storici, numerosi Papi come Gregorio VII, Pasquale II, Lucio III, Alessandro III, Innocenzo III, Bonifacio VIII, Gregorio XIII, Sisto V, Imperatori come Federico II di Svevia, Federico IV, Carlo V, il Re di Baviera Carlo Emanuele[non chiaro]. Lo attraversarono anche, San Francesco d'Assisi, San Tommaso d'Aquino, Leonardo da Vinci, il Caravaggio, Torquato Tasso e il Goethe, che nel suo libro Viaggio in Italia accenna alla catena del Passo. [15]

Nel 1230 i Cavalieri Templari s'insediarono nell'Agro pontino e il castello di Acquapuzza passò sotto la loro giurisdizione. Ciò li poneva al controllo della più grande via commerciale, strategica e dei pellegrinaggi dell'epoca verso il Sud Italia e l'Oriente con la Terrasanta, la Via Francigena del Sud. In quei tempi il sud Italia era certamente la regione più ricca e florida del continente europeo, basti pensare ai cospicui prestiti che Napoli elargiva al Re d'Inghilterra.

La grande protagonista del Medioevo è la strada: asse portante dell'intera economia di allora. Naturale dedurre l'enorme importanza della via Appia Pedemontana a quei tempi. Una strada dal doppio valore economico e spirituale; era la Via dei Pellegrini, la Francigena del Sud con intensi e fiorenti traffici commerciali, coadiuvati anche da una vasta navigazione di palude e poi marittima con il trasbordo delle merci su navi adatte alla navigazione d'alto mare, ormeggiate nei laghi costieri di Paola, Caprolace ecc., al riparo dal pericolo dei feroci pirati saraceni. Non a caso a Bassiano vi sono chiese dedicate a Santi protettori di marinai, naviganti e pescatori come Sant'Erasmo e San Nicola, probabilmente le stesse che si trovavano in Bassiano di Acquapuzza.

Nel XIV secolo il castello fu demolito e fu lasciata solo la torre del maschio quella che da allora si chiamò Torre di Acquapuzza, Torrepuzza abbreviato nelle antiche mappe del Lazio, sita ancora nel territorio di Bassiano.

Nel 1514 la Torre di Acquapuzza compare nel disegno della famosa Mappa di Windsor di Leonardo Da Vinci, redatta in occasione del suo studio per la bonificazione della Palude Pontina.

Nel 1987 nel bozzetto delle Marche da Bollo per Patenti autoveicoli, emesse quell'anno, fu inserita l'immagine della Torre di Acquapuzza come richiamo al vasto Patrimonio artistico italiano degli antichi monumenti per il controllo sulla strada.

Nel 2004 la Torre di Acquapuzza sbarcò in televisione nel documentario del programma Geo and Geo, intitolato La Signora della Torre, in cui si rappresentò una misteriosa e bella fanciulla che secondo la leggenda del luogo, si gettò dalla Torre per amore. (Storicamente si è creduto di riscontrare in questo avvenimento la nobile Oddolina, figlia di Adenolfo feudatario di Acquapuzza; sposata con Roberto Frangipane fu da questi accusata di adulterio e ripudiata fu rinchiusa con disonore nella Torre. Oddolina non resse al dolore e all'onta e si uccise). Nella trasmissione televisiva vi vennero rappresentate anche scoperte scientifiche nella sottostante Grotta di Fiume Coperto come minerali e cristalli di zolfo e un rarissimo e singolare insetto esistente solo in questa grotta e in una della Romania.

Intorno al 2009 studiosi diversi presentano l'ipotesi che Leonardo Da Vinci per lo sfondo della Gioconda si sia ispirato alle Paludi Pontine, ipotesi suffragata dal fatto che Leonardo usasse il quadro come taccuino visivo delle cose notevoli che incontrava nelle sue esperienze di vita. Tra gli ipotetici riscontri si suppone anche la presenza nel paesaggio, in basso a sinistra del dipinto, della sagoma della Torre di Acquapuzza con il Passo di Sermoneta (ex Acquapuzza) sopra la Strada Pedemontana. Come nello sfondo giocondeo nei dintorni della Torre si ritrovano i ruderi del ponte di S. Lidano, in secca e ad archi a tutto sesto come quello leonardesco; straordinaria è la sagoma del Monte Circeo camuffata sotto i picchi montani dello sfondo.[16]

NoteModifica

  1. ^ Fondazione Camillo Caetani Roma - SERMONETA E I CAETANI – Dinamiche politiche, sociali e culturali di un territorio tra Medioevo ed Età Moderna – Edit.: L'ERMA di BRETSCHNEIDER
  2. ^ Enciclopedia Treccani-Dizionario Biografico degli Italiani, voce CAETANI Antonio, Vol.16
  3. ^ Era legge di allora che chi bonificava la palude diventava proprietario dei terreni bonificati.
  4. ^ Cvetan Todorov - La conquête de l'Amerique. La question de l'autre.
  5. ^ Renzo Infante - I cammini dell'Angelo nella daunia tardoantica e medievale.
  6. ^ Studi dello storico Eros Ciotti nel suo libro Le Paludi Pontine del '500 e la Gioconda di Leonardo da Vinci e successivi studi su Francesco Melzi, allievo di Leonardo e presente con lui nelle Paludi Pontine.
  7. ^ Acquapuzza era un baluardo di difesa contro la piaga della pirateria diffusissima sulle coste e l'entroterra pontino, poiché i corsari avevano basi nelle spelonche marittime del Monte Circeo e nelle rade delle vicine isole di Ponza e Ventotene.
  8. ^ La fortezza era situata in una conca ricavata nel fianco basso della montagna, una specie di "podio" di roccia che valse l'ulteriore nome al sito di "Castrum Podii" o "Castel del Podio".
  9. ^ a b L. Fiora, Sermoneta e i Caetani: dinamiche.
  10. ^ P. Pantanelli, Notizie istoriche delle Terre di Sermoneta.
  11. ^ Ciò è confermato nel libro "Viaggi di Monaci e Pellegrini" di Pietro Di Leo pag. 29:" ...Torre d'Acquapuzza, Passo cattivissimo di spiaggia e sassi."
  12. ^ Dalle "Pergamene di Sezze - Archivio di Stato - Latina
  13. ^ Oggi denominato "Fosso Gattone"
  14. ^ Sermoneta aveva 8 cave di pozzolana, in particolare quella rossa era indicata per i lavori a contato con l'acqua
  15. ^ M. Pacilli, La strada si racconta.
  16. ^ Studi dello storico Eros Ciotti nel suo libro “Le Paludi Pontine del '500 e la Gioconda di Leonardo da Vinci" e successivi studi su Francesco Melzi, allievo di Leonardo e presente con lui nelle Paludi Pontine.
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