Apri il menu principale
(LA)

«His duobus, ut ante dictum est, duae Tulliae regis filiae nupserant, et ipsae longe dispares moribus»

(IT)

«Questi due [Lucio e Arrunte Tarquinio, nda] avevano sposato, come ho detto prima, le due Tullie, figlie del re [Servio Tullio], aventi carattere di gran lunga diverso»

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 46)

Tullia Maggiore (prima metà VI secolo a.C.Roma [1], 539 a.C. circa) è stata figlia del re di Roma Servio Tullio e prima moglie del successore Tarquinio il Superbo.

Tarquinio il Superbo avrebbe poi sposato la sorella Tullia Minore, insieme alla quale avrebbe complottato l'uccisione del suocero Servio Tullio.[2]

Indice

MatrimonioModifica

Tullia Maggiore andò in sposa a Lucio Tarquinio, figlio di Tarquinio Prisco (quinto re di Roma) per volere di suo padre Servio Tullio, come narrò lo storico Tito Livio:

(LA)

«Servius [...] ne, qualis Anci liberum animus adversus Tarquinium fuerat, talis adversus se Tarquini liberum esset, duas filias iuvenibus regiis, Lucio atque Arrunti Tarquiniis iungit [...]»

(IT)

«Servio [Tullio], per evitare che l'odio nutrito dai figli di Anco nei confronti di Tarquinio divenisse il medesimo sentimento dei figli di Tarquinio nei suoi confronti, diede in moglie le sue figlie ai due giovani rampolli reali, Lucio e Arrunte Tarquinio»

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 46)

CarattereModifica

Dall'indole di gran lunga diversa rispetto a quella della sorella (ipsae longe dispares moribus), incitava il marito Lucio Tarquinio ad accrescere la stima del senato nei suoi confronti (et domi uxore Tullia inquietum animum stimulante). Disprezzata dalla sorella, che la accusava di venire meno all'audacia propria delle donne (muliebri cessaret audacia) nei confronti del marito e la riteneva inferiore (impar), fu tradita dal marito, che si incontrava segretamente con la propria cognata Tullia Minore: quest'ultima, durante tali incontri segreti, insultava sia il marito, Arrunte Tarquinio, sia la sorella, Tullia Maggiore.

MorteModifica

(LA)

«Contrahit celeriter similitudo eos, ut fere fit: malum malo aptissimum; sed initium turbandi omnia a femina ortum est»

(IT)

«In poco tempo la loro somiglianza li legò, come accade comunemente: il male, infatti, è strettamente connesso al male; ma tutto l'intrigo è stato organizzato dalla donna»

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 46)

Quando Tullia Minore e Lucio Tarquinio capirono che per loro sarebbe stato meglio rimanere senza i rispettivi consorti (et se rectius viduam et illum caelibem futurum fuisse contendere) piuttosto che rinunciare ai propri progetti, la reggia di Roma fu teatro di un tragico fatto di sangue (sceleris tragici exemplum): la donna organizzò l'intrigo che, in poco tempo, causò la morte di Arrunte Tarquinio e Tullia Maggiore.

Non molto tempo dopo, in seguito al matrimonio tra Lucio Tarquinio e Tullia Minore, venne assassinato anche il re Servio Tullio (539 a.C.).[3]

NoteModifica

  1. ^ Tulit enim et Romana regia sceleris tragici exemplum.
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 48.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 47.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica