Villa Amalia (Erba)

villa di Erba
Villa Amalia
Villa Amalia, Erba, Italy.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàErba
IndirizzoPiazza De La Salle, 2,3
Coordinate45°48′41.54″N 9°12′47.45″E / 45.81154°N 9.21318°E45.81154; 9.21318Coordinate: 45°48′41.54″N 9°12′47.45″E / 45.81154°N 9.21318°E45.81154; 9.21318
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1799-1801
Stileneoclassico
Usoscolastico
Realizzazione
ArchitettoLeopoldo Pollack
ProprietarioComume di Erba
CommittenteRocco Marliani

La Villa Amalia di Erba, costruita tra il 1799 e il 1801 da Leopoldo Pollack, è una residenza nobiliare italiana neoclassica.

StoriaModifica

La storia di Villa Amalia, che deve la sua titolazione ad Amalia, consorte di Rocco Marliani (avvocato e personaggio chiave degli anni della Repubblica Cisalpina e Italiana), ha inizio nel 1799 con la trasformazione del locale convento francescano di S.Maria degli Angeli e dell'annessa chiesa di S.Antonio.[1]

Il complesso conventuale, consacrato nel 1498, fu per diversi secoli luogo di culto e di preghiera della comunità dei frati francescani e dei frati minori osservanti che diedero avvio a una serie di lavori di abbellimento e decorazione, in particolare della chiesa, di cui ancora oggi si conservano, nonostante le manomissioni, delle preziose testimonianze.[2]

Con l'arrivo dei francesi e l'inizio delle soppressioni napoleoniche, il complesso conventuale venne alienato nel 1798 e passò nelle mani della famiglia Marliani, che trasformò l'edificio in una prestigiosa residenza di campagna. I lavori vennero affidati dall'avvocato Rocco Marliani all'allievo del Piermarini, Leopoldo Pollack.[3]

DescrizioneModifica

Il progetto elaborato da Pollack, reduce dagli interventi alla Villa Belgiojoso Bonaparte di Milano e dalle attività comasche[4], appare dettato dalla scelta di conservare la struttura originaria della costruzione preesistente, senza rinunciare all'effetto monumentale. La facciata sul parco è quella più imponente e caratterizzata da una sobria linea neoclassica e un'equilibrata distribuzione degli elementi architettonici, è scandita da una sequenza di finestre (poste su due ordini) e da un pronao ionico, sormontato da una balconata e da un timpano; il corpo centrale della corte interna presenta sempre due ordini di finestre, ingentiliti però da preziose sculture e bassorilievi ornamentali, quali festoni di fiori. La planimetria si sviluppa attorno ad una corte interna ricalcando le forme e la struttura preesistente.

Oltre ai lavori dell'edificio, Pollack intraprende una sistemazione del giardino, realizzato in stile inglese, secondo i canoni adottai per ville quali la Villa Belgiojoso Bonaparte di Milano e la Villa Pesenti-Agliardi di Sombreno: il parco diventa un grande tappeto erboso, delimitato da alberi disposti in modo vario, viene incanalato un corso d'acqua (il Lambroncino) e inseriti sentieri sinuosi. In questo contesto vengono inseriti elementi architettonici e scultorei quali statue a soggetto mitologico, fontane, un obelisco e un monumento dedicato ai coniugi Marliani.[5]

NoteModifica

  1. ^ Le prime notizie sulla storia del convento e della villa si devono ad Antonio Calzoni, La Villa Amalia di Erba Incino, Milano, Alfieri & Lacroix, 1928;
  2. ^ Altre notizie riguardanti la fondazione del convento e della chiesa si ricavano dalla lettura delle cronache Della Minoritica Riforma, redatte tra XVII e XVIII secolo e trascritte da P.F. Benvenuto da Milano, consultati nell'Archivio di Stato di Milano, Fondo Religioso-Amministrazione cart.1800 e cart.1800 bis;
  3. ^ Il contratto di vendita viene rogato dal notaio Carlo Sessa il 4 agosto 1798 e ratificato l'anno seguente davanti al notaio Gaetano Sacchi di Milano il 18 aprile 1799. I documenti relativi sono conservati presso l'Archivio di Stato di Milano, Fondo Religione cart.1800 e cart.1800 bis;
  4. ^ Per citare i progetti più noti: Villa Saporiti (Como), Villa Carcano (Anzano del Parco), Villa Crivelli (Inverigo), Villa Belgiojoso (Lecco), poi Badoni (Lecco). Per avere notizie più approfondite si può consultare Civiltà Neoclassica nella Provincia di Como, pubblicato da Arte Lombarda, Milano, 1980, nuova serie, nn.52-56-57, e L'età Neoclassica in Lombardia, catalogo della mostra, Como, Tipografia C.Nani, 1959 (l'attività a Erba è documentata a pag.58);
  5. ^ Utile per ricostruire l'aspetto originario è l'immagine fornita da una stampa dell'epoca, eseguita da Bassano Finoli , 1820;
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