Apri il menu principale

Coordinate: 43°46′02.17″N 11°15′36.17″E / 43.76727°N 11.260047°E43.76727; 11.260047

Veduta

La volta dei Tintori è una piccola strada del centro storico di Firenze, tra il lungarno delle Grazie e il corso dei Tintori.

StoriaModifica

La strada è un piccolo chiasso, e deve il suo nome a un arco che la attraversa e all'Arte dei Tintori, che in questa zona aveva numerosi laboratori. Scavi archeologici hanno rinvenuto in questa zona tracce di vasche di tintura, canali di scolo e forni. La strada fu tristemente famosa durante l'alluvione di Firenze del 1966 quando fu inondata dalla piena, che in questo punto raggiunse gli esiti più disastrosi: la strettezza della via fece prendere velocità alle acque, che esplosero letteralmente contro la vicina corso Tintori, spazzando via qualsiasi cosa incontrassero.

DescrizioneModifica

 
La volta dei Tintori

Si affacciano sulla strada, in angolo col corso dei Tintori, il palazzo Bargagli, grande edificio ottocentesco, e una casa dell'eremo di Camaldoli. Quest'ultima, dal carattere modesto anche se vivacizzato nel suo disegno d'insieme dallo sviluppo che mostra sulla volta, era nel Settecento tra le proprietà che il sacro eremo di Camaldoli aveva in questa zona, come indica lo scudo presente sull'arco dell'ingresso carrabile terreno, con l'insegna costituita da due pavoni che bevono dallo stesso calice, significativa anche per la qualità del rilievo. I due palazzi sono collegati appunto dalla volta. Sotto la volta si trova l'edicola di un tabernacolo ormai illeggibile, lavato via dall'alluvione del 1966. Conteneva una Madonna col Bambino e san Giovannino su tela attribuita a Gian Domenico Ferretti, i cui scarsi resti sono oggi conservati nei depositi della soprintendenza. Perduto completamente andò invece il braccio porta lanterna in ferro battuto[1]. Questa immagine aveva goduto di una segnalazione di Gabriele D'Annunzio nelle Faville del maglio: «la Volta dov'è la Madonna in tabernacolo e la lanterna».

L'edificio di sinistra (con le spalle all'Arno) fu dal 1914 sede della Camera del lavoro, e come tale è ricordato da Vasco Pratolini in Metello. Dal 1921 al 1937 è stato sede della Federazione provinciale dei sindacati fascisti e sindacati comunali riuniti; contiene inoltre l'attuale accesso all'ex-teatro dei Concordi[2] Sul lato opposto, il nucleo più antico di palazzo Bargagli mostra un pietrino con numero d'inventario.

All'angolo col lungarno si trova un tabernacolo con una Madonna recente, scolpita dallo scultore Paris Bernucci, entro una nicchietta di forme settecentesche. Si trova appoggiato sulla casa di Niccolò Tommaseo e sostituisce, dopo i danneggiamenti bellici legati alla distruzione del vicino ponte alle Grazie. Più anticamente conteneva un'Immacolata concezione seicentesca a olio, che Guido Carocci definì "mediocre" e che andò perduta quando venne fatto saltare il vicino ponte alle Grazie nel 1944[3].

NoteModifica

  1. ^ Ennio Guarnieri, Le immagini di devozione nelle strade di Firenze, in Le strade di Firenze. I tabernacoli e le nuove strade, Bonechi, Firenze 1987, pp. 285-286.
  2. ^ Bargellini-Guarnieri 1977-1978, IV, 1978, p. 174; Paolini 2008, p. 213, n. 322; Paolini 2009, p. 306, n. 430 (specifiche).
  3. ^ Ennio Guarnieri, Le immagini di devozione nelle strade di Firenze, in Le strade di Firenze. I tabernacoli e le nuove strade, Bonechi, Firenze 1987, pp. 158-159.

BibliografiaModifica

  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.

Altri progettiModifica

  Portale Firenze: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Firenze