Weistum è una storica fonte del diritto, diffusa nelle aree di lingua tedesca nel medioevo e nella prima età moderna, che di solito era tramandata oralmente o registrata dopo trattative. Jakob Grimm definisce "dichiarazione collettiva legale di uomini sulla legge esistente", che qui, in primo luogo, si intende la sentenza e non la forma scritta[1]. Il "Weistum" diventa una parte dei diritti tribali, per i Norvegesi le attribuzioni del Thing.

Il WeistumModifica

La parola Weisungen indicava, nelle regioni tedesche nel basso medioevo, le assemblee delle comunità locali convocate dal signore o, più frequentemente, dai suoi agenti, in cui alcuni portavoce contadini dichiaravano pubblicamente le consuetudini locali, poi registrati su alcuni documenti denominati Weistümer[2]. Solo apparentemente però è una inversione sociale e cerimoniale in cui non era il signore a rendere legittima la norma, ma la comunità contadina sottoposta: nella realtà dei fatti, il Weisungen era riunito e controllato dal signore (dunque non era un'assemblea spontanea ed endogena della comunità) e le norme da essa dichiarate dovevano fattualmente avere la rettifica del signore[2].

Proprietà e significatoModifica

Il Weistum (da Wistuom "saggezza"; e Wisen "insegnare") comprende nel suo significato di base, le conoscenze legali che hanno e forniscono uomini qualificati in merito alla legge. La visione medievale era che nessuna legge fosse detenuta negli statuti, legge promulgata, ma derivata e creata dal diritto consuetudinario attraverso l'esercizio della stessa all'interno di una comunità. La legge applicabile in una causa legale era creata dalla giuria formata dagli Schöffe (da schaffen, "creare" o "fare", "ordine") dalla tradizione legale (consuetudine) "geschöpft" - (it: "scavato", estratto o tratto da) e „gewiesen“ (da weisen, "indicare", trovare).

NoteModifica

  1. ^ [1] Über Aufkommen und Verbreitung der Weistümer
  2. ^ a b Luigi Provero, Contadini e potere nel Medioevo. Secoli IX-XV, Carocci Editore, p. 73, ISBN 978-88-290-0067-8.

BibliografiaModifica

  • Dieter Werkmüller, Weistümer, in Handwörterbuch zur deutschen Rechtsgeschichte. Vol. 5. Schmidt, Berlino 1971ss., col. 1239-1250. ISBN 3-503-00015-1
  • Dieter Werkmüller, Über Aufkommen und Verbreitung der Weistümer, Berlino 1972.
  • Gerhard Kiesow, Schluchtern. Ein kurpfälzisches Dorf im 16. Jahrhundert, BOD, Norderstedt 2004. ISBN 3-7954-1957-3 (testo originale, curato e commentato).
  • Simon Teuscher, Kompilation und Mündlichkeit. Herrschaftskultur und Gebrauch von Weistümern im Raum Zürich, 14.–15. Jahrhundert, in Historische Zeitschrift, 273, 2001, pp. 289-333. ISSN 0018-2613 (WC · ACNP)
  • Simon Teuscher, Erzähltes Recht. Lokale Herrschaft, Verschriftlichung und Traditionsbildung im Spätmittelalter, Campus, Francoforte 2007. ISBN 3-593-38494-9
  • Karl Kollnig (a cura di), Die Weistümer der Zenten Eberbach und Mosbach. Badische Weistümer und Dorfordnungen. Vol. 4, Kohlhammer, Stuttgart 1985. ISBN 3-17-008405-4
  • Hans J. Domsta, Die Weistümer der jülichschen Ämter Düren und Nörvenich und der Herrschaften Burgau und Gürzenich, Düsseldorf 1983. ISBN 3-7700-7547-1
  • Peter Blickle (a cura di), Deutsche ländliche Rechtsquellen, Stuttgart 1977. ISBN 3-12-910200-0
  • Jacob Grimm (a cura di), Weisthümer. 6 voll. Indice a cura di Richard Schröder, Göttingen 1840-1878, Darmstadt 1957 (rist.).
  • Winfried Becher, Ein Hofgeding zu Oberembt 1668. Erneuerung eines im 30-jährigen Krieg verlorengegangenen Weistums, in Pulheimer Beiträge zur Geschichte, Pulheim 2006. ISSN 0171-3426 (WC · ACNP)
  • Hannes Obermair, Soziale Produktion von Recht? Das Weistum des Gerichts Salurn in Südtirol von 1403, in Concilium Medii Aevi, 4, 2001, pp. 179–201, DOI:10.13140/RG.2.1.3215.5920.
  • Antonio Padoa Schioppa, Storia del diritto in Europa - Dal medioevo all'età contemporanea, Bologna, Il Mulino 2007.

Voci correlateModifica

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