Winnie Madikizela-Mandela

politica sudafricana

Nomzamo Winifred Zanyiwe "Winnie" Madikizela, cgt. Mandela (Mbizana, 26 settembre 1936Johannesburg, 2 aprile 2018), è stata una politica sudafricana, ex-moglie di Nelson Mandela. Fu per molti anni a capo dell'African National Congress Women's League ed è stata membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell'ANC.

Winnie Mandela nel 2008

BiografiaModifica

Nata da una famiglia di lingua xhosa - il suo nome, Nomzamo, significa dalla vita difficile - nel villaggio di eMbongweni appartenente alla municipalità locale di Mbizana (Capo Orientale), è ultima di otto sorelle; sua madre, Nomathamsanqa Mzaidume, era insegnante di economia domestica nella locale scuola e morì quando Winnie aveva solo otto anni. Dopo aver frequentato le scuole primarie prima a Bizna e poi a Shawbury, si diplomò alla Jan Hofmeyer School di Johannesburg. Svolse numerosi lavori nel bantustan del Transkei, dove incontrò nel 1956 l'attivista Nelson Mandela che allora svolgeva la professione di avvocato.

La sua reputazione fu danneggiata dalla retorica che mise in scena in discorsi come quello di Munsieville del 13 aprile 1986, nel corso del quale supportò la pratica del necklacing (bruciare vive le persone con copertoni e benzina) affermando che: "con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo Paese"[1]. L'immagine di Winnie risultò definitivamente compromessa dopo le accuse mossele dalla sua guardia del corpo, Jerry Musivuzi Richardson, circa rapimenti e uccisioni.[2]

Il 29 dicembre 1988 Richardson, allenatore del Mandela United Football Club (MUFC), il quale faceva da guardia del corpo della signora Mandela, rapì il quattordicenne James Seipei (conosciuto anche come Stompie Moeketsi) e altri tre giovani dalla casa del pastore metodista Paul Verryn, affermando di averli condotti in casa Mandela poiché il reverendo ne avrebbe abusato sessualmente. I quattro furono picchiati per far loro ammettere di aver avuto rapporti sessuali col pastore. Seipei fu invece accusato di essere un informatore e il suo corpo fu ritrovato il 6 gennaio 1989 in un campo con ferite da taglio alla gola.[3][4]

Nel 1991 Madikizela-Mandela fu assolta da tutte le imputazioni eccetto il rapimento.[5] La sua condanna a sei anni di carcere fu ridotta a una multa in ultimo grado di giudizio. Il rapporto finale della Commissione per la verità e la riconciliazione, pubblicato nel 1998, afferma che "la signora Winnie Madikizela Mandela è politicamente e moralmente responsabile delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dal MUFC" e che ella "fu responsabile, per omissione, di gravi violazioni dei diritti umani"[6]. Nel 1992 fu accusata di aver ordinato l'uccisione del dottor Abu-Baker Asvat, un amico di famiglia che aveva visitato Seipei a casa Mandela quando vi era stato condotto prima di essere ucciso.[7] Il ruolo della signora Mandela fu successivamente dimostrato nel corso delle udienze della Commissione per la verità e la riconciliazione nel 1997.[8] Fu affermato che ella avrebbe pagato l'equivalente di 8.000 dollari e fornito le armi per l'omicidio che ebbe luogo il 27 gennaio 1989.[9] Le udienze furono rinviate in base al sospetto che i testimoni fossero stati minacciati per ordine della Mandela.[10]

Entrambi militanti dell'African National Congress, Winnie Mandela rinunciò alle proprie offerte di lavoro (come operatrice nel campo del sociale), per essere la moglie di un ergastolano condannato a seguito della sua attività contro l'apartheid, nonché la madre dei suoi figli. Secondo il vescovo Manas Buthelezi, il problema non fu il seguito di persone, bensì «il fatto che la sua vita comunicò alle persone più di quanto avrebbero potuto fare tutti i discorsi che avrebbe tenuto se anche lei non fosse stata messa al bando». I figli di Mandela non furono sottratti all'adolescenza riservata a ogni vittima sudafricana della segregazione razziale: scuola secondaria come limite massimo dell'istruzione, imbarazzo politico per le attività dei genitori, distacco precoce dalla famiglia e assenza di una vera patria.[11]

FilmModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Winnie Mandela (film).

OnorificenzeModifica

  Ordine di Luthuli in Argento
— 2016[12]

NoteModifica

  1. ^ Row over 'mother of the nation' Winnie Mandela, in The Guardian, UK, 27 gennaio 1989.
  2. ^ Winnie says evidence against her is 'ludicrous', BBC News, 4 dicembre 1997. URL consultato il 25 agosto 2009.
  3. ^ Christopher S. Wren, Winnie Mandela Aide Guilty of Murder, in The New York Times, 26 maggio 1990.
  4. ^ Bodies probably won't bury Winnie M&G. 15 March 2013
  5. ^ Smith, David, Nelson and Winnie Mandela's marriage ended, but the bond was never broken, in The Guardian, 6 dicembre 2013.
  6. ^ Truth and Reconciliation Commission of South Africa Report, Volume Two, Chapter 6 (pp. 543–82): Special Investigation: Mandela United Football Club (PDF), su justice.gov.za, 29 ottobre 1998. URL consultato il 3 agosto 2016.
  7. ^ "South Africa Police Order Full Probe Of Mandela Charge", The Christian Science Monitor, 9 aprile 1992.
  8. ^ "Winnie may face fresh murder charge", The Independent, 28 novembre 1997
  9. ^ "Panel Hears Evidence Winnie Mandela Sought Doctor's Death", The New York Times, 2 December 1997.
  10. ^ Winnie hearing adjourned after intimidation claims. BBC. 1 dicembre 1997.
  11. ^ Ngau, Peter M., The Lagos Plan of Action Vs. The Berg Report, in Ufahamu: A Journal of African Studies, vol. 15, nn. 1-2, 1º gennaio 1986, pp. 211-213, ISSN 0041-5715 (WC · ACNP), OCLC 1114724475 (archiviato il 17 aprile 2018).
  12. ^ Winnie Madikizela-Mandela absent as Zuma awards national honours, in TMG Digital, 28 aprile 2016. URL consultato l'8 maggio 2016.

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Controllo di autoritàVIAF (EN88123320 · ISNI (EN0000 0001 0922 6784 · LCCN (ENn85226379 · GND (DE11873055X · BNF (FRcb12050725r (data) · BNE (ESXX979937 (data) · NDL (ENJA00470985 · WorldCat Identities (ENlccn-n85226379
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