Zeus di Ugento

Lo Zeus di Ugento è una statua bronzea di fattura magnogreca (databile al 530 a.C.[1]) rinvenuta a Ugento nel 1961. Attualmente essa è conservata nel Museo archeologico nazionale di Taranto e rappresenta uno dei pezzi più importanti della collezione.

Copia dello Zeus di Ugento esposta nel Museo Archeologico della città.

Il ritrovamentoModifica

Lo Zeus di Ugento fu ritrovato nella città salentina quasi per caso nel 1961, nel corso dei lavori di ampliamento di una casa privata. Mentre degli operai scavavano a mani nude nel terreno per costruire un terrapieno su cui innestare una veranda, la vanga di uno di essi incontrò un blocco di pietra dura. Questo si rivelò essere un capitello di ordine dorico utilizzato come chiusura per una buca nella quale era stata occultata la statua. Zeus era sprovvisto di una gamba e della mano destra, e inoltre emanava un odore fetido poiché si trovava in prossimità di una fossa biologica e per secoli ne aveva assorbito i miasmi. I lavoranti non si resero conto dell'importanza del reperto e lo diedero al progettista della veranda, che lo tenne con sé. Venuta a sapere del ritrovamento, Sofia Nicolazzo, impiegata presso la Soprintendenza Archeologica e presidentessa della Pro Loco di Ugento, chiese di vedere la statua e ne riconobbe subito il valore storico, identificando inizialmente il dio come Poseidone (la stessa incertezza persiste sul celebre Cronide di Capo Artemisio, cui la statua è molto simile). La Nicolazzo ordinò ulteriori scavi nella zona in cui la statua era stata ritrovata e riportò alla luce i pezzi mancanti, i quali permisero la corretta identificazione; la statua fu riparata in maniera decisamente blanda e rimase nella sua abitazione fino al 1962. L'anno dopo il reperto fu inviato a Roma dove fu pazientemente restaurato e studiato; nel corso di questi studi emerse che la statua è stata realizzata a Taranto da artisti locali e con materiali altrettanto autoctoni; inoltre, analizzando il capitello che chiudeva il suo nascondiglio si capì che la statua poggiava su di esso e che dunque in origine essa era collocata in cima a una colonna, molto probabilmente in un luogo pubblico. Lo Zeus di Ugento fu dunque restituito alla città di Taranto nel 1969, e da allora fa parte della collezione del Museo Archeologico di Taranto; nel 2016, con l'apertura del nuovo plesso del Museo, lo Zeus di Ugento trova finalmente degna sistemazione nel percorso espositivo, dopo molti decenni d'oblio. Una copia in materiale plastico è inoltre visibile nel Museo Archeologico di Ugento.

Descrizione e stileModifica

La statua misura 74 cm e poggia su un capitello dorico delle stesse dimensioni; rappresenta Zeus colto nell'attimo in cui sta per scagliare un fulmine con la mano destra. Il dio viene raffigurato completamente nudo ed è riconoscibile dai pochi resti di alcuni attributi iconografici tipici del padre degli dèi: nella mano destra infatti permangono tracce di un fulmine, mentre nella mano sinistra ci sono le zampe di un'aquila, andata persa. Zeus porta una corta barba e la sua acconciatura, così come il copricapo di alloro di cui è adornato, sono elementi tipici di altre statue di epoca magnogreca realizzate a Taras (Taranto) in età messapica, tutte rifacentesi all'iconografia dello Zis Batàs, ossia lo Zeus Saettante della cultura messapica; il reperto tuttavia è decisamente importante perché allo stato attuale è l'unico esempio di statua bronzea realizzata con la tecnica della cera persa in area pugliese.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Ettore M. De Juliis e Dolores Lojacono, Il museo archeologico nazionale di Taranto, Taranto, Mandese Editore, 1988, ISBN 8853500255.
  • Nevio Degrassi, Lo Zeus stilita di Ugento, Roma, Giorgio Bretschneider Editore, 1981, ISBN 8885007562.
  • Mirko Urro, Ugento e il suo Zeus nella Messapia, Manduria, Barbieri Editore, 2005, ISBN 9788875330217.