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Abbazia di Santa Maria delle Moie
Santa Maria delle Moie.JPG
StatoItalia Italia
RegioneMarche Marche
LocalitàMaiolati Spontini-Stemma.png Moie
Religionecattolica
TitolareMaria
Diocesi Jesi
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneXII secolo
Sito webSito della parrocchia

L'abbazia di Santa Maria delle Moie, situata a Moie (AN) nelle Marche, è un'abbazia risalente al XII secolo, esempio significativo di architettura romanica nella regione. Ora completamente inglobata nell'omonima cittadina, sorgeva inizialmente fuori dal centro abitato sulla riva sinistra del fiume Esino e lungo l'antica via Flanbenga. L'abbazia ora è chiesa parrocchiale, ed è dedicata alla Natività di Maria e ogni anno viene celebrata la festa l'8 settembre.

StoriaModifica

La denominazione deriva dalla sua collocazione: era situata infatti tra quei tratti di vegetazione lungo le rive del fiume detti "moje", zona paludosa. In origine era conosciuta come Sancta Maria Plani Molearum e sorgeva in una selva detta "santa" o Silva Carpineta. Il suo insediamento è probabilmente legato alla bonifica e alla colonizzazione del fondovalle, cui diedero il primo impulso i monaci che fondarono l’abbazia.

ArchitetturaModifica

La chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate, con quella centrale leggermente più alta rispetto a quelle laterali, tuttavia la larghezza delle navate in rapporto alla lunghezza consente di leggere la pianta anche come una croce greca inscritta in un quadrato, con quattro pilastri che suddividono lo spazio in nove campate uguali, le sei laterali con volta a crociera e le tre centrali con volta botte, leggermente cuspidata. L'area presbiterale a est è caratterizzata dalla presenza di tre absidi semicircolari sulle quali si aprono tre monofore. All'esterno le decorazioni ad archetti pensili nella parte sottogronda delle navate sono presenti anche nelle due piccole absidi laterali.

La muratura è costituita da pietre squadrate di arenaria giallastra.

Alcune caratteristiche della chiesa come la pianta a croce greca iscritta, la disposizione delle absidi e il trattamento decorativo esterno con archetti pensili, sono condivise da un gruppo bel definito di chiese marchigiane extraurbane, con volume esterno massiccio e quasi cubico.[1]. Si tratta in particolare della chiesa di San Claudio al Chienti (ritenuta la capostipite della serie), l'abbazia di San Vittore delle Chiuse e la chiesa di Santa Croce di Sassoferrato.

Generalmente il particolare schema planimetrico è riferito ad una influenza bizantina[2] che tuttavia convive con un'influenza dell'architettura lombarda nel sobrio trattamento delle superfici murarie esterne, con archetti ciechi e lesene.

Di recente è stato invece sostenuta la sostanziale indipendenza della costruzione da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, variamente rintracciabili in chiese tedesche, normanne, lombarde e pugliesi.[3].

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Hildegard Sahler, San Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche, 2006.
  2. ^ Giulio Carlo Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, edizioni Dedalo, 1993.
  3. ^ Hildegard Sahler, Op. cit., 2006.

BibliografiaModifica

  • Hildegard Sahler, San Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche, a cura di F. Cappelli, Ascoli Piceno, Lamusa, 2006, ISBN 978-88-88972-17-6

Collegamenti esterniModifica