Jesi

comune italiano
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Jesi
comune
Jesi – Stemma Jesi – Bandiera
Jesi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Amministrazione
SindacoMassimo Bacci (lista civica) dal 21-5-2012
Territorio
Coordinate43°31′22.04″N 13°14′38.22″E / 43.522789°N 13.24395°E43.522789; 13.24395 (Jesi)Coordinate: 43°31′22.04″N 13°14′38.22″E / 43.522789°N 13.24395°E43.522789; 13.24395 (Jesi)
Altitudine97 m s.l.m.
Superficie107,73 km²
Abitanti39 822[2] (31-5-2020)
Densità369,65 ab./km²
FrazioniCastelrosino, Verziere, Mazzangrugno, Pantiere di Jesi, Piandelmedico, Santa Lucia, Tabano[1]
Comuni confinantiAgugliano, Camerata Picena, Castelbellino, Chiaravalle, Cingoli (MC), Filottrano, Maiolati Spontini, Monsano, Monte Roberto, Monte San Vito, Polverigi, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova, Staffolo
Altre informazioni
Cod. postale60035
Prefisso0731
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT042021
Cod. catastaleE388
TargaAN
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 899 GG[3]
Nome abitantijesini, esini
Patronosan Settimio
Giorno festivo22 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Jesi
Jesi
Jesi – Mappa
Posizione del comune di Jesi nella provincia di Ancona
Sito istituzionale

Jesi è un comune italiano di 39 822 abitanti[2] della provincia di Ancona.

Posizionata lungo il medio corso del fiume Esino, è una città di antiche e importanti tradizioni industriali che le hanno valso, sin dalla fine dell'Ottocento, l'appellativo di "Milano delle Marche".[4]

A testimonianza del suo passato storico, che nel XII secolo l'ha vista piccola capitale della Respublica Aesina, conserva un centro storico con monumenti, ancora circondato da una cinta muraria del XV secolo pressoché intatta.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Jesi è situata nella bassa valle del fiume Esino, su un poggio poco rilevato (97 m s.l.m.), e il suo territorio si estende su una superficie di 107 km².

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Jesi.

Nonostante la relativa vicinanza del mare, Jesi presenta un clima con influenze continentali.

Gli inverni sono moderatamente freddi e umidi, a volte nevosi. Tra le nevicate maggiori degli ultimi 20 anni, si ricordano quelle del dicembre 1996, del gennaio 2005 e del febbraio 2012 (in tutti i casi il manto nevoso ha superato i 50 cm e addirittura si è portato intorno al metro di altezza nell'ultimo episodio citato). Le minime, a seguito delle ondate di gelo maggiori, possono precipitare fin sotto i -10 °C / -15 °C.

Le estati sono molto calde e spesso afose, caratterizzate da scarsa ventilazione. I temporali non sono rari e in qualche caso violenti, con rovinose grandinate ed occasionali trombe d'aria (come quella che nell'estate del 2014 ha causato ingenti danni alla periferia ovest della città). Durante le ondate di caldo africano i termometri si portano facilmente sui +35 °C / +40 °C e addirittura nel 2003 si registrarono picchi record di +43 °C. Le temperature più elevate si hanno comunque quando spira il Garbino, vento di caduta dall'Appennino, assai caldo e secco.

Le stagioni mediane sono in genere miti e piacevoli, sebbene possano rivelarsi molto piovose (con eventi alluvionali che interessano il corso del fiume Esino).

La nebbia è comune sia nella stagione autunnale che in quella invernale.

StoriaModifica

La leggendaModifica

La leggenda narra che Jesi venne fondata da Esio, re dei Pelasgi, qui giunto direttamente dalla Grecia nel 768 a.C. e che donò il simbolo di un leone rampante al blasone cittadino, come si legge anche su un'iscrizione presente sotto l'edicola recante lo stemma cittadino sulla facciata del Palazzo della Signoria. Questo mitologico sovrano fu considerato il capostipite degli Etruschi, dei Sabini e dei Piceni. La leggenda, che si è protratta nei secoli, sembra sia all'origine della storica denominazione di Jesi come "Città Regia". Verosimilmente invece Jesi fu fondata dai Galli Senoni i quali stabilirono sulle rive dell'Esino il loro ultimo avamposto in quel territorio che poi venne successivamente identificato dai romani come "Ager Gallicus" e dedicarono la città a Eso il dio toro celtico. Jesi celtica aveva una grande importanza strategica perché situata sul fiume a pochi chilometri dalla costa e sulla valle dell'Esino, via di accesso attraverso la Gola della Rossa ai territori degli Umbri.

Origini e identità celticheModifica

 
Cartina dei domini celtici in Italia.

Storicamente Jesi ha origini molto antiche; si ritiene infatti che sia stata fondata dagli Umbri come loro ultimo avamposto in territorio piceno.

Nel IV secolo a.C. i Galli Sénoni, popolazione celtica calata dal nord e così chiamata dalla loro città di provenienza (l'odierna Sens in Francia), scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona, in quello che venne poi denominato Ager Gallicus. Vi fondarono Sena Gallica (Senigallia), che divenne la loro capitale, stabilirono il confine meridionale del loro dominio sul fiume Esino e, come già gli Umbri, fecero di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni.[5]

Dominazione romanaModifica

 
Cartina della Regio V Picenum e VI Umbria.

Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Sénoni e i Romani finché, a seguito della battaglia del Sentino del 295 a.C., Roma sconfisse definitivamente i popoli italici e nel 283 a.C. i Galli Sénoni furono debellati e quindi sottomessi.

I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie; Jesi nel 247 a.C. venne trasformata nella colonia civium romanorum di Aesis e incorporata nella Regio VI Umbria. Nacque così il municipium di Aesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del castrum, modello sostanzialmente rimasto intatto. I Romani costruirono anche un'importante via di comunicazione, la Via Salaria Gallica, che passando proprio per Jesi (la quale sembra sia stato un importante centro per il pagamento del dazio fra la V e la VI Regio) collegava la Via Flaminia alla Via Salaria.

La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta. In epoca romana Cupramontana e Planina furono i due centri vicini di Aesis, ma a differenza di quest'ultima non sopravvissero ai saccheggi e alle distruzioni barbariche.

Alto MedioevoModifica

 
L'Esarcato di Ravenna

Con la disgregazione dell'Impero Romano d'Occidente convenzionalmente fissata nel V sec. d.C., Jesi venne attaccata da Odoacre e devastata. Così come nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli Ostrogoti di Teodorico fu distrutta nuovamente. Nel 554 gli Ostrogoti furono scacciati dall'Italia da parte dei Bizantini e così anche Jesi, che poi venne inclusa, con la parte settentrionale delle Marche e la parte meridionale della Romagna, in uno dei sette distretti militari dell'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli, costituita nel 585 dall'imperatore Maurizio I. In seguito i Bizantini la eressero a uno dei centri principali della nuova "Pentapoli annonaria" (insieme a Gubbio, Urbino, Cagli e Fossombrone), costituita in contrapposizione a quella "Marittima" (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona), per un maggiore controllo e difesa del territorio interno della regione. Un ulteriore riconoscimento per Jesi fu l'elevazione a diocesi, come conferma la menzione di un suo vescovo già nel 680.

Dal 728 i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli quando infine nel 751, guidati dal re Astolfo conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi. In seguito alle invasioni dei Franchi del 752-754, il loro re Pipino il Breve, conquistò i territori del vecchio esarcato nel 754, e con l'accordo papale della Promissio Carisiaca li donò all'autorità di papa Stefano II Orsini, creando lo Stato della Chiesa e dando quindi inizio al potere temporale dei Papi. A partire dall'VIII secolo l'azione dei monaci benedettini diede vita, nella valle dell'Esino, ad innumerevoli abbazie. Ma la dominazione papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, che talvolta miravano a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel 773 l'esercito dei Franchi di Carlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione, di Carlo Magno a imperatore il 25 dicembre 800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricade sotto la giurisdizione imperiale ed entra a far parte della nuova contea della Marca. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città. Nel 999 l'imperatore Ottone III riconsegna alla Chiesa di papa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesi. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (gli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri. In questo modo Jesi perde ogni autonomia.

L'età comunale e Federico IIModifica

 
Nascita di Federico II

Cominciarono nuovamente[quando?] le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche intere contro il dominio pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una bolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel 1130 Jesi si erse a Libero Comune con un proprio governo autonomo, podestà, consoli e scuole di arti e mestieri. Questo fu il periodo d'oro della città, in cui si elaborarono gli statuti, si costruirono i palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a San Settimio e si fortificarono le mura sul tracciato di quelle d'epoca romana.

Durante il XII secolo e quelli successivi nobiltà locale, artigiani e commercianti s'allearono fondando la cosiddetta Respublica Aesina e cominciarono la conquista del Contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come Castelli di Jesi. Questa espansione territoriale creò scontri furiosi con i vicini più potenti, fra i primi la repubblica di Ancona, con la quale si susseguirono lunghe e dure lotte per il possesso della valle dell'Esino nel tratto che va da Chiaravalle al mare.

 
il Castello di Rocca Priora, costruito a protezione dello sbocco a mare della Respublica Æsina. Lungamente conteso con Ancona.

Trovatasi per coincidenza in prossimità della località di Jesi, Costanza d'Altavilla fu presa dalle doglie e venne accolta con generosità dai semplici villici, e il 26 dicembre 1194 diede alla luce, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, l'imperatore Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia, e libertà comunali. Jesi passò così definitivamente alla fazione ghibellina e le sue fortune politiche saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi con l'ottenimento di privilegi imperiali seguiti da inevitabili scomuniche ecclesiastiche.

Le signorieModifica

Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a Vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il 1373 e l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della Romagna e di Ancona, Jesi, grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia in seguito Jesi fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto I Malatesta nel 1347-1351, da Braccio da Montone nel 1408, e da Francesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre 1433 Francesco Sforza invase il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi. È solo nel 1447 che la Chiesa riuscì a riprendere il controllo, comprando la città.

Il ritorno al PapatoModifica

Nel 1447 tornò definitivamente sotto il dominio dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima. Intorno al 1470 si diffuse nella Marca d'Ancona una grave pestilenza che decimò la popolazione e dal 1471 ricominciò il ripopolamento della zona con genti provenienti dall'Emilia e dalla Lombardia: numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via Fiorenzuola.

La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donarono un certo equilibrio stabile e avviarono dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città. A partire dalla seconda metà del Quattrocento si modificò profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del fiorentino Baccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita edilizia ed economica c'è quella culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto realizza per alcune chiese della città capolavori assoluti; Federico Conti da Verona stampa a Jesi nel 1472, una delle primissime edizioni a stampa della Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e maestro di Benvenuto Cellini sviluppa e perfeziona l'arte orafa. Verso la fine del Cinquecento l'oligarchia locale, costituitasi ormai solidamente in ceto di proprietari terrieri, rivendica a sé tutto il potere politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla fine del Settecento.

Due sono i riferimenti storici più significativi da segnalare per il secolo XVIII: la trasformazione architettonica e urbanistica della città e la nascita di Giambattista Pergolesi e Gaspare Spontini, due grandi personalità nel campo della musica che si affermarono in tutta Europa.

Periodo napoleonico e storia modernaModifica

Nel 1797 le truppe napoleoniche posero fine all'antico regime, ma anche al dominio sul Contado.

Nel 1808 con l'annessione delle Marche al Regno Napoleonico, nella cosiddetta Repubblica romana, Jesi diviene uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro. Con la caduta di Napoleone a Waterloo e la successiva Restaurazione del 1815, Jesi ritornò di nuovo sotto i papi, ma cominciò a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Nei primi decenni dell'Ottocento si iniziò a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Le vicende risorgimentali che condurranno all'unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il marchese Antonio Colocci, eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica romana e poi, dopo l'Unità, deputato e senatore del Regno.

Il 15 settembre 1860 i bersaglieri e il Reggimento Lancieri di Milano entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo, le truppe piemontesi guidate dal generale Cialdini sconfissero l'esercito papale nella Battaglia di Castelfidardo, cui seguì il plebiscito che sancì la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.

Fu una delle prime città italiane a istituire una tipografia. Nel 1969 è stata sede d'un Convegno Urbanologico Internazionale promosso dall'UNESCO, che l'ha segnalata come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.[6] Dal 1996 in città si svolge il Palio di San Floriano, manifestazione medioevale che prevede la partecipazione di tutte le città limitrofe e dei castelli jesini. Nel 2014 Jesi è riconosciuta come Città Europea dello Sport.

SimboliModifica

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:[7]

«Scudo a testa di cavallo con fondo rosso recante leone d'oro rampante a destra coronato con corona a cinque fioroni. Stessa corona domina il blasone, dalla quale due nastri bicolore, rosso e bianco, discendono incorniciando lo scudo»

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

«Drappo di rosso smerlato con frange d'oro caricato con leone d'oro rampante a destra coronato con corona a cinque fioroni e con l'iscrizione centrata in oro: Città di Jesi. Le parti di metallo ed i cordoni sono dorati. L'asta verticale è ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.»

Lo stemma deriva dalla leggendaria fondazione cittadina da parte di Esio, re dei Pelasgi, fuggito dall’Arcadia, che aveva come insegna un leone rampante. Lo stesso è anche adottato da molti degli attuali Comuni dei Castelli di Jesi, che furono un tempo soggetti alla signoria di Jesi.

OnorificenzeModifica

Jesi possiede il Titolo di città dal XII secolo, testimoniato dall'elaborazione degli Statuti, confermati col titolo di "Città Regia" dall'imperatore Federico II di Svevia[8]

  Titolo di Città
— dal XII secolo

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Veduta del centro storico chiuso dalle mura.

Architetture religioseModifica

Duomo di San Settimio
 Lo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Jesi.

Fu costruito tra il XIII e il XIV secolo ad opera di Giorgio da Como, e rifatto tra il 1732 e il 1741 da Domenico Barrigioni. Della vecchia costruzione rimangono, all'interno, i due leoni-acquasantiere già facenti parte del portale della chiesa. Il campanile, che caratterizza il profilo urbano, è opera del locale Francesco Matellicani, che lo eresse nel 1782-84 ispirandosi a quello vanvitelliano del Santuario della Santa Casa di Loreto. La facciata, caratterizzata da una serliana, è stata ultimata nel 1889 su progetto di Gaetano Morichini, su iniziativa del vescovo Rambaldo Magagnini. L'interno si presenta a navata unica e cupola emisferica, secondo il gusto neoclassico dell'epoca. Durante il XVIII secolo vennero aperte molte cappelle laterali arricchite con dipinti, decorazioni e arredi liturgici volute dai nobili jesini.

Convento di San Floriano

È la chiesa più importante della città sotto il profilo storico e religioso. Infatti fin dal XII secolo fu dedicata al patrono della comunità jesina e qui si svolgevano le più importanti cerimonie pubbliche tra cui, il 4 maggio, la presentazione del Palio da parte dei Castelli di Jesi in segno di sottomissione alla città. Nel 1439 venne presa in consegna dai Frati Minori Conventuali, provenienti dal convento di San Marco, che dal 1478, procedettero ad un rinnovamento interno del tempio medioevale che era a navata unica, orientato in direzione nord-sud, con ingresso sul cortile dell'attuale Palazzo Ghisleri. Negli stipiti della porta d'ingresso sono visibili alcune pietre intagliate in stile romanico della precedente chiesa medioevale. Fu allora che la planimetria venne modificata collocando l'ingresso verso la piazza, con la creazione di nuove cappelle che ben presto si arricchirono di monumenti sepolcrali e opere d'arte, tra cui la Deposizione, la Annunciazione e la Pala di Santa Lucia di Lorenzo Lotto, realizzate tra il 1512 e il 1532 e conservate nella Pinacoteca Civica assieme ai sarcofagi e ai bassorilievi che originariamente l'adornavano. L'aspetto attuale è frutto del rifacimento avviato nel 1743 nel corso del quale la chiesa e il convento subirono radicali trasformazioni ad opera dell'architetto Francesco Maria Ciaraffoni che ne progettò gli interni e lo scalone. Presenta un grande tiburio e una facciata mai completata. L'interno, a pianta centrale ellittica, è tutto impostato sulla cupola a base ovale decorata di stucchi e affreschi con le Storie di san Francesco eseguiti in stile tardo-barocco dal locale Francesco Mancini a partire dal 1851. La chiesa, sconsacrata nel 1860, divenne prima sede della biblioteca civica, poi della pinacoteca comunale e, infine, è sede del teatro studio Valeria Moriconi, dedicato all'attrice jesina.

Chiesa di San Marco
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Marco (Jesi).

Sorge poco fuori dalla cerchia delle mura, fa parte di un complesso monastico di clausura. Venne eretta in stile Gotico nel XIII secolo e presenta una facciata tripartita aperta da un ricco rosone in cotto sormontante un portale marmoreo. L'interno è diviso in tre navate da pilastri ottagonali che reggono volte a crociera. Vi si conservano alcuni affreschi trecenteschi, superstiti del ciclo pittorico che originariamente decorava la maggior parte delle pareti della chiesa, che ritraggono il "Transito della Madonna", la "Madonna di Loreto", la "Crocifissione" e l'"Annunciazione". Le pitture murali hanno dato luogo ad alcune difformità di attribuzione, ma i restauri hanno permesso di chiarire la matrice di scuola riminese degli affreschi ricondotti a Giovanni e Giuliano da Rimini e ad artisti di ambito fabrianese. Nel corso dei restauri effettuati il secolo scorso (1854-1859) dall'architetto Angelo Angelucci e dai pittori Silvestro Valeri di Perugia e Marcello Sozzi di Roma, si è provveduto a completare la decorazione della volta e dei sottoarchi, oltre che degli arredi lignei.

Chiesa dell'Adorazione
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dell'Adorazione.

Sorge nella centrale Piazza della Repubblica. Venne eretta nel 1585 per la Confraternità dei Poveri e della Morte. Divenuta collegiata nel XVIII secolo, venne interamente rifatta in stile tardobarocco. Dal 1940 è consacrata all'Adorazione perpetua della Carestia. All'interno sono conservate tele di Claudio Ridolfi, Filippo Bellini, e Domenico Luigi Valeri.

Chiesa di San Giovanni Battista
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Jesi).

L'edificio risale al XIII secolo, quando si iniziò ad urbanizzare quella parte di terreno, detta di Terravecchia, appena fuori dalla primitiva cerchia muraria. Ricostruita interamente dai frati Apostoliti alla fine del Cinquecento, nella seconda metà del Seicento venne ristrutturata e portata a nuova veste dai Padri Filippini, i primi e quasi gli unici ad introdurre il barocco nelle Marche. Presenta una sobria facciata, ma ha un interno con stucchi nella particolare coloritura bianco-oro. Vi si conservano varie opere d'arte, fra cui l'icona del “Sangue Giusto”, affresco del 1333 attribuito a Pietro da Rimini.

Chiesa di San Nicolò
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Nicolò (Jesi).
 
La romanico-gotica Chiesa di San Nicolò.

È l'edificio più antico della città di Jesi, documentato fin dal XII secolo. Le originali forme romaniche vennero rimaneggiate nel XIV secolo con l'aggiunta di elementi gotici. L'interno, a tre navate absidate, presenta una prevalenza di volte a crociera costolonate sostenute da pilastri compositi; rimandano invece a forme romaniche le navate laterali introdotte da archi a tutto sesto. Degli affreschi realizzati nella prima metà del XVI secolo non rimangono in loco che poche, illeggibili, tracce. Da San Nicolò proviene tra l'altro l'affresco di Pietro da Rimini raffigurante “San Francesco” (1333), conservato alla Galleria Nazionale di Urbino, e L'Icona del Sangue Giusto, conservata presso la chiesa di San Giovanni Battista. La decorazione esterna del complesso absidale presenta una successione di archetti pensili a goccia. Di estrema semplicità è la facciata a due spioventi al cui centro si apre un portale ad arco senese in marmo policromo e ghiera in laterizio a spina.

Santuario della Madonna delle Grazie
 Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna delle Grazie (Jesi).

Originaria del XV secolo ma con il campanile del XVII secolo e rifatta del XVIII secolo, custodisce all'interno l'immagine della Madonna della Misericordia, affresco quattrocentesco attribuito ad Antonio da Fabriano.

Chiesa di San Pietro
 
Chiesa di San Pietro Apostolo

Di origini medioevali, ricostruita nel XVIII secolo ad opera dell'architetto Mattia Capponi, con facciata coronata da due campaniletti.

Ex orfanotrofio femminile

Con l'annessa chiesetta, rappresenta un esempio di edilizia "illuminata" della seconda metà del XVIII secolo, dell'architetto romano Virginio Bracci.

Chiesetta del Sacro Cuore

Già parte del monastero delle Benedettine di Sant'Anna, a cui è dedicata, ha una pianta centrale del XVIII secolo, ha il prospetto su corso Matteotti obliterato dal fronte dell'ex convento rifatto in forme di palazzo civile dalla famiglia dei Marchesi Mereghi nella seconda metà del XIX secolo. L'interno intatto a pianta ellittica ospita saltuariamente degli eventi socio-culturali

Cappella di San Bernardo

Già cappella del Palazzo Pianetti "in Porta Valle", presenta un interno settecentesco di stile rococò ricco di stucchi tipicamente mitteleuropei, recuperata dopo essere stata adibita a deposito di carbone, ospita periodicamente esposizioni e manifestazioni culturali.

Chiesa di San Savino (resti)

Di epoca altomedioevale, a poca distanza dalla "nuova" costruita alla metà del XVI secolo.

Chiesa di Santa Maria del Piano

È un'ex chiesa abbaziale, fuori dal centro storico lungo la strada per Macerata, che conserva all'interno antiche vestigia delle sue origini.

Architetture civiliModifica

Palazzo della Signoria
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo della Signoria (Jesi).

Uno dei più imponenti palazzi pubblici delle Marche, fu costruito tra il 1486 e il 1498 dall'architetto senese Francesco di Giorgio Martini.

Palazzo Colocci
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Colocci.

Antica residenza gentilizia dei marchesi Colocci, presenta una facciata lineare in laterizio e portale bugnato che dà accesso ad un ampio e scenografico scalone, sorretto da colonne, forse su disegno del Vanvitelli. Così come appare nel ventunesimo secolo, il palazzo è la risultante di una serie di interventi realizzati nei secoli XVI e XVII. La trasformazione settecentesca ha occultato la fisionomia rinascimentale dell'edificio, ricostruibile soltanto da qualche fonte d'archivio. Il piano nobile conserva i soffitti a padiglione, come quello del salone delle feste decorato da affreschi illusionistici. Di antichissima origine, la famiglia Colocci discende dalla gens Actonia di stirpe longobarda, stanziatasi nella valle dell'Esino intorno all'anno Mille. Nel palazzo hanno vissuto gli ultimi discendenti di Amerigo Vespucci. All'interno il palazzo ospita la Casa Museo Marchese Adriano Colocci Vespucci.

Palazzo Balleani
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Balleani.

Sorge in piazza Federico II, accanto al duomo ed è un esempio di rococò locale, venne realizzato a partire dal 1720 su disegno dell'architetto romano Francesco Ferruzzi. Sulla facciata, dagli spigoli arrotondati, è una caratteristica balconata rococò con ringhiera in ferro battuto sorretta da quattro possenti telamoni, realizzata nel 1723 dal ravennate Giovanni Toschini. L'interno colpisce per la ricchezza delle sale con i soffitti dai leggeri stucchi dorati, eseguiti da diversi artisti, tra cui i decoratori Giuseppe Confidati, Antonio Conti, Marco d'Ancona, Orazio Mattioli e il pittore Giovanni Lanci.

Palazzo Ripanti
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Ripanti.

Si estende per tutto il fronte meridionale di piazza Federico II e costituisce un complesso residenziale tra i più vasti della città. Il nucleo originale, risale al XV secolo e venne ampliato successivamente fino a congiungersi con l'attuale facciata che prospetta sulla piazza. Il palazzo passò nella seconda metà del XIX secolo alla Curia vescovile che lo ha adibito prima a seminario diocesano e sede del Museo diocesano.

Palazzo Ricci
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Ricci (Jesi).

Sorge sull'area della "Rocca pontelliana", con il prospetto posteriore che dà sulla piazza della Repubblica e sul quale si eleva una facciata neoclassica, ricavata a seguito della demolizione del torrione meridionale della Rocca. Fu voluto dal conte Vincenzo di Costantino Ricci che ne affidò l'esecuzione, nel 1544, a Guido di Giovanni da Bellinzona e Pierantonio di Baldassarre da Carena. I lavori vennero terminati nel 1547 dai costruttori jesini Guido di Giovanni e Giovanpietro di Beltrani. Il palazzo si caratterizza per la facciata a bugnato con pietre tagliate a forma di diamante, sull'esempio del palazzo dei Diamanti di Ferrara e del più vicino palazzo Mozzi di Macerata, realizzato pochi anni prima, e al quale il Ricci si ispirò probabilmente per la sua residenza jesina. Completa l'edificio un porticato a sei arcate che alleggerisce la struttura.

Palazzo Comunale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Comunale (Jesi).

Sorge sull'area della "Rocca pontelliana", di fianco a Palazzo Ricci, con il prospetto posteriore che dà su piazza della Repubblica presentando un fronte assai severo. Di origini rinascimentali, venne ristrutturato dall'architetto Mattia Capponi. All'interno conserva la sala del sindaco con decorazioni a fresco neoclassiche, opere di Felice Giani.


Palazzo Honorati-Carotti
 
Palazzo Marcelli

Di origine rinascimentale, è stato ristrutturato e ampliato più volte a partire dal 1703, dopo l'acquisto, da parte di Bernardino Honorati (1692-1716) del palazzo del marchese Silvestri. Verso la metà del secolo, Giuseppe Honorati (1692-1769) affidò i lavori di sistemazione all'architetto romano Virginio Bracci, supervisore per la sacra congregazione di San Luca. Il palazzo venne completato alla fine del Settecento. Il palazzo presenta una facciata neoclassica con mattoni a vista. Dal cortile interno si innalza un scalone d'onore, sorretto da pilastri e colonne finemente scanalate, che conduce alle ampie sale superiori dalle ricche decorazioni ora barocche, come la galleria d'ingresso, ora rococò, nelle gallerie del primo e secondo piano che danno sulle mura e nella saletta ovale, e infine decorate con pitture neoclassiche attribuibili al fabrianese Luigi Lanci, come la sala delle feste. Nel palazzo era conservata una collezione di dipinti e una ricca biblioteca di famiglia, avviata sotto Giuseppe Honorati e giunta al massimo del prestigio alla fine del Settecento con il vescovo Bernardino. Il palazzo, di proprietà comunale, è sede della pretura.

Palazzo Pianetti "in Terravecchia"
 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Pianetti.

Fu costruito alla metà del Settecento ed è un esempio di rococò italiano. La lunghissima facciata è aperta da cento finestre, mentre sul lato posteriore vi è un giardino all'italiana. All'interno è ospitata la pinacoteca con alcune pitture di Lorenzo Lotto: Visitazione (1530), Annunciazione, Madonna col Bambino e santi, San Francesco che riceve le stimmate (1526), San Gabriele, Annunciata (1526) e il suo capolavoro, la pala di Santa Lucia davanti al giudice (1532). Vi sono custodite, inoltre, epigrafi funerarie, terrecotte robbiane, vasi da farmacia e ceramiche.

Arco Clementino
 Lo stesso argomento in dettaglio: Arco Clementino (Jesi).

È un arco trionfale eretto nel 1734, su progetto dell'architetto Domenico Valeri, in onore di papa Clemente XII degli Orsini. Fu un gesto di omaggio verso il pontefice che si era reso benemerito per l'abolizione del dazio sul grano e la sistemazione della strada che collega Nocera Umbra con l'Adriatico e che venne chiamata, da allora, "Clementina" (l'attuale Statale 76). L'arco costituisce il punto focale del lungo asse prospettico e scenografico del corso settecentesco intitolato a Giacomo Matteotti.

Architetture militariModifica

 
le Mura quattrocentesche di Francesco di Giorgio Martini.
 
Mura, Montirozzo
Mura di Jesi
 Lo stesso argomento in dettaglio: Mura di Jesi.

La cinta fortificata, tra le meglio conservate dell'intera regione, racchiude il nucleo medievale della città, di compatta forma trapezoidale, per un perimetro di circa 1,5 km. Vennero erette nel XIV secolo sul tracciato delle più antiche mura romane, rappresentando il simbolo della libertà comunale. Nel XV secolo vennero quasi totalmente ricostruite (fa eccezione la parte detta del "Montirozzo") ad opera degli architetti militari Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini. Sono costituite da alti muraglioni cortinati con beccatelli, rinforzati da torrioni e aperte da sette porte: ne restano aperte solo quattro. La conformazione delle mura varia in rapporto alla morfologia del terreno che presenta livelli di quota differenziati, dalla pianura (66 m s.l.m.) alla collina (96 m s.l.m.). Le mura della parte meridionale, racchiuse tra il Torrione Rotondo e il Torrione di Mezzogiorno (costruito nel 1454), erano fiancheggiate da un fossato, successivamente interrato, e si presentano "basse", caratterizzate da semplici cortine verticali con beccatelli e caditoie. Si fanno più alte e imponenti sul versante orientale, poste sui pendii, che hanno cortine rafforzate con scarpata per una maggior difesa contro le armi da fuoco. Sulla parte più alta, quella nord-occidentale, che si apriva sul prolungamento della città "nuova", la cosiddetta "Addizione di Terravecchia", sorgeva la Rocca Pontelliana, eretta su progetto di Baccio Pontelli, appunto, a partire dal 1487 e già demolita nel 1527, l'ultimo torrione (di fianco l'Arco del Magistrato) venne smantellato nel 1890.

Vie e piazzeModifica

Piazza Federico II
 Lo stesso argomento in dettaglio: Piazza Federico II.
 
Jesi, Piazza Federico II

È la storica piazza più importante della città. Tutta racchiusa da edifici nobiliari e dal duomo. Sorge sul luogo del Foro romano, all'incrocio fra il cardo e il decumano massimi. Sono state ritrovate anche le fondamenta degli edifici che la cingevano, come quelle del teatro, delle terme e della cisterna. Dopo le devastazioni barbariche vi sorse la prima cattedrale cristiana di Jesi, forse sulle fondamenta di un precedente tempio pagano. Il giorno di santo Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, nacque l'imperatore Federico II. Per ricordare san Floriano, in età comunale, tutte le genti e i cittadini dei comuni sottomessi si riunivano ogni anno (il 4 maggio) in questa piazza per rendere omaggio alla città con i propri gonfaloni (detti palli) e festeggiare il patrono. La festa si chiamò palio di San Floriano. La conformazione odierna è quella assunta dal luogo durante il XVIII secolo. Chiude la piazza una caratteristica balaustra, realizzata nel 1758 dal bolognese Gaetano Stegani, architetto della legazione di Urbino. La fontana–obelisco è opera di Raffaele Grilli e di Luigi Amici (artefice delle leonesse).

Piazza della Repubblica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Piazza della Repubblica (Jesi).

Questo spazio quadrangolare costituisce il centro vitale della città e vi si affacciano importanti edifici, il retro del palazzo comunale, la chiesa dell'Adorazione, palazzo Magagnini e il teatro Pergolesi, mla maggiore istituzione culturale di Jesi. L'arco del Magistrato, una volta affiancato dal torrione della scomparsa rocca Pontelliana, introduce al centro storico medioevo-rinascimentale. Venne sistemata urbanisticamente a partire dalla fine '600 quando si iniziò a costruire sull'area detta di Terravecchia. Dalla piazza inizia il centralissimo corso Matteotti.

Corso Matteotti
 Lo stesso argomento in dettaglio: Corso Matteotti (Jesi).

È la via principale di Jesi, centro vitale e passeggiata cittadina ove si affacciano negozi e trovano sede studi privati. Aperta nell'area detta di Terravecchia a partire dalla fine del XVII secolo divenne il luogo d'attrazione della nobiltà locale dove impiantò le nuove, più spaziose, dimore adattate al gusto dell'epoca. Questa rettilinea prospettiva urbanistica in gran parte settecentesca inizia da piazza della Repubblica e termina con l'arco Clementino.

Piazza Pergolesi

Sorge a metà di corso Matteotti, di fronte il santuario delle Grazie. Era un antico spazio pubblico di difese militari del Borgo di Terravecchia. La piazza attuale, definita nel XVIII secolo ha subito continue trasformazioni. Sul lato occidentale sorge la chiesa di San Nicolò e al centro il monumento a Giambattista Pergolesi realizzato in stile liberty nel 1910 su disegno del carrarese Alessandro Lazzerini.

TeatriModifica

 
Jesi, piazza del Teatro - dipinto di Adriano Colocci del 1825

Teatro PergolesiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro Pergolesi.

Già della Concordia, venne costruito nel 1790, in un'area occupata da piccole botteghe in Piazza della Repubblica, allora "della Morte", ceduta dal Comune alla Società della Concordia nel 1790. Fu inaugurato nel 1798, in piena occupazione francese, con due opere del Cimarosa, La Capricciosa corretta e Il Principe Spazzacamino, che vennero cantate dal soprano pesarese Anna Guidarini, madre di Gioachino Rossini, in un teatro disertato dalla nobiltà jesina per paura di rappresaglie da parte dei giacobini. Nel 1883 il teatro cambiò nome, perdendo quello originale della Concordia e assumendo quello del musicista jesino Giovanni Battista Pergolesi; venne poi ceduto definitivamente dalla Società al Comune nel 1933.

Teatro studio Valeria MoriconiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro studio Valeria Moriconi.

Il teatro studio inaugurato nel maggio 2002 ha sede nei locali dell'ex-chiesa che fin dal XII secolo era dedicata a san Floriano, compatrono della città. All'interno di essa vi si sono tenute le più importanti cerimonie pubbliche tra cui, il 4 maggio di ogni anno, la presentazione del Palio da parte dei Castelli di Jesi in segno di sottomissione alla città. La chiesa fu sconsacrata dopo il 1860 e divenne sede della biblioteca e pinacoteca comunali. Le decorazioni tardo barocche creano una sorta di scenografia permanente. La progettazione del nuovo allestimento per il teatro studio è stata affidata all'architetto milanese Italo Rota. Il 15 novembre 2005, il teatro studio è stato dedicato alla scomparsa attrice jesina Valeria Moriconi nel giorno del suo compleanno.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 4 022 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata in base alla percentuale sul totale della popolazione residente è quella romena:

CulturaModifica

IstruzioneModifica

BibliotecheModifica

MuseiModifica

EconomiaModifica

Agricoltura e viticulturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Verdicchio DOC e DOCG.

Nel territorio comunale e nei dintorni viene coltivata la vite, principalmente la varietà verdicchio, con cui viene prodotto il vino verdicchio dei castelli di Jesi[11] nelle sue molteplici tipologie: Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante, Verdicchio dei Castelli di Jesi passito, Verdicchio dei Castelli di Jesi classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore.

ArtigianatoModifica

Per quanto riguarda l'artigianato, Jesi è rinomata per la lavorazione del rame, finalizzata alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti, che spazia dal vasellame alle anfore, oltreché per la lavorazione della pelletteria.[12]

Servizi finanziariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Banca delle Marche.

La Banca delle Marche S.p.A., o brevemente Banca Marche, fondata nel 1994 con sede legale ad Ancona, dal 22 novembre 2015 in liquidazione coatta amministrativa, è stato il principale ente creditizio della città e della regione. Dal giorno successivo è stata rifondata, come Good Bank, con la nuova denominazione di Nuova Banca delle Marche S.p.A., in breve Nuova Banca Marche con la "parte buona" della vecchia banca, che ha la sede sociale a Roma e, come in precedenza, la Direzione Generale in città.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
30 agosto 1944 5 aprile 1946 Pacifico Carotti PdA sindaco nominato dal CLN
6 aprile 1946 6 agosto 1956 Pacifico Carotti PRI sindaco
5 ottobre 1956 24 febbraio 1957 Raimondo Turco commissario prefettizio
25 febbraio 1957 31 luglio 1958 Eros Menna commissario straordinario
1º agosto 1958 2 febbraio 1961 Adriano Monarca commissario straordinario
3 febbraio 1961 1º agosto 1962 Gaetano Conigli PSI sindaco
2 agosto 1962 12 gennaio 1965 Alberto Borioni PSI sindaco
13 gennaio 1965 22 dicembre 1966 Sergio Bartolini PSI sindaco
23 dicembre 1966 2 agosto 1970 Alberto Borioni PSI sindaco
3 agosto 1970 21 aprile 1971 Enrico Ciuffolotti PRI sindaco
22 aprile 1971 17 maggio 1971 Pietro Politi PRI Assessore anziano
18 maggio 1971 16 luglio 1975 Vittorio Massaccesi DC sindaco
17 luglio 1975 11 maggio 1983 Aroldo Cascia PCI sindaco
12 maggio 1983 10 aprile 1988 Gabriele Fava PCI sindaco
11 aprile 1988 14 febbraio 1994 Ernesto Girolimini PCI sindaco
15 febbraio 1994 15 giugno 1994 Abramo Barillari commissario straordinario
16 giugno 1994 27 maggio 2002 Marco Polita PDS / DS sindaco
28 maggio 2002 20 maggio 2012 Fabiano Belcecchi DS / PD sindaco
21 maggio 2012 in carica Massimo Bacci Lista civica Jesiamo - PattoxJesi sindaco

GemellaggiModifica

SportModifica

Città Europea dello Sport 2014Modifica

La città di Jesi è stata ufficialmente proclamata Città europea dello sport per l'anno 2014 dall'Associazione delle capitali europee dello sport. Il riconoscimento è stato conferito il 6 novembre 2013 al sindaco Massimo Bacci a Bruxelles, presso la sede del Parlamento europeo.

SchermaModifica

La storia sportiva di Jesi è legata al Club scherma Jesi, in particolare nella disciplina del fioretto, che le permette di essere la città più medagliata al mondo nella storia delle Olimpiadi[14] con un palmarès che annovera 23 medaglie, di cui 14 d'oro, 3 d'argento e 6 di bronzo. Da Montreal 1976 Jesi porta continuamente atleti alle Olimpiadi, da Los Angeles 1984 a Londra 2012 uno o più atleti di Jesi salgono ininterrottamente sul podio più alto. La città è rappresentata dai campioni olimpici Stefano Cerioni, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali (diventata nel 2012 l'atleta italiana con il maggior numero di medaglie d'oro vinte alle Olimpiadi)[15] ed Elisa Di Francisca, tutti allievi del maestro Ezio Triccoli a cui è stato dedicato il locale palazzetto dello sport. Il Club, fondato nel 1947, è stato insignito del Collare d'oro del CONI dal presidente Giovanni Malagò il 13 dicembre 2014[16].

CalcioModifica

La squadra principale della città è la Jesina, che ha disputato anche un campionato di Serie C1 nella stagione 1984-1985 e diversi campionati della vecchia Serie C e C2, attualmente milita in Serie D. Numerose squadre minori, rappresentanti ognuna diversi quartieri e ceti della città (Aurora, Duomo, Folgore, Gherardi, Junior, Juventus, Largo Europa, Latini, Libertas, Mazzangrugno, Spes, Vigor Ras, Virtus) presenziano nei campionati minori marchigiani.[17]. Ecco la situazione del calcio jesino per la stagione 2019-20:

  1. Jesina - Serie D (4º Livello) - Colori sociali: Bianco-Rosso - Fondata nel 1927
  2. Borgo Minonna - Prima Categoria (7º Livello) - Colori sociali: Blu-Granata - Fondato nel 1978
  3. Largo Europa Jesi - Seconda Categoria (8º Livello) - Colori sociali: Giallo-Nero - Fondato nel 1975
  4. Aurora Jesi - Terza Categoria (9º Livello) - Colori sociali: Rosa-Blu - Fondata nel 1955
  5. Junior Jesina - Terza Categoria (9º Livello) - Colori sociali: Bianco-Rosso-Blu - Fondata nel 2006
  6. Spes Jesi - Terza Categoria (9º Livello) - Colori sociali: Verde-Bianco - Fondata nel 1945

La EDP Jesina, rappresentante il movimento calcistico femminile della città, durante la sua storia è stata impegnata nel torneo di Serie A, categoria nella quale ha militato per una stagione nel 2016-17. Ecco la situazione del calcio rosa jesino per la stagione 2019-20:

  1. EDP Jesina - Serie C (3º Livello)

Calcio a 5Modifica

La Jesina C5 ha raggiunto in passato la promozione in Serie A nella stagione 1996-1997 disputando, in quanto vincitrice del proprio girone, i play-off scudetto. Nel 1997 nasce una nuova società, l'Acli San Giuseppe C5, squadra dell'omonimo quartiere che nel 2009-2010 ottiene la promozione al campionato nazionale di Serie B vincendo la Coppa Italia Nazionale di Serie C, categoria che manterrà fino alla rinuncia avvenuta prima del 2012-2013. È presente anche il settore femminile con le ragazze della E.D.P. Jesina. Ecco la situazione del calcio a 5 jesino per la stagione 2019-20:

  1. Jesi C5 - Serie C1 (4º Livello)
  2. MMSA Giovane Aurora - Serie D (6º Livello)
  1. E.D.P. Jesina - Serie C Femminile (3º Livello)

PallacanestroModifica

Tra gli sport di vertice a Jesi c'è la pallacanestro. La squadra locale è l'Aurora Basket Jesi, che milita nel campionato di Serie B. Il massimo risultato ottenuto dalla società jesina è stato la promozione in serie A1 nel 2004, oltre che una vittoria nella Coppa Italia di Legadue nel 2008. Disputa le proprie gare al PalaTriccoli. Dal 2006 è tornata ai propri colori sociali originari, arancioblu, dopo che, per motivi di sponsor, per diversi anni aveva adottato i colori gialloverdi. Ecco la situazione del basket jesino per la stagione 2019-20:

  1. Aurora Basket Jesi - Serie B (3º Livello)
  2. Aesis 98 Jesi - Serie C Silver (5º Livello)
  3. Taurus Jesi - Serie C Silver (5º Livello)
  4. Titans Jesi - Promozione (7º Livello)
  5. New Basket Jesi - Prima Divisione (8º Livello)

PallavoloModifica

La Pieralisi Jesi ha disputato 9 tornei di Serie A1 disputando anche 2 finali scudetto ed è riuscita a vincere la Challenge Cup di pallavolo femminile 2008-2009 a livello europeo. La città ha inoltre ospitato la fase finale della Campionato mondiale per club FIVB 1992 (pallavolo femminile). Ecco la situazione del volley femminile jesino per la stagione 2019-20:

  1. Pieralisi Jesi - Serie B2 (4º Livello)
  2. Libertas Jesi - Prima Divisione (7º Livello)

Il Volley Club Jesi negli anni ottanta e nei primi anni novanta ha disputato diversi campionati di A2 sfiorando la promozione nel massimo campionato con in panchina il futuro tecnico della nazionale italiana Julio Velasco. Ecco la situazione del volley maschile jesino per la stagione 2018-19:

  1. Volley Club Jesi - Serie C (4º Livello)
  2. Volley 2000 Jesi - Prima Divisione (6º Livello)

RugbyModifica

Il Rugby Jesi 70 ha raggiunto il suo punto più alto giocando nella Serie B. La società dispone anche di un ampio serbatoio giovanile ed è riconosciuta come Centro di Formazione Federale. Ecco la situazione della palla ovale jesina per la stagione 2019-20:

  1. Rugby Jesi 70 - Serie B (3º Livello)

PallanuotoModifica

Per quanto riguarda la piscina, la città è stata rappresentata dal 1987 dalla Marche Nuoto Jesi che ha anche raggiunto il campionato di Serie B. La società ha chiuso i battenti al termine della stagione 2013/2014 e nell'estate 2014 è stata fondata la Jesina Pallanuoto che ne raccoglie l'eredità sportiva. Nel 2017-18 vince il campionato di Serie C ed è ammessa per la prima volta nella sua storia in Serie B. Nessuna rappresentanza invece in campo femminile. Ecco la situazione della pallanuoto jesina per la stagione 2019-20:

  1. Jesina Pallanuoto - Serie B (3º Livello)

CiclismoModifica

Jesi è stata sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia nel 1985.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Jesi
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1985 Cervia 185   Orlando Maini   Roberto Visentini

Jesi è stata sede di arrivo di tappa della Tirreno-Adriatico nel 2019.

Tappe della Tirreno-Adriatico con arrivo a Jesi
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia azzurra
2019 Matelica 195   Julian Alaphilippe   Adam Yates

Jesi è stata sede di partenza e di arrivo di tappa del Giro Rosa nel 2014

Tappe del Giro Rosa con arrivo a Jesi
Anno Tappa Partenza km Vincitrice di tappa Maglia rosa
2014 Alba Adriatica 118   Marianne Vos   Marianne Vos
Tappe del Giro Rosa con partenza da Jesi
Anno Tappa Arrivo km Vincitrice di tappa Maglia rosa
2014 Cesenatico 118   Marianne Vos   Marianne Vos

TennisModifica

Sono presenti diversi campi da gioco presso il Circolo Cittadino e il Magic Tennis Academy, quest'ultimo è centro federale.

GolfModifica

In città è situato un piccolo campo destinato al golf, composto da 3 buche e con un Par di 10 colpi.

PugilatoModifica

I ragazzi della Pugilistica Jesina partecipano alle gare regionali e nazionali e si allenano presso la palestra del PalaTriccoli.

Arti marzialiModifica

Non mancano in città diverse associazioni sportive che si occupano di arti marziali. Sono di fatto presenti tutte le specialità grazie al Karate Team, al Judo Samurai ed alla polisportiva Libertas che include tra i suoi programmi anche la disciplina del Taekwondo.

AtleticaModifica

Il campo polisportivo Cardinaletti è dotato di una pista di atletica in tartan con 6 corsie e di tutti gli altri strumenti necessari per svolgere tutte le attività di atletica leggera. Qui si svolgono gli allenamenti degli sportivi dell'Atletica Jesi.

Pattinaggio e ginnastica artisticaModifica

Presso il polisportivo Cardinaletti sono presenti una pista anulare per pattinaggio corsa 400 m x 7 m, omologata per gare nazionali e internazionali ed una pista di pattinaggio piana 50 m x 25 mt.

BiliardoModifica

Molto diffuso e praticato il gioco delle boccette con bar e circoli che partecipano ai vari campionati della FIBIS.

Tiro a segnoModifica

In città vi è un poligono per gli amanti del tiro a segno. La più antica associazione sportiva della città viene fondata il 10 febbraio 1884 ed inizia le attività il 30 settembre 1888. Nel 2014 dispone di 10 linee di tiro a 10 metri, 6 a 25 metri e 10 a 50 metri. In Italia si posiziona tra le prime quindici Sezioni. Il 29 dicembre 2014 ha presentato al palazzo dei convegni il libro dei 130 anmi.

Arbitri di calcioModifica

L'AIA Jesi è composta da 127 arbitri e 11 osservatori. L'attuale presidente è Riccardo Piccioni. La sezione svolge corsi di formazione per nuovi arbitri nei mesi di dicembre e marzo. Il miglior fischietto jesino nei tempi recenti è stato Alessandro Marinelli, assistente arbitrale per la CAN A e B.

ImpiantiModifica

  • Stadio Pacifico Carotti - 5.000 posti circa
  • PalaTriccoli - 4.000 posti circa
  • Polisportivo Cardinaletti - 1000 posti circa
  • Palazzetto della Scherma 'Lamberto Magini' - 200 posti circa
  • Campo da Rugby - 400 posti
  • Bocciodromo comunale Leonello Rocchetti - 400 posti
  • Palestra Carbonari
  • Palestra San Sebastiano 'Primo Novelli'
  • Palestra Giannino Pieralisi - 100 posti circa
  • Palestra Stefano Filonzi - 250 posti circa
  • Campo di Calcio 'Mosconi'
  • Campo di Calcio Boario 'Paolo Pirani'
  • Campo di Calcio 'Giordano Petraccini'
  • Campo di Calcio 'San Sebastiano'

NoteModifica

  1. ^ Comune di Jesi - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2020 (dato provvisorio).
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ "Guide d'Italia" del Touring Club Italiano: Marche, Milano, Touring, 2005, p. 39.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri CXLII, V, 3, 35.
  6. ^ Cf. articolo di Alvise Cherubini, 3 luglio 2005, p. 3. URL consultato in data 24 marzo 2013.
  7. ^ Vedi qui
  8. ^ Cenni storici sul Sito ufficiale del Comune di Jesi, su comune.jesi.an.it. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Sito ufficiale Anagrafe delle Biblioteche Italiane (ABI) - Risultati ricerca, su anagrafe.iccu.sbn.it. URL consultato il 5 luglio 2016.
  11. ^ Scheda del vino Verdicchio dei Castelli di Jesi
  12. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 12.
  13. ^ a b Sito ufficiale del Comune di Jesi
  14. ^ http://www.centropagina.it/attualita/jesi-in-progress-2/
  15. ^ Valentina: 6/o oro da Atlanta '96, più longeva di Lewis, ansa.it, 2 agosto 2012. URL consultato in data 19 marzo 2013.
  16. ^ Jesi: consegnato il collare d'oro al club scherma, Malagò: 'Grazie Jesi, sei come Maranello per la Ferrari' • Vivere Jesi
  17. ^ https://www.vallesina.tv/?p=14827&preview=true

BibliografiaModifica

  • Baldassini Girolamo. Memorie istoriche dell'antichissima e regia città di Jesi. Bonelli, 1765
  • Annibaldi Cesare. Guida della città di Jesi, Jesi, 1902
  • Baldassini Tommaso. Notizie historiche della regia città di Jesi, Jesi, 1703
  • Molinelli Raffaele. Un'oligarchia locale nell'età moderna, Urbino, 1976
  • Mariano Fabio. Jesi città e architettura. Forme e tipologie dalle origini all'Ottocento, Cassa di Risparmio di Jesi, Ed. Silvana Editoriale, Milano 1993. ISBN 88-366-0434-X
  • Mariano Fabio. Francesco di Giorgio e il Palazzo della Signoria di Jesi (con cartella di rilievi), (presentazione di Corrado Maltese), Ed. Cassa di Risparmio di Jesi, 1986 (con M. Agostinelli). Vincitore del Premio Internazionale Salimbeni per la Storia e la Critica d'Arte Ed. 1987 (presieduto da Federico Zeri)
  • Mariano Fabio. Palazzo Colocci a Jesi, equilibrio di spazi, in "Il Corriere Adriatico", 13.5.1989, Ancona
  • Mariano Fabio. Il sistema delle piazze storiche e l'arredo urbano, in: "Biblioteca Aperta", Ed. Comune di Jesi, n.1, febbraio 1990
  • Mariano Fabio. Il Palazzo della Signoria di Jesi e i suoi restauri, in: "Biblioteca Aperta", n.2/III, Ed. Comune di Jesi, 1991
  • Mariano Fabio. Jesi. Palazzo della Signoria, in F.Mariano, L'Architettura nelle Marche. Dall'Età Classica al Liberty, (presentazioni di Carlo Bo e Pietro Zampetti), Nardini Editore, Fiesole 1995. pp.262–265. ISBN 88-404-1118-6
  • Mariano Fabio. I teatri di Jesi, in F.Mariano, Il Teatro nelle Marche. Architettura, Scenografia e Spettacolo, (presentazione di A.M. Matteucci), Banca delle Marche, Ed. Nardini, Fiesole 1997
  • Mariano Fabio. Jesi, Chiesa di S. Giovanni Battista, in: F. Mariano, Le Chiese Filippine nelle Marche. Arte e Architettura, Nardini Editore, Fiesole (FI),1996.ISBN 88-404-1127-5. Vincitore del Premio Nazionale di Cultura Frontino-Montefeltro 1997 (XVI Edizione), presieduto da Carlo Bo
  • Mariano Fabio. Alcune note e documenti sull'architettura a Jesi nel XVIII secolo, in: Aa. Vv., Architettura Neoclassica nelle Marche, (a cura di R. Rossini), Atti del Convegno di Corinaldo, ottobre 1988, in “Proposte e Ricerche”, n.26, I/1991, Ancona 1991, pp.204–224
  • Adriana Argalia. Jesi, presentazione di Italo Zannier e Mario Giacomelli, Motta editore, 1998
  • Mariano Fabio. Il Palazzo della Signoria a Jesi. Tra storia e restauri, in "I Beni Culturali, tutela e valorizzazione", n.3, a. X, maggio-giugno, Viterbo 2002. ISSN 1122-2948
  • Mariano Fabio. I Bonazza e i Marinali, una famiglia di scultori veneti nelle Marche del primo Settecento, in Aa. Vv., Scultura in villa, nella terraferma Veneta, nelle terre dei Gonzaga, nella Marca Anconitana, Arsenale Editrice, Venezia 2004. ISBN 88-7169-030-3
  • Mariano Fabio. Una Mappa della Bassa Valle dell'Esino, in Collectio Thesauri. Dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustre (a cura di M. Mei), vol. I, tomo I, Regione Marche, Edifir, Firenze 2005
  • Mariano Fabio. Francesco di Giorgio nel Palazzo della Signoria a Jesi alla luce dei documenti e dei recenti restauri, in Contributi e ricerche su Francesco di Giorgio nell'Italia centrale, (a cura di F. Colocci), Atti del Simposio di Studi (Urbino, Monastero di S. Chiara, 22 marzo 2003), Edizioni del Comune di Urbino, Urbania 2006

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