Apri il menu principale
Acropoli di Gela
Acropoli di Molino a Vento
Acropoli mulini gela.jpg
L'acropoli vista dall'alto
CiviltàGreca antica
Utilizzoacropoli
StileGreco antico
Epoca688 a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneGela
Amministrazione
Visitabilesi
Sito webwww.regione.sicilia.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°03′47.42″N 14°15′29.17″E / 37.063172°N 14.258104°E37.063172; 14.258104

L'acropoli di Gela o acropoli di Molino a Vento è l'area in cui sorgeva l'antica città di Gela.

Indice

StoriaModifica

PreistoriaModifica

Le più antiche evidenze archeologiche dell'area risalgono all'età del Rame con la facies di S. Cono-Piano Notaro risalente alla seconda metà del IV millennio a.C. e la prima metà del III millennio a.C. Sono presenti delle tombe a fossa circolare circondate da lastre in pietra verticale poste a ovest del tempio B, il tempio arcaico.

Lungo il pendio settentrionale vi sono tracce di un villaggio capannicolo dell'età del bronzo antico appartenente alla facies di Castelluccio, 2200-1450 a.C.

La colonizzazione grecaModifica

La fondazione della colonia greca avvenne nel 688 a.C. (Tucidide, VI 4.3) da coloni di Rodi e Creta guidati da Antifemo e Entimo nell'area dell'attuale acropoli. Tuttavia sono stati ritrovate tracce di una presenza stabile già dal'VIII sec a.C. che darebbe conferma della notizia di Tucidide secondo cui prima della fondazione giunsero dei rodioti di Lindos che si stabilirono nell'acropoli chiamando l'insediamento Lindioi.

 
Planimetria dell'acropoli di Gela

Poco resta delle prime costruzioni precoloniali in quanto realizzate con mattoni crudi e legno, mentre appaiono più consistenti le documentazioni del VII sec a.C. con la costruzione di edifici sacri (Edificio I e II) realizzati con pietre e ciottoli di fiume. Si segnala inoltre della stessa epoca un sacello in antis (Tempio A) riaffiorato sotto le fondazioni del tempio B.

 
colonna dell'acropoli

Nel VI sec a.C. avvenne un rinnovamento dell'area con la costruzione del muro di cinta a nord e la realizzazione dell'assetto urbanistico con pianta regolare. Fu così tracciata la plateia con asse est-ovest e le stenopoi. Sorsero nuovi edifici sacri come l'edificio VII e l'VIII. Inoltre venne eretto il tempio B, con 6 colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi, la costruzione era dedicata ad Atena Lindia. Sotto le tirannidi di Cleandro, Ippocrate e Gelone l'impianto urbanistico assunse un assetto definitivo con isolati da 30,50 m separati da stenopoi larghi 4 m.[1] L'assetto venne mantenuto sino al IV sec a.C.

Nel V sec a.C. gli edifici vennero costruiti con blocchi di arenaria nel settore settentrionale dell'acropoli. Venne poi eretto l'edificio VI da cui provengono le antefisse esposte al museo. Mentre nel settore meridionale ad est del tempio arcaico (21x12 m) sorse un tempio dorico dedicato ad Atena in onore della vittoria greca sui Cartaginesi nella battaglia di Himera del 480 a.C. Dell'edificio resta poco, tracce del basamento e una colonna. Molto materiale infatti venne asportato in epoca federiciana. Infine il tempio dedicato forse a Zeus Atabyrios nella parte occidentale dell'acropoli.

Dopo la distruzione operata dai Cartaginesi nel 405 a.C. sull'acropoli furono realizzati altri edifici a pianta rettangolare come l'edificio XII e XIII. Il XII era un tempio dedicato al culto di Demetra.

Nella seconda metà del IV sec a.C. la città ebbe un momento di rinascita con Timoleonte. L'acropoli venne di nuovo trasformata. Vennero eliminate alcune strade e lo stenopos III prolungato sino a sopra il basamento del tempio B. Gli edifici vennero distribuiti in maniera meno regolare e destinati ad un uso artigianale, come l'edificio XIV.

L'abbandono definitivo della zona avvenne nel 282 a.C. a seguito della distruzione della città operata dal tiranno di Agrigento Finzia.

OggiModifica

L'area oggi è recintata e addossata al Museo archeologico regionale di Gela e risulta visitabile.

CriticitàModifica

Come la maggior parte dei siti archeologici siciliani anche quello di Gela presenta delle sofferenze finanziarie che impediscono persino il taglio della sterpaglia. Per questa ragione la dirigenza nel 2017 ha lanciato un appello di raccolta fondi per aiutare l'area.[2]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ ACROPOLI, su www.archeoclubgela.it. URL consultato il 3 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).
  2. ^ Acropoli di Gela, mancano i fondi per la manutenzione. Appello ai privati: adottatela, in Repubblica.it, 28 maggio 2017. URL consultato il 3 novembre 2017.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica