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Francesco Lisi, detto Ciccio (Bivona, 1926Roma, 23 marzo 2009), è stato un giornalista italiano.

Indice

La professioneModifica

Entrato giovane nella professione, Lisi ha lavorato per molte agenzie e testate nazionali, fra le quali il Corriere della Sera, la Stampa, l'AGI (per cui è stato inviato al Cairo), nonché la Rai[1].

L'AgenziaModifica

Nel 1950 fondò la più antica agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l'ingresso nella ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl e con questa agenzia ha operato per decenni per enti parlamentari italiani[2] anche attraverso una convenzione del 2005 per servizi televisivi di carattere divulgativo inerenti le attività delle Commissioni parlamentari[3]. Lisi risultava accreditato al Parlamento italiano a nome della ASP[4].

L'agenzia è stata considerata vicina alla corrente democristiana di Amintore Fanfani, per il quale nel corso di polemiche politiche si disse che Lisi, strettamente legato a Eugenio Cefis, fosse "cercatore di voti" per le elezioni presidenziali[5]. In altre fonti Lisi è invece indicato come gradito al comunista Pietro Ingrao nel ruolo di vivacizzazione di una stampa parlamentare troppo tiepida[6].

Il ricordoModifica

Morì nel 2009 a Roma. Era in quel momento il decano dei giornalisti parlamentari e nel messaggio di cordoglio ufficiale della Camera dei Deputati fu definito "una delle figure più familiari nell'universo di Montecitorio e dei palazzi della politica, di cui è stato un cronista puntuale ed assiduo."[7] Da altri è stato ricordato per "la discrezione e il senso della misura"[8].

NoteModifica

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