al-Musta'in (califfo abbaside di Samarra)

califfo abbaside di Samarra
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Abu l-ʿAbbās Aḥmad b. Muḥammad al-Mustaʿīn bi-llāh (in arabo: أبو العباس أحمد المستعين بالله‎; Samarra, 836 circa – Baghdad, 17 ottobre 866) è stato un califfo arabo della dinastia abbaside.

Al-Musta'in bi-llah
Dinar of Al-Musta'in, AH 248-252.jpg
Dinar d'oro di al-Musta'in
califfo abbaside
Amir al-Mu'minin
In carica 8 giugno 862 –
17 ottobre 866
Predecessore Al-Muntasir
Successore Al-Mu'tazz
Nome completo Ahmad ibn Muhammad ibn Muhammad Al-Musta'in bi-llah
Nascita Samarra, 836 circa
Morte Baghdad, 17 ottobre 866
Dinastia Abbasidi
Padre Muhammad ibn al-Mu'tasim
Madre Makhariq
Figli Al-Abbas
Religione sunnismo

Califfo dall'862 all'866, durante il periodo della cosiddetta "Anarchia di Samarra", fu eletto dai comandanti dell'esercito califfale tra cui Bogha il Vecchio, Bogha il Giovane (o al-Sharābī) e Utāmish. Dopo la morte, il 7 giugno dell'862, del suo predecessore, il Califfo al-Muntasir (che era suo cugino e che non aveva indicato un suo successore),[1] i generali turchi dell'esercito tennero infatti un consiglio per nominare il nuovo Califfo, che ricevette il giuramento di fedeltà (bayʿa) dei suoi elettori[2] e di "uomini di rango" (aṣḥāb al-marātib)[3] il 9 giugno di quell'anno. Essi non volevano assolutamente al-Muʿtazz e neppure i suoi fratelli e così decisero d'investire del grado supremo della Umma islamica un altro nipote del grande al-Mu'tasim.

Gli Arabi e le truppe di stanza a occidente e a Baghdad, contrariati dalla scelta, attaccarono l'assemblea, aprirono le prigioni e saccheggiarono l'armeria, prima di essere a loro volta attaccati dai soldati turchi e berberi fedeli ad al-Mustaʿīn, soccombendo dopo un aspro combattimento.

Il governatore di Baghdad persuase la città a sottomettersi e la cerimonia di intronizzazione del nuovo Califfo poté proseguire, mentre il resto del Paese faceva a sua volta atto di sottomissione. Al-Muʿtazz e suo fratello, minacciati dalle truppe, rinunciarono ai loro diritti successòri, prima di prendere, per motivi di sicurezza, la via del confino. A quella dimostrazione in loro favore, i Turchi avrebbero voluto mettere a morte entrambi, ma il vecchio vizir intercedette per loro e ne salvò le vite, subendo tuttavia l'esproprio delle sue proprietà, incamerate dai soldati turchi, seguito dal suo esilio a Creta.

Nell'863 la campagna dei musulmani contro i cristiani fu particolarmente sfortunata. L'intero corpo in Armenia e Asia Minore, qualcosa come 8.000 soldati, coi loro comandanti, fu sterminato. La notizia giunse a Baghdad e l'antica capitale invocò la guerra santa in ogni sua strada. La popolazione biasimava la scadente fede dei Turchi che avevano provocato il disastro, che avevano ucciso i loro precedenti Califfi, trascurando il loro dovere per abbandonarsi ai piaceri e al lusso.

Con grande trambusto, la città insorse. Le prigioni furono aperte e i ponti sull Tigri bruciati. Ma Baghdad non poteva dettare condizioni ai suoi governanti: poteva solo insorgere. Lo spirito "da crociata" era tuttavia forte abbastanza da richiamare uomini delle province circostanti, che accorrevano come volontari per la lotta contro gli infedeli. Ma i Turchi non si curarono affatto di queste cose, e neppure il Califfo.

Nell'864 le loro forze armate posero fine a una ribellione organizzata dall'Alide Yahya ibn 'Umar.

L'assedio di Baghdad (865-866)Modifica

Nell'865, la fine per lo stesso al-Musta'in era ormai prossima. Dopo alcuni dissensi tra i comandanti turchi che misero in pericolo al-Musta'in, egli, con due altri comandanti turchi, Bugha al-Sharabi e Wasif, lasciò Samarra su un battello alla volta della parte orientale di Baghdad. Gli altri Turchi inviarono una parte di loro sottoposti a chiedere al Califfo di tornare a Samarra ma questi rifiutò e parole assai dure furono pronunciate tra le due parti e, nella foga dell'aspra discussione, uno dei Turchi fu colpito.

L'offesa per i Turchi fu sentita come un fatto gravissimo e, tornando a Samarra, i loro contingenti insorsero congiuntamente e, prelevando al-Mu'tazz dal suo confino, lo acclamarono con la bay'a, riconoscendolo come Califfo. In poche settimane suo fratello Abu Ahmad al-Muwaffaq, alla testa di 50.000 Turchi e 2.000 Maghāriba, assediarono Baghdad lungo tutto l'865.

All'inizio dell'866, a causa dei complotti e dei tradimenti orditi da ogni parte, al-Musta'in (che cercava di barcamenarsi tra le parti violentemente contrapposte) promise di abdicare in favore di al-Mu'tazz e si ritirò a vivere a Medina. Sottoscritti gli accordi, al-Musta'in fu raggiunto dalla madre e dalla famiglia, che avevano vissuto fino ad allora a Samarra, ma tutto il gruppo fu spogliato di ogni suo avere.

Invece di trascorrere serenamente la sua vita a Medina, al-Musta'in fu presto preso sotto custodia dai Turchi e spedito a Baghdad. Qui fu messo a morte su ordine di al-Mu'tazz.
Portando la testa spiccata dal busto di al-Musta'in al Califfo suo cugino, "Ecco la testa di tuo cugino!", gridarono i sicari. "Mettetela via" - rispose al-Mu'tazz, che stava giocando a scacchi — "finché io non abbia terminato la partita". Quindi, assicuratosi che la testa fosse proprio quella del suo predecessore e parente, assegnò come ricompensa all'esecutore del misfatto 500 monete.

NoteModifica

  1. ^ Suyuti, Taʾrīkh al-khulafāʾ (Storia dei Califfi).
  2. ^ Utāmish fu subito nominato vizir dal nuovo Califfo. Cfr. Ṭabarī, Taʾrīkh al-rusul wa-l-mulūk, f. 1503.
  3. ^ Ibidem

Collegamenti esterniModifica