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Altra ricaduta del propagatore, 1826 (Milano, Fondazione Mansutti).

Angelo Bellani (Monza, 1776Milano, 1852) è stato un fisico e presbitero italiano.

BiografiaModifica

Nato a Monza, fu parroco e studioso di fisica. In particolare fu l'inventore di nuove tipologie di aerometri e fu il primo ad utilizzare il termometrografo per gli studi di precisione in meteorologia. Fondò anche la prima industria italiana produttrice di termometri a mercurio.

La sua attività scientifica fu molto varia. In particolare è ricordato per l'opposizione alla teoria di Alessandro Volta sulla formazione della grandine. Nella sua Difesa della lettera supposta del sig. conte Volta, Bellani sostiene che il calore dei raggi solari aumenta la temperatura della massa totale delle nuvole, così che la superficie esterna evapora più in fretta, ma non determina la prima congelazione della nuvola, al contrario di quanto affermato da Volta. Per dimostrare la propria tesi, Bellani fece congelare due termometri, di cui uno al sole e uno all'ombra, evidenziando come il secondo congelasse più in fretta. La verifica empirica di questa tesi è che le grandinate avvengano con più frequenza nelle ore notturne.

Bellani inoltre sosteneva l'inutilità dei paragrandini, all'interno del volume Il propagatore dei paragrandini, in cui criticava le tesi di Paolo Beltrami. Insieme a lui altri celebri scienziati contemporanei sostenevano l'inutilità dei sistemi di prevenzione contro fulmini e grandine, tra i quali vi erano Gaetano Melandri Contessi, Giuseppe Demongeri, Alexandre Lapostolle, Le Normand, Giovanni Majocchi, Pietro Molossi, Francesco Orioli, Charles Richardot, Antonio Scaramelli e Charles Tholard. Gli studi in materia servirono alle compagnie di assicurazione per valutare il rischio da coprire.

Fu membro della prestigiosa Accademia dei Filergiti di Forlì.

OpereModifica

BibliografiaModifica

  • Fondazione Mansutti, Quaderni di sicurtà. Documenti di storia dell'assicurazione, a cura di M. Bonomelli, schede bibliografiche di C. Di Battista, note critiche di F. Mansutti. Milano: Electa, 2011, pp. 74–75.

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