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Apiolae

antica città latina

Apiolae fu una cittadella dei Latini distrutta dal re di Roma Tarquinio Prisco e localizzata sul Monte Savello, tra Pavona e Albano Laziale[1].

StoriaModifica

La cittadella di Apiolae viene riportata sia da Livio[2] che da Plinio[3] come Oppidum Latinorum, ovvero come centro fortificato, mentre Strabone[4] sembra specificare che si trovasse sul confine del territorio dei Latini. Il topografo Nibby infatti considerava Apiolae come la città latina più vicina a Roma, dopo la caduta di Alba Longa.[5] In effetti Dionigi[6] ci informa che il re Anco Marzio, nell'intraprendere la guerra contro i Sicani, stipulò un accordo di pace con gli Apiolani, il cui territorio confinava con quello dei Sicani.

In seguito all'annessione dei Sicani, per opera dello stesso re Anco Marzio, gli Apiolani si ritrovarono quindi confinanti con gli stessi Romani. Morto il re e decaduto quindi il precedente accordo di pace con Roma, gli Apiolani invasero il vicino territorio romano compiendo saccheggi.

Il nuovo re Tarquinio Prisco, intenzionato a vendicare tali atti, prese d'assedio la cittadella di Apiolae ed una volta conquistata la distrusse, procedendo anche allo smantellamento delle sue mura di difesa.[7] Con il bottino ricavato secondo alcune fonti si sarebbe iniziata l'edificazione del tempio di Giove Capitolino, mentre secondo altri si sarebbe finanziata la celebrazione di splendidi giochi[8]. La popolazione sarebbe stata trasferita sull'Aventino[senza fonte], mentre secondo il racconto di Dionigi i sopravvissuti furono tratti come schiavi a Roma.[7]

Oggi sul colle di Monte Savello si conservano alcuni blocchi di tufo arcaici inglobati nelle fondazioni del castello medievale dei Savelli ed un cornicione marmoreo con dedica ad Apollo, pertinente probabilmente ad un tempio dedicato a questa divinità presente in antico sulla cima del colle. Lo stesso toponimo di Apiolae sembra infatti una variante arcaica locale legata ad Apollo.

Altro culto attestato nella zona è quello di Giuturna, sorella di Turno re di Ardea, la quale già riportata da Virgilio nell'Eneide (XII, 870-886), ha lasciato il proprio nome ad una sorgente omonima (oggi sorgente di Secciano) ed al laghetto adiacente, noto infatti come Lago di Giuturna (o di Turno) (oggi laghetto di Pavona).

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Maria De Rossi, Apiolae-Forma Italiae, Regio I, vol. IX. Roma 1970.
  2. ^ Tito Livio, I, 35, 7.
  3. ^ Plinio, III, 70.
  4. ^ Strabone, Geografia.
  5. ^ Nibby, op. cit., p. 211.
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso, III, 49, 1-4.
  7. ^ a b Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, III, 49, 3.
  8. ^ Tito Livio, I, 35.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica