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Archetto tranviario

Tram PCC n. 8021, ATAC (Roma), con presa di corrente ad archetto nel 1975
Tram TAS Stanga, ATAC (Roma), n. 7103 con l'archetto e n. 7109 col pantografo monobraccio nel 2012
Tram TAS Stanga, ATAC (Roma), n. 7027 con l'archetto nel 2017

Col nome di archetto si definisce quell'organo che permette, sui veicoli tranviari, la captazione dell'energia elettrica dalla linea aerea di contatto soprastante allo scopo di alimentarne le apparecchiature elettriche come i motori e gli eventuali dispositivi ausiliari di bordo.

CaratteristicheModifica

È costituito da un telaio realizzato con elementi tubolari che sorregge uno strisciante che dalla primitiva forma di arco metallico assunse in seguito forme più piatte[1], così da garantire un ottimale consumo della parte soggetta a sfregamento con il filo di contatto; tale telaio era incernierato trasversalmente rispetto all'imperiale dei veicoli e collegato, mediante cavi ad alto isolamento, a dispositivi di protezione contro le sovratensioni accidentali e quindi ai circuiti di utilizzazione di bordo.

In genere l'archetto è tenuto in pressione contro la linea aerea elettrica da un sistema di molle simile a quello usato nelle aste di captazione filoviarie e abbassato a mezzo di opportuno tirante isolato.

Utilizzo e diffusioneModifica

Venne diffusamente utilizzato principalmente dalle motrici tranviarie e in alcuni casi anche dalle locomotive elettriche ferroviarie delle ferrovie minori, fino agli anni cinquanta. Gli archetti, in tempi più recenti, sono stati in gran parte sostituiti dai più moderni ed efficienti pantografi anche asimmetrici; restano ancora oggi diversi esemplari negli ultrasettantenni tram TAS Stanga in forza all'ATAC di Roma.

NoteModifica

  1. ^ Umberto Bosco, Lessico universale italiano, Volume 17, Istituto della Enciclopedia italiana, 1968, p. 579. Parzialmente consultabile su Google books. URL consultato nel dicembre 2014.

Voci correlateModifica