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Aristizza Romanescu

attrice teatrale e docente rumena
Aristizza Romanescu, fonte: I L Caragiale, Opere, Bucuresti, 1959

Aristizza Romanescu (Craiova, 24 dicembre 1854Iași, 4 giugno 1918) è stata un'attrice teatrale e docente rumena.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Craiova nel 1854 da Constantin Demetriad e Paulina Stavrescu, entrambi attori. Era cugina del mezzosoprano Elena Teodorini e nipote di Ion Vladicescu e Raluca Stavrescu.[1] Sposò il suo collega, l'attore Grigore Manolescu ed in seconde nozze l'attore Ion Romanescu.

CarrieraModifica

 
Aristizza Romanescu nel 1902

Fece il duo debutto sul palco del Teatro di Craiova all'età di 18 anni, nel 1872, nella troupe del cabarettista I.D. Ionescu.

Recitò al Teatro nazionale di Iasi dove venne notata dal primo direttore del Teatro Nazionale di Bucarest, lo scrittore Ion Ghica, che le affidò il ruolo principale nella tragedia Roma învinsă (Roma sconfitta) di A. Parodi, da una traduzione di Ion Luca Caragiale.

Nel 1881, su raccomandazione di Vasile Alecsandri e di Ion Ghica, si trasferì a Parigi insieme al suo partner, l'attore Grigore Manolescu in seguito ad una borsa di studio. Qui ebbe come insegnanti di arte drammatica Delaunay, Got e Regnier[2], che rimasero piacevolmente sorpresi dalla sua sensibilità, interpretazione e dizione, la perseveranza e la tenacia.[3]

Tornata in patria, Aristizza Romanescu recitò al Teatro Nazionale di Bucarest e a quello di Iasi, in diverse parti nelle opere teatrali Ovidio di Vasile Alecsandri, O scrisoare pierdută (Una lettera smarrita) e O noapte furtunoasă (Una notte burrascosa) di I.L. Caragiale, Romeo şi Julieta (Romeo e Giulietta), Othello (Otello) e Macbeth di Shakespeare, Tartuffe (Il Tartuffo) di Molière.

Dal 1889 recitò solo sulla scena del teatro della capitale, dove dette vita per la prima volta ai personaggi di Caragiale, Zoe e Anca.

Fu docente al Conservatorio di arte drammatica di Bucarest dove ebbe come allieve: Maria Ventura, Lucia Sturdza-Bulandra, Elvira Popescu, Maria Filotti, Sonia Cluceru.

Insieme a Elvira Popescu (contadina), Maria Filotti (contadina), Sonia Cluceru (crocerossina) e Constantin I. Nottara (Osman Pasa) fece parte del cast nel primo film rumeno, Independenţa României (L'indipendenza della Romania), realizzato tra il 1911 e il 1912, dove interpretò il ruolo di una crocerossina.[4]

Disse di lei Lucia Sturdza-Bulandra:

(RO)

«Aristizza Romanescu nu a fost înzestrată numai cu un mare talent. De la ea până astăzi nici o altă actriţă, oricât de iubită şi apreciată, a teatrului românesc, în cei 30 de ani de carieră, nu a desfăşurat o activitate aşa de imensă prin intensitatea şi varietatea ei. Aristizza Romanescu a jucat aproape cu egal succes toate genurile de roluri, trecând de la comedia bufă la comedia de salon, de la melodramă la tragedie. A cântat şi vodeviluri, a interpretat teatrul liric, tragedia antică, precum şi teatrul românesc.»

(IT)

«Aristizza Romanescu non è stata solo dotata di un grande talento. Da essa e fino ad oggi, nessun'altra attrice teatrale rumena, per quanto fosse amata e apprezzata, nei suoi 30 anni di carriera non ha condotto un'attività così enorme come intensità e varietà. Aristizza Romanescu ha recitato con uguale successo tutti i tipi di ruoli, passando dalla commedia buffa alla commedia da salotto, dal melodramma alla tragedia. Ha cantato nei vaudeville, ha interpretato il teatro lirico, la tragedia antica e il teatro romeno.»

([5])

Vita privataModifica

Dopo la morte del marito, Grigore Manolescu, sposò in seconde nozze il collega Ion Romanescu[6]

Nel 1903 Aristizza Romanescu si ritirò dall'insegnamento, ottenendo una piccola pensione con la quale ebbe difficoltà a sopravvivere. Dopo un anno ricevette un aiuto da parte dello Stato del valore di 100 lei, fatto che la rammaricò molto, tanto da consigliare a chi volesse intraprendere questo mestiere di rinunciare (volume Amintirile - Ricordi, pubblicato nel 1904).[7]

(RO)

«A fi actor înseamnă a fi sclav; să n-ai odihnă, să n-ai sărbătoare, să n-ai copil, să n-ai nici o afecţiune, să n-ai inimă. Până la moarte! Lucrul cel mai de plâns e mizeria sfâşietoare a comedianului, care nu trăieşte decât pentru alţii.»

(IT)

«Essere attore vuol dire essere schiavo: non riposare, non avere giorni fetivi, non avere figli, non avere affetti, non avere cuore. Fino alla morte! Il fatto più deplorevole e la miseria straziante del commediante, che non vive se non per gli altri.»

([6])

Morì il 4 giugno 1918 e venne sepolta nel cimitero Eternitatea (L'eternità) di Iasi.

 
Targa comemorativa su rue Croix-des-Petits-Champs a Parigi

IntitolazioniModifica

Una targa commemorativa che recita « Cet immeuble garde la mémoire des séjours à Paris (1880-1892) des grands tragédiens roumains Aristizza Romanescu (1854-1918), Grigore Manolescu (1857-1892).» venne posta al numero 4 di rue Croix-des-Petits-Champs a Parigi per ricordare la permanenza dell'attrice e del marito nella capitale francese tra il 1880 e il 1892.

Per renderle omaggio, l'Academia Română ha istituito il premio annuale Aristizza Romanescu nella sezione arte, architettura e audiovisivi che viene accordato agli artisti rumeni o stranieri per i loro contributi alla cultura.[8]

NoteModifica

  1. ^ Adevărul, Vă mai amintiți de... Aristizza Romanescu], su adevarul.ro, 10 maggio 2011.
  2. ^ Adevărul, Adevăruri de altădată: O mare actriță, su adevarul.ro, 10 maggio 2011.
  3. ^ Adevărul Monica Andrei, Aristizza Romanescu – 160 de ani de la naşterea actriţei. De la strălucire, la un sfârşit trist, su ziarulmetropolis.ro, 4 giugno 2014.
  4. ^ Independența României (1912), su cinemagia.ro.
  5. ^ Aristizza Romanescu, su enciclopediaromaniei.ro.
  6. ^ a b Elisabeth Bouleanu, Drama cumplită a Aristizzei Romanescu, marea actriţă care a strălucit în lumina reflectoarelor şi a murit în mizerie, su adevarul.ro, 28 febbraio 2017.
  7. ^ Femei celebre – Aristizza Romanescu, su destepti.ro, 7 agosto 2012.
  8. ^ Lista premi, su acad.ro.

BibliografiaModifica

  • ***, Dicționar Enciclopedic, Ed. Enciclopedică, București, 2006, vol VI, pag. 168
  • George Marcu (coord.), Dicţionarul personalităţilor feminine din România, Editura Meronia, Bucureşti, 2009.
  • Ion Valjan, Cu glasul timpului. Amintiri, Ed. Humanitas, 2013, p. 156-158, ISBN 978-973-50-4138-0

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